Roberto Tumbarello, “Viaggio nella vita”, nella cronaca e nella Storia

roberto-tumbarelloE’ un saggio esistenziale, grondante di umanità e insegnamenti che dovrebbe essere adottato nelle scuole perché sprona i giovani a essere migliori, a credere nell’onestà, a diffidare dei traguardi facili e a difendersi dalle tentazioni”. Lo scrive Antonella Filingeri nella prefazione all’ultimo libro di Roberto Tumbarello, “Viaggio nella vita. Storia di una grande amore” (Armando editore, euro 14)  c he verrà presentato domani pomeriggio a Roma, alle 18, nella sede dell’Associazione Civita, in piazza Venezia 11, alla presenza dell’autore.

libro-viaggio-nella-vita-tumbarelloTumbarello nel suo libro mettere a confronto l’Italia di oggi con quella che risorse dalle macerie del dopoguerra,  attraverso una carrellata di aneddoti della sua vita e della carriera, molto ben raccontati, che gli servono da “aggancio” per le sue riflessioni sull’etica, la vita, la felicità. Perché, lui che ha conosciuto tanti uomini ricchissimi, celeberrimi e potenti, assicura di non averne mai visto uno felice.

La carrellata di personaggi che Tumbarello ha incontrato nella sua vita e che ci propone in episodi inediti –  noti solo a chi è stato legato da amicizia o almeno confidenza – è straordinariamente varia: Arafat, Sandro Pertini, Aldo Moro , papa Giovanni Paolo II,  Anna Magnani, Bobby Solo, Gianni Morandi,  Calvi di Bergolo, Vittorio De Sica, padre Virginio Rotondi,  Adnan Kashoggi l’uomo più ricco del mondo tra gli anni ’80 e ’90, il dittatore pakistano generale Zia ul-Haq, e poi Ira Furstenberg ed altri regnanti o ex regnanti.

Il libro vuole dimostrare – scrive Filingeri –  come, inseguendo denaro, potere, sesso e visibilità, si perdano di vista le vere gioie della vita, che derivano dal vedere gli altri sorridere felici, come gli insegnò Madre Teresa di Calcutta. Perché la vita è meravigliosa e anche più facile, disponendo solo del necessario.

Ma il libro è anche un inno al buon giornalismo alla bellezza di questo mestiere quando è interpretato con passione e determinazione: “per me – dice – è un grande amore, molto più che una professioneNonostante il peggioramento dei costumi e la difficoltà di raccontare la verità, oggi probabilmente – scrive Tumbarello – rifarei lo stesso percorso. Sono convinto che fare il giornalista e il prete sia il modo più facile per incontrare uomini e donne e dialogare con loro”.

Mi sento giornalista – scrive in un altro passaggio – anche adesso che non lo sono più. Considero il libro un articolo più complesso dove si racconta una storia anziché un personaggio o un evento. Cambiano solo i tempi per le rifiniture. Un articolo si trasmette appena finito di scrivere. Invece, terminata la stesura, il libro è solo all’inizio. Sono necessarie diverse revisioni per eliminare le ripetizioni, curare la metrica e fare in modo che la lettura – oltre a essere musicale, piacevole e intrigante – diventi un concerto di parole e idee. Tanto che la versione definitiva risulta, poi, del tutto diversa da quella iniziale”.

Gli spunti nel libro sono tanti, legati come sono a momenti di storia del nostro e di altri paesi dove ha seguito Papi e capi di Stato. Così tanti – afferma Tumbarello – che qualsiasi scrittore ne ricaverebbe almeno una decina”.

Noi, suoi lettori, ci accontentiamo di questo, anche se – su ogni episodio da lui narrato  o appena accennato– vorremmo sapere di più. Ma lo scopo, come ha spiegato in altre presentazioni del suo libro, “non è raccontare i miei incontri e la mia vita, ma prendere solo alcuni spunti che possono far riflettere tutti”.

c.p.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *