Progetto “Open Domus”, educare alla legalità e dialogo sui valori comuni

educare-alla-legalita-con-angela-iantosca“Open Domus” è il nome di un progetto che si prefigge di accogliere ed educare alla legalità nell’ottica del dialogo sui valori comuni del #marenostrum , per l’accrescimento personale dei partecipanti e di tutta la società. È stato  presentato lunedì 15 maggio all’università LUMSA di Roma. Un evento –  aperto da Luca Tonelli, lo studente che ha presentato il progetto  – voluto fortemente dagli studenti, che ha avuto un ottimo riscontro anche grazie alla partecipazione di Mario Rosario Morelli Giudice della Corte Costituzionale, Rosetta Scotto Lavina, direttore centrale per le politiche dell’Immigrazione e dell’Asilo, di Alfredo Mantovano, consigliere della Corte d’appello di Roma e Vice Presidente del Centro Studi Rosario Livatino e della giornalista Angela Iantosca.

“È stato interessante – ha commentato la giornalista Angela Iantosca – provare a parlare degli stranieri da un altro punto di vista, per sollecitare le riflessioni degli studenti. O anche altri dibattiti. Io ho voluto cominciare con una domanda: chi è lo straniero? L’extracomunitario, quello che arriva in Italia spinto dalla disperazione o chi, nato in Italia, cresciuto in Italia, non rispetta la nostra Costituzione, sovverte l’ordine, uccide e agisce in nome di leggi che appartengono ad uno stato con la “s” minuscola? Non è più extracomunitario un mafioso rispetto ad una persona che ha deciso di lasciare il suo Paese per evitare le guerre, la povertà, la fame o la disperazione?18425136_10154602340432864_6086447436461911730_n

Ma Iantosca non si ferma qui: “Ho voluto anche raccontare – prosegue – come a volte questi stranieri di cui si ha paura sono capaci di darci grandi lezioni. Lo hanno dimostrato gli indiani scesi in piazza a Latina ad aprile del 2016 contro il caporalato; lo hanno dimostrato coloro che si sono ribellati alle angherie del caporalato a Rosarno nel 2010 e lo stanno dimostrando alcuni ragazzi del Bangladesh che un anno fa si sono uniti ed hanno denunciato i mafiosi che andavano a chiedere loro il pizzo a Palermo in via Maqueda. Un gesto questo che ha dato via ad un processo che sta per cominciare”.

Inevitabile qualche riferimento ai “Bambini a metà”, i figli della ‘ndrangheta, e a quei bambini che loro malgrado sono nati nelle famiglie sbagliate e che troppo spesso non hanno la possibilità di andar via e di conoscere la bellezza, quella di cui ci parlava Peppino Impastato. Quel Peppino Impastato che – come pochi giorni fa si è detto a Cinisi durante la commemorazione dei 39 anni dalla sua morte, – se fosse qui ora sarebbe in mare ad accogliere gli immigrati che arrivano.

Rosanna Angiulli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *