Quo vadis Europa? Relatività democratica e buchi neri

—- ANALISI di Pasquale Lino Saccà

Era la Comunità di pochi con la volontà politica di realizzare l’Europa della Pace, ora è l’Unione di molti, approdo delle Comunità di Pace. La Storia come memoria delle guerre dei secoli precedenti (tra Prussia e Francia prima e Germania e Francia dopo) con i Trattati di pace delle due guerre mondiali, consente meglio di capire le motivazioni politiche del cammino per superare la logica dei confini.

Consapevoli che la pace è un valore sei Paesi hanno iniziato mettendo assieme il carbone e l’acciaio (CECA, Parigi 1951) per approdare a Maastricht (1992) con la cittadinanza Europea e l’UEM, in una cornice di riferimento: deficit 3% e debito non superiore al 60%. Kohl aveva così potuto fare accettare alla Germania unita che il marco “si chiamasse” Euro, mentre Mitterrand poteva ribadire il ruolo politico della Francia nell’integrazione anche dell’Europa del dopo Yalta.  

Chi non l’ha vissuta, i molti, alcuni non si domandano come si sono potuti realizzare 70 anni di convivenza “civile”, altri sono convinti che l’Europa deve fare di più, ma qualche nobile eccezione riflette su come rendere  la dialettica istituzionale più democratica in continuità con il giugno 1979, anche allora eravamo in pochi. 

Il Buco nero del Brexit e la relatività di Einstein, confermata, contrasta con l’anelasticità del Regno Unito e Irlanda del Nord nel richiamare i sudditi ad esprimersi con maggiore consapevolezza  democraticamente.

Il referendum del 2016 è un totem insostenibile: è stato consultivo e si è sempre impedito di riproporlo, pur consapevoli che, successivamente, correttamente informati i sudditi sapranno pronunciarsi su Brexit o Remain. Mentre la Camera dei Comuni è stata “costretta” ad esprimersi più volte, confermando il No Brexit senza accordo.

Il Consiglio Europeo ha concesso un rinvio al 31 ottobre: certamente la May non ha proposto nulla di nuovo, mentre il voto per il P.E. mette in evidenza altre contraddizioni; coloro che inneggiano al No Europa si candideranno è accetteranno, se eletti, i benefici che derivano dallo status di parlamentare.

Ora che sale il giorno, finita è la notte e la luna si scioglie lenta nel sereno, tramonta nei canali.

Il 26 Maggio si concluderanno le elezioni e non per caso  il Regno Unito e Irlanda del Nord voterà per il nuovo Parlamento, non dimenticando che Mrs Pelosi in visita nelle due Irlande ha espresso la volontà del Congresso USA, ribadendo che nessun accordo commerciale bilaterale, dopo l’eventuale Brexit, sarà possibile se dovessero essere ripristinati i confini tra le due Irlande; dopo l’uccisione della giornalista il problema è ancora più evidente, così come il secondo referendum in Scozia,  qualcuno s’interroga, sarà ancora Unito il Regno? Non sottovalutiamo i peccati, Tory e Labour; Visto che la Camera non si pronuncerà ulteriormente su l’accordo negoziato dalla May con l’UE, rimangono per semplificare due opzioni: rifare il referendum o votare per unanuova Camera prima del 31 ottobre, così la sovranità dei sudditi sarà garantita; I risultati delle elezioniconfermeranno se l’ambivalenzaLabour è condivisa o se invece le forze politiche pro europee più coerenti certificheranno  che anche nel Regno  i sudditi vogliono cambiare, come insegnano i cittadini nei precedenti momenti di democrazia in Europa.

Sfide interne e sfide esterne s’intrecciano è confermano la volontà dei popoli di voler decidere; Nella vicina Africa c’è una domanda di democrazia, in Sudan ed Algeria si protesta pacificamente; la primavera non è solo climatica, mentre in Libia, l’Onu e le organizzazioni internazionali non possono decidere, la loro democrazia interna accusa un forte deficit, è sempre più evidente che la strada della preminenza del diritto, rispetto alla armi, va percorsa: U.E. docet.Anche nel nostro Continente la primavera democratica prosegue, siamo nella stagione delle elezioni. La Croazia con le elezioni di una Presidentessa Europeista conferma che l’Unione Europea è  condivisa anche nei nuovi Stati menbri; Il 28 Aprile si è votato in Spagna, il Partito Socialista si è affermato come primo partito, ma l’estrema destra entra in Parlamento con 24 seggi;  A Sanchez il compito di governare, guardando all’U.E., così da aiutare a superare lo scetticismo ed i rischi di un nazionalismo che va capito per trasmettere  conoscenza e superare le strumentalizzazioni:   L’Europa delle Patrie non è consigliabile.

Il nuovo Parlamento Europeo ha un compito impegnativo dovrà confermare o rivedere il quadro finanziario europeo, periodo 2021 2027. Il Parlamento Europeo, prima della sua scadenza temporale, si era espresso favorevolmente spetta al Consiglio esprimersi, mentre il nuovo Parlamento potrebbe anche rivedere la decisione precedente. Le politiche all’ordine del giorno riguardano la crescita, l’agricoltura, l’innovazione, il clima e l’immigrazione. Il processo è già cominciato a maggio 2018, il Consiglio deve trovare una posizione condivisa ed iniziare a negoziare con il Parlamento.

La certezza temporale s’impone, poichè tutte le politiche o programmi dell’Unione dipendono dall’ammontare delle disponibilità di bilancio nel periodo 2021- 2027 e quindi dall’accordo sul QFP. La PAC ed i Fondi strutturali saranno attentamente esaminati, ridiscutendo il loro ammontare. Le posizioni sono articolate sulla PAC i Paesi dell’Est ed anche la Francia sono propensi allo statu quo, mentre altri sostengono l’aumento del bilancio per investire sul futuro ed innovare. In questo s’inserisce la politica di Donald Trump che mira ad un accordo che porti a garantire maggiormente “i suoi interessi”. Il Parlamento sarà chiamato a pronunciarsi su un eventuale accordo. Così pure ricordiamo che sono in discussione altri accordi commerciali dove l’Unione con 500 milioni di consumatori è preminente, rispetto al singolo Stato: Cina docet. 

Quale maggioranza esprimerà il nuovo Parlamento? Se la storica maggioranza si allargherà ai liberali ed ai verdi, come si prevede, sarà meno complicata la scelta politica del Parlamento di ratifica dell’accordo anche tenendo conto che i parlamentari presteranno più attenzione alle opinioni del proprio elettorato. Così pure l’accordo non sarà semplice con il Regno Unito: prevarrà il libero scambio in un contesto di Unione doganale oppure la volontà dei sudditi sarà per il Remain? lo sapremo quando Finita la notte, “la luna si scioglie lenta nel sereno, tramonta” anche nel canale.    

La lotta contro il riciclaggio e l’evasione fiscale

Il nuovo Parlamento Europeo dovrà proseguire il processo legislativo iniziato con l’adozione del rapporto della Commissione contro la criminalità finanziaria, prevedendo anche il rafforzamento degli scambi d’informazione, l’attivazione di una polizia finanziaria dell’U.E. e di un organismo Europeo di sorveglianza per lottare efficacemente contro il riciclaggio di capitali. Nel rapporto si legge anche che il Belgio, Cipro, Irlanda, Lussemburgo, Malta e Paesi Bassi si comportano come dei paradisi fiscali; Anche su questo tema il Parlamento dovrà disciplinare e concludere un negoziato piuttosto complesso, ma determinante per una politica economica a sovranità Europea che possa essere sostenuta con un bilancio proprio di almeno il 3%.

Tra i temi che il nuovo Parlamento dovrà sviluppare è inclusa la disciplina del web con attenzione alla privacy ed anche ai facili guadagni non fiscalmente regolarizzati, già a Tallin su questi temi la Germania, Francia, Spagna e Italia avevano presentato un documento comune. Così pure è centrale il dibattito su come migliorare il clima e l’ambiente, ridurre l’emissione di CO2 e finanziare gl’investimenti durevoli, adottando un sistema diclassificazione Europea unificato, che consente di determinare se un’attività economica è ecologicamente durevole. Il 28 marzo scorso il P.E. si è pronunciato, spetta adesso al Consiglio dare seguito alla procedura su un tema che è sempre più sentito dall’opinione pubblica e che sicuramente troverà nel nuovo Parlamento più forti sensibilità.

La dialettica istituzionale richiama il potere d’iniziativa della Commissione che viene evidenziato con il discorso annuale di Settembre alla plenaria del Parlamento del Presidente della Commissione. Junker nel 2018, a conclusione del Suo mandato, ha posto attenzione alle elezioni europee del 2019 ed al futuro dell’Unione europea a 27. Il Presidente Junker ha evidenziato la necessità che l’Unione svolga il ruolo globale, che si dia una Difesa comune, che protegga i confini esterni dell’Unione, rafforzi l’Euro come moneta internazionale: ”It is absurd that the EU pays 80 % of its bill for energy imports in dollars…whilst only 2% of those energy imports come from the US”.


 L’anno precedente, il Presidente Junker aveva espresso la sua visione proiettando l’Unione europea da qui al 2025 indicando i percorsi tra cui l’unità, la sicurezza e la democrazia, con iniziative concrete riguardanti, il commercio, il controllo degli investimenti, cybersecurity, industria e dati. Ricordiamo, che, conseguentemente, i Capi di Stato o di governo riuniti a Tallinn (Estonia) avevano concordato la cosiddetta “agenda dei leader” ossia un elenco delle questioni e sfide più pressanti da risolvere o superare prima delle elezioni del Parlamento europeo di maggio 2019. Il cammino iniziale è rilevabile sin dal Vertice del 19-20 Ottobre che nelle conclusioni ribadisce gli impegni: Migrazione: consolidamento della dimensione esterna, compreso il finanziamento; Europa digitale: follow up del vertice di Tallinn sul digitale; Difesa: stato di avanzamento della PESCO, programma europeo di sviluppo del settore industriale della difesa. Successivamente, in continuità con l’agenda dei leader il 17 Novembre 2017  si è svolto il Vertice sociale di Göteborg con al centro: Europa sociale: occupazione equa e crescita; Istruzione e cultura (30° anniversario del programma Erasmus) nelle conclusioni è rilevabile che l’Unione non trascura una politica sociale dell’Unione.

 Il Consiglio Europeo dei Capi di Stato o di governo che si terrà il 9 maggio 2019, Festa dell’Europa, a Sibiu (Romania) dirà i progressi fatti e ribadirà l’impegno e la consapevolezza dell’UE  a rispondere concretamente alle aspettative dei cittadini.

Le percentuali delle astensioni misureranno anche quanto le politiche dell’Unione siano percepite ed in questo incide pure la composizione dei collegi, che non superano i confini per cui prevale il dibattito sui problemi locali e per ogni mancata soluzione si chiamano in causa i burocrati di Bruxelles, consapevoli o ignoranti che le decisioni non spettano ai funzionari, ma come evidenziato  prima dalla dialettica istituzionale, a cui partecipano tutti gli Stati membri, i governi esprimono il loro consenso o dissenso anche con il potere di veto.  Quindi, per un’Europa che effettivamente possa decidere nell’interesse prioritario di tutti i cittadini s’impone  una composizione dei collegi che superi i confini nazionali così da consentire di  percepire che lo sviluppo locale è meglio difeso nelle Istituzioni Europee dove è possibile coniugarlo con lo sviluppo del Mercato Unico e la globalizzazione, per superare le diversità fiscali, sociali attraverso una sovranità europea che parli con una sola voce anche nella politica estera e di sicurezza comune non disgiunta dalla difesa: Mediterraneo docet e sollecita una nuova Messina e Barcellona.

Pasquale Saccà

(J.Monnet Chair ad personam E.U.; President Scientific Committee Network ” I Mediterranei South East Dialogue”)

Quo vadis Europa? Ne parleremo il 10 Maggio all’Ambasciata di Romania presso la Santa Sede per la Festa dell’Europa; Successivamente a Luglio presso la sede nazionale dell’OdG in Roma, mentre  i seminari del 31 ottobre  , 20 novembre e 18 dicembre, che si terranno nell’Aula Magna della LUMSA, permetteranno di esaminare i nuovi assetti istituzionali e le politiche dell’Unione.

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