Tibet, nuovo importante ritrovamento fossile

E’ stata trovata una mandibola di un Homo di Denisova di 160mila anni fa all’interno della Baishya Karst Cave, una caverna che si trova  ad un’altitudine di 3.280 metri sull’ Altipiano Tibetano. La nuova scoperta indica che questa specie si è adattata a grandi  altitudini e a condizioni di livelli inferiori di ossigeno, molto prima che arrivassero in questa regione gli uomini moderni. Ne dà notizia uno studio pubblicato su Nature condotto da Jean-Jacques Hublin Max Planck Institute, Lipsia insieme a  Frido Welker, Università di Copenhagen e Max Planck Institute  e Dongju Zhang, Lanzhou University, Lanzhou, China.  Si tratta del  primo rinvenimento-testimonianza di un fossile appartenente a questo antico gruppo umano al di fuori della grotta Denisova, sui Monti Altai  in Siberia, dove nel 2008 fu scoperto un dito mignolo di una cucciola  di “ominino”, insieme ad altri microresti.  
Grazie al buon stato di conservazione dei reperti, allora,  fu possibile fare il sequenziamento del Dna mitocondriale (Svante Pääbo e Johannes Krause, Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, Lipsia) e si scoprì che quel mignolo  apparteneva al rappresentante di una specie ancora sconosciuta di ”ominino”, il cui “ultimo antenato comune con noi sapiens moderni e con i Neanderthal è vissuto addirittura un milione di anni fa”. (“La vita inaspettata” di  Telmo Pievani, ed. Scienza  Idee).
Homo di Denisova

Dei Denisoviani si sa ancora  molto poco: si presume che la falange siberiana dei Monti Altai  non sia antichissima  perché è stata ritrovata in uno strato geologico datato tra i 30 e i 48mila anni fa, mentre i denti ed altri microfossili risalirebbero a più di 100mila anni fa; si sa anche   che avrebbero convissuto con i Neanderthal e che, come questi ultimi, si sono estinti. Ma non completamente, perché, di loro sarebbero sopravvissute tracce genetiche nell’uomo moderno.   “L’uomo di Denisova è il più interessante rebus della paleoantropologia in questo momento”,  ci spiega Telmo Pievani , Università di Padova Dipartimento di Biologia.  “Di questo cugino asiatico di Neanderthal – continua – conosciamo bene il genoma, ma poco la morfologia. Adesso ai denti e al mignolo della grotta di Denisova, si aggiunge questa mandibola trovata sull’altopiano tibetano che conferma da un lato, che l’areale geografico di questa specie si estendeva probabilmente a gran parte dell’Asia centro-orientale e, dall’altro, che i Denisovani erano ben adattati all’altitudine. I tibetani di oggi, discendenti dei primi Homo Sapiens arrivati molto tempo dopo su quelle montagne, hanno – conclude –  gli stessi adattamenti all’altitudine grazie a varianti genetiche proprio di origine denisovana, ulteriore prova che la nostra specie si è ibridata anche con i Denisovani”.  Si è scoperto, infatti,  che gli sherpa (gruppo etnico delle montagne nepalesi) e i tibetani, insieme alle popolazioni limitrofe che vivono anch’esse ad alta quota, mostrano nel loro Dna, varianti genetiche che li aiutano a sopravvivere a grandi altezze. Tuttavia, sottolinea lo studio,  non è chiaro come gli ominini di Denisova avessero questo tipo di adattamento, dato che gli unici fossili analizzati fino ad ora, sono  quelli della grotta di Denisova che si trova ad un’altezza di soli 700 metri. Per quanto riguarda la mandibola tibetana, le analisi fatte sulle antiche proteine,  hanno identificato il fossile come appartenente ad un denisovano vissuto circa 160mila anni fa.  Una stima che retrodata le prime evidenze di presenza umana a queste altitudini,  precedentemente datate a circa 30-40mila anni fa, e aver ritrovato a questa quota  il fossile, potrebbe fare luce sui processi evolutivi che hanno portato questi ominini  ad adattarsi a queste altezze.

Rita Lena

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