UE/ Le attese per il vertice di Sibiu in Romania

Nonostante le difficoltà con cui si confronta la costruzione europea, essa continua a funzionare sia sul piano del sistema istituzionale sia su quello delle politiche che sta realizzando. Di fatto, i cittadini dell’UE godono del fatto che nell’Unione Europea possono soddisfarsi meglio le esigenze di vita quotidiana, godono della libertà di circolazione, della condivisione di un sistema di valori comuni, che unisce la diversità dei popoli e delle nazioni europee in uno spirito unitario.

Nasce così un modo di essere europeo della gente, che entra nel tessuto dei nostri rapporti reciproci, un modus vivendi quasi banale la cui importanza la realizziamo solo quando le forze centrifughe mettono in gioco quello che abbiamo guadagnato insieme.

Essendo una costruzione seria, solida, essa può essere minacciata solo dalle manifestazioni dello spirito avventato, della logica superficiale o anche malata. Come avviare i meccanismi destabilizzatori dell’Unione Europea quando sei beneficiario di questa, quando sei un attore fondamentale, quando la tua presenza nei rapporti internazionali è strettamente legata all’appartenenza all’Unione?

Brexit dovrebbe essere un’occasione di risveglio dello spirito europeo, di analisi lucida e responsabile delle vie di consolidamento della costruzione europea, in cui non il populismo ricco di slogan e non l’orgoglio isolazionista aiutano un popolo a manifestarsi l’identità, ma al contrario, come dice spesso Papa Francesco, la moltiplicazione delle relazioni culturali, economici e sociali, il dialogo e la costruzione di ponti della reciproca conoscenza, dell’aumento delle capacità creatrici, che hanno dato nel corso della storia il luogo di centro di creazione e di diffusione di valori che l’ha guadagnato l’Europa.

Durante la Presidenza romena del Consiglio dell’Unione Europea questi giudizi sono messi in pratica. Il vertice dei capi di Stato e di Governo di Sibiu del 9 maggio sarà, secondo la Romania, un’occasione per riflettere sui grandi guadagni storici della costruzione europea, sulle difficoltà che deve affrontare, ma anche sulle capacità di cui dispone per consolidarsi le istituzioni.

Di fatto, proprio la sequenza delle presidenze di turno del Consiglio prova il fatto che ogni stato membro prende in consegna una serie di dossier, di questioni che bisognano essere finalizzate, formula le proprie preoccupazioni e soluzioni e, a suo turno, lascia alla prossima presidenza un portafoglio di preoccupazioni, inserendosi in questo modo nel meccanismo decisionale dell’Unione.

Abbiamo come esempio la continuità della presidenza romena dopo quella austriaca. “Un’Europa che protegge” è stato il motto scelto dall’Austria per la sua presidenza del Consiglio dell’Unione europea nella seconda metà del 2018. La Presidenza austriaca si è concentrata sui seguenti settori: sicurezza e lotta contro l’immigrazione clandestina, prosperità e competitività attraverso la digitalizzazione, stabilità nel vicinato e rafforzamento del principio di sussidiarietà. Le migrazioni, i Balcani occidentali, il vertice dei capi di Stato e di Governo di Salzsburg, la Conferenza sulla sussidiarietà in Bregenz, la conferenza sull’antisemitismo in Vienna, il Quadro Finanziario Pluriennale dell’UE, i negoziati sul Brexit, il Forum Africa-Europa, la protezione dell’ambiente, sono stati alcuni temi al centro della Presidenza austriaca. Secondo il bilancio presentato, durante la Presidenza austriaca un totale di 53 accordi politici sono stati raggiunti con il Parlamento europeo e 75 accordi sono stati raggiunti in seno al Consiglio. Sono state adottate 56 conclusioni e raccomandazioni, altre 509 decisioni sono state prese dal Consiglio e 52 atti giuridici sono stati firmati dal Consiglio e dal Parlamento europeo.

Coesione, valore europeo comune” è il motto della Presidenza romena del Consiglio dell’UE, che riflette l’importanza che vogliamo dare agli obiettivi fondamentali della costruzione comunitaria e ai principi che hanno orientato l’evoluzione dell’UE nel tempo. L’Europa della convergenza, l’Europa della sicurezza, l’Europa attore globale, l’Europa dei valori comuni, sono i quattro pilastri principali del nostro programma di Presidenza, segno della volontà di trovare insieme soluzioni nel contesto delle sfide attuali, per il futuro del progetto europeo: il dossier Brexit, il quadro finanziario pluriennale 2021 – 2027, l’affermazione dell’UE come attore globale, le migrazioni, i problemi del Mar Nero, sono alcuni esempi. Siamo d’accordo sul fatto che ci sono dei problemi importanti per l’Unione Europea che non si possono risolvere in 6 mesi, ma sono sicuro che la Presidenza romena lascerà la sua impronta sulla via della costruzione europea.

L’Aula Magna della LUMSA durante la relazione dell’ambasciatore di Romania

A metà del semestre di Presidenza romena del Consiglio UE, possiamo fare un bilancio dei dossier a cui finalizzazione abbiamo contribuito, 87 finora: 71 dossier finalizzati, 6 accordi provisori e 10 accordi conclusi.  Faccio qualche esempio: le nuove regole europee per ridurre le emissioni di CO2 dei camion, il programma Europa Digitale, nuovi diritti sociali per i lavoratori, accesso dei consumatori a maggiori informazioni da parte delle banche, una sicurezza superiore per le carte d’identità. Promuovendo la coesione come valore comune europeo e gli scambi culturali attraverso gli eventi organizzati, la Presidenza romena sottolinea la necessità di unità nella diversità per costruire il futuro dell’Europa.

Per la Presidenza romena è una priorità finalizzare più dossier possibili tra quelli ereditati dalle Presidenze precedenti e i nuovi problemi della costruzione europea, tenendo conto del fatto che il Parlamento Europeo lavorerà fino ad aprile in vista delle elezioni europee del 26 maggio e del rinnovo della Commissione Europea.

Gli stati membri che hanno la presidenza del Consiglio lavorano a stretto contatto in gruppi di tre, chiamati Trio. Il Trio stabilisce degli obiettivi a lungo termine e prepara un’agenda comune, determinando gli argomenti e le principali questioni che il Consiglio dovrà affrontare per un periodo di 18 mesi. Il trio attuale è composto da Romania (1 gennaio – 30 giugno 2019), Finlandia (1 luglio – 31 dicembre 2019) e Croazia (1 gennaio 2020 – 30 giugno 2020).

All’inizio del Trio la priorità principale sarà la finalizzazione dei dossier ancora in sospeso dell’attuale Agenda strategica e in particolare quelli elencati nella dichiarazione congiunta sulle priorità legislative dell’UE per il 2018-19. All’inizio del nuovo ciclo istituzionale, le tre presidenze organizzeranno i lavori in seno al Consiglio in base alle priorità della prossima Agenda strategica, che dovrebbe essere adottata nel 2019 e tenendo conto dei risultati del vertice di Sibiu.

Per me questi sono segni di continuità nel funzionamento dell’UE, la quale, al di là delle difficoltà del momento, può consolidarsi, può oltrepassare le disfunzioni per fare dell’Europa un vero attore con identità sul palcoscenico delle relazioni internazionali.

prof. Liviu-Petru Zăpîrțan,

Ambasciatore di Romania presso la Santa Sede

Un pensiero su “UE/ Le attese per il vertice di Sibiu in Romania

  1. Interessante intervento che ci offre anche uno spunto di valutazione su come i paesi di recente ingresso nell’UE vedono il processo di integrazione europea.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *