Stromboli, realizzata la prima radiografia muonica del vulcano

Per la prima volta è stata realizzata una muografia del vulcano Stromboli, frutto della collaborazione di un gruppo di ricercatori dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con Istituti di ricerca giapponesi. La muografia, o radiografia muonica, è una tecnica che utilizza i muoni, particelle che vengono prodotte quando i raggi cosmici provenienti dallo spazio interagiscono con l’atmosfera terrestre, per ricostruire un’immagine della struttura interna di un oggetto.

Questa tecnica è basata su un principio che è simile a quello delle radiografie che utilizzano i raggi X, ma rispetto a questa presenta il vantaggio di poter essere impiegata per investigare oggetti molto più grandi, come i vulcani, appunto, perché i muoni hanno una maggiore capacità di penetrazione rispetto ai raggi X. Tra le sfide da affrontare, la più ardua è stata quella di realizzare un rivelatore compatto di muoni, un’apparecchiatura che non richiedesse alimentazione elettrica e facile da trasportare sulle pendici del vulcano dove è stato posizionato nel sito Le Roccette a 640 metri di quota. Qui in  cinque mesi ha raccolto le tracce dei muoni che hanno attraversato il vulcano.

I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Scientific Reports di Nature, hanno rivelato la presenza di una zona a bassa densità nell’area sommitale del vulcano. Una zona che  corrisponde a una struttura di collasso che si è formata nell’area dei crateri durante l’eruzione effusiva del 2007 e successivamente riempita da materiale piroclastico prodotto dall’attività esplosiva stromboliana. Questa struttura, che ha condizionato lo stile eruttivo del vulcano dopo l’eruzione del 2007, presenta una densità di oltre il 30% inferiore rispetto al resto del substrato roccioso.

Lo Stromboli

“Il risultato ottenuto – spiega Flora Giudicepietro, dell’Osservatorio Vesuviano di Napoli (INGV), che ha contribuito alla ricerca – servirà a comprendere meglio i processi eruttivi stromboliani e la dinamica del versante della Sciara del Fuoco, che nel passato è stato più volte interessato da frane che hanno prodotto tsunami”. Inoltre, secondo i ricercatori – radiografie periodiche della sommità del vulcano potranno essere usate per monitorare l’evoluzione della sua struttura interna.

Rita Lena

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