Una banca del seme spaziale per popolare Marte

 Vita su Marte? Cercarla e scoprire l’esistenza di qualche forma di vita batterica è l’obiettivo per il quale,  gli scienziati  lavorano, ormai da molti anni,  a progetti sempre più avveniristici. Ma se vita c’è stata sul pianeta rosso, secondo uno studio della Western University (Canada) pubblicato su Nature Geoscience, questa si sarebbe manifestata circa 4.5 miliardi di anni fa  a seguito dell’ultima violenta ondata di impatti meteoritici. Quando, dopo la formazione dei pianeti, diminuì la frequenza e l’entità degli impatti sulla Terra e su Marte, si crearono   le  condizioni ideali per consentire alla vita di svilupparsi. E’ quanto emerge dallo studio fatto sui grani minerali di antiche meteoriti che si pensa abbiano avuto origine negli altopiani meridionali di Marte, rimasti quasi del tutto immutati dopo essersi cristallizzati sulla superficie miliardi di anni fa.

I risultati delle analisi suggeriscono che gli ultimi forti bombardamenti su Marte, 4,48 miliardi di anni fa, potrebbero aver accelerato il rilascio delle acque all’interno del pianeta, e che la superficie marziana sarebbe diventata abitabile, con condizioni favorevoli alla comparsa della vita,  ancor prima che sul nostro pianeta. Probabilmente qualche centinaio di milioni di anni prima. Lo studio consentirà agli scienziati e alle future missioni di definire le aree migliori per il campionamento del suolo marziano alla ricerca di tracce di vita sul pianeta rosso.

Ma cercare tracce di vita su Marte sembra non bastare più. Si sta pensando di portare la vita, come noi la conosciamo su Marte, compresi  essere umani che potrebbero addirittura nascere sul pianeta rosso e in grado di vivere lì. L’obiettivo è, infatti, quello di  far nascere i primi marziani a milioni di chilometri dalla Terra, grazie alle moderne tecnologie della fecondazione in vitro, rese possibili dalla costruzione di una” banca del seme spaziale”.  Uno scenario del tutto realizzabile anche a breve termine, asseriscono gli scienziati, nano da tempo  la conquista di Marte. La Nasa, come le altre agenzie spaziali, vogliono inviare i primi astronauti sul pianeta rosso entro il 2030, e non mancano i progetti di coloniemarziane per una presenza fissa dell’uomo sul nostro vicino planetario.

Ma, un  nuovo studio, appena  presentato al congresso annuale dell’European Society of Human Reproduction and Embryology a Vienna, va oltre. Basandosi sull’analisi di campioni di sperma di 10 donatori sani, esposto a condizioni  di microgravità, che mantiene le stesse caratteristiche  (tra cui fertilità e  motilità degli spermatozoi),  dei campioni di sperma conservati sulla Terra, gli scienziati affermano, che campioni congelati di sperma potrebbero resistere alle condizioni ambientali di Marte.  Questo renderebbe   possibile la costruzione di una banca del seme interplanetaria, grazie alla quale  un equipaggio di sole donne potrebbe idealmente riprodursi nello spazio senza bisogno di astronauti uomini. “Studi precedenti – commenta Montserrat Boada del Dexeus Women’s Health a Barcellona, che ha presentato i primi risultati – suggerivano una notevole diminuzione della motilità degli spermatozoi ‘freschi’, prodotti direttamente nello spazio. Ma nulla era stato detto sulle condizioni dei gameti umani congelati, trasportati dalla Terra nello spazio.”

Rimane, però, il problema degli effetti a lungo termine  delle esposizione dello sperma alle radiazioni cosmiche, così come rendere fattibile, nella realtà, un progetto, che sa ancora di fantascienza.

Rita Lena

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