Una trivella italiana per la missione Luna 27

Firmato un contratto da 31,5 milioni di euro nello stabilimento di Nerviano (MI) tra Marco De Fazio, presidente di Leonardo e David Parker direttore dell’esplorazione umana e robotica della Agenzia Spaziale Europea (ESA) per andare sulla Luna e cercare l’acqua con il progetto Prospect, nell’ambito della missione Luna 27,  dell’ Esa  e della agenzia spaziale russa Roscosmos, con il supporto dell’Agenzia spaziale italiana (Asi) e di quella britannica (Uk Space Agency).  

La Luna può considerarsi come il  grande museo naturale del Sistema Solare: nei materiali che la compongono, infatti,  c’è la storia della sua formazione e del suo stretto rapporto con la Terra e l’acqua che si va a cercare,  una volta estratta dal terreno,  potrà servire alle esigenze di una stazione permanente sul nostro satellite. E’ questo l’obiettivo della nuova missione Luna 27 che nel 2025, farà posare nel bacino Aitken sul polo sud lunare nel lato nascosto non illuminato dal Sole,   un Lander munito, oltre che della preziosa trivella (ProSeed), anche di un piccolo laboratorio mobile (ProSpa), realizzato  insieme alla britannica Open University,  per analizzare sul posto il materiale estratto. La trivella,  in fibra di carbonio, che ne assicura la leggerezza, e munita di una punta in lega di alluminio,  perforerà cinque volte il suolo lunare fino ad una profondità di un metro, lavorerà essenzialmente nelle ore diurne del lungo giorno lunare ad una temperatura di – 150°C e si muoverà lentamente per non scaldare gli elementi volatili e il materiale estratto. Il prototipo della trivella è  stato sviluppato e testato con successo da Leonardo forte dell’esperienza  ereditata dalle trivelle di Rosetta ed in parte di Exomars che partirà tra qualche mese per Marte.  

“La trivella –  spiega Guido Sangiovanni Capo Programma  Prospect per Leonardo  – deve essere eccezionalmente robusta e deve superare una serie test di qualifica estremamente importanti fatti in ambienti che riproducono quello lunare ad esempio simulando la regolite, il suolo lunare fatto di  sabbia e  pietre, che viene raffreddato ad una temperatura inferiore a -150°C“.  “Ci aspettiamo – continua Sangiovanni – di trovare l’acqua intrappolata nella regolite lunare e poi importanti componenti volatili  che sono significativi testimoni di quando la Luna o  il Sistema Solare erano in formazione. E’  importante – conclude –  trovare l’acqua per futuri utilizzi in situ delle risorse lunari nella prospettiva di una base permanente”. L’Italia partecipa al progetto Prospect con un contributo del 28% dei costi; la durata della missione sarà di tre mesi  con una estensione di altri sei.
Rita Lena

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