Paolo VI e mons. Oscar Romero proclamati Santi

Papa Paolo VI e Mons. Oscar Romero sono stati proclamati Santi domenica 14 ottobre da Papa Francesco con una solenne cerimonia a Piazza San Pietro. Insieme a loro Francesco Spinelli, Vincenzo Romano, Maria Caterina Kasper, Nazaria Ignazia di Santa Teresa di Gesù e Nunzio Sulprizio. Presenti  alla cerimonia le delegazioni ufficiali tra cui quella italiana guidata dal presidente Sergio Mattarella e quella spagnola guidata dalla Regina Madre Sofia, ma erano presenti anche i presidente di EL Salvador, Cile e Panama e il ministro degli esteri francesi. 

Sulla figura di Oscar Romero pubblichiamo un ricordo del giornalista Augusto Milana.

Una notizia che non avrei mai voluto dare! Nella vita professionale di un giornalista ci sono tanti momenti in cui non si è soddisfati di potere dare, per primi, una notizia anche drammatica.E questo ho pensato nella notte del 24 marzo 1980.Una agenzia internazionale fu la prima a battere poche righe annunciando che uomini armati avevano sparato ed ucciso Mons. Oscar Romero, mentre celebrava la Messa del mattino in una cappella delle suore a San Salvador. Per chi, come me, seguiva con attenzione i tanti drammi provocati dalle dittature e dai poteri militari in America Latina,con il sostegno degli Stati Uniti d’America, questa era una notizia che ci si poteva aspettare. Anche perchè qualche mese prima avevo avuto un incontro ed una lunga intervista con un’altro testimone del dramma salvadoregno: l’avvocato Marianella Garcia, ex deputata della Democrazia Cristiana Salvadoregna, che usci dal partito quando questo si alleò con la destra violenta del generale D’ Aubuisson,che si mise a capo degli Squadroni della morte e fu il mandante dell’omicidio di Mons. Romero.

Era una donna eccezionale, tenace, che raccoglieva,senza paura, le prove delle violenze, degli stupri e dei massacri compiuti in tutto il Paese, nella più grande impunità. Mi parlò della tante atrocità che venivano compite molte delle quali contro le donne- Qualche mese dopo,sempre nel cuore della notte, mi arrivò la notizia del massacro di Marianela Garcia e di altre donne che si spostavano all’interno del Paese per raccogliere prove delle violenze per conto della Commissione delle Nazioni Uniti per i Diritti Umani.Anche allora fui il primo a dare la notizia nei notiziari del Notturno Italiano della Rai.
Ritornando a Mons.Romero, nonostante tutto, volevo non credere al suo assassinio. Telefonai al Centralino del Vaticano e chiesi alla suora di turno se mi potesse dare una conferma. Mi rispose che a loro non risultava pregandomi di richiamare in modo da potere fare una verifica. Dopo pochi minutì arrivo la conferma della sparatoria e della morte di Mons. Romero. A quel punto partii con la notizia come un giornalista deve fare.La mia gioia è che Romero, dopo la lunga attesa e le forti opposizioni degli ambienti più conservatori della Chiesa latino americana e non solo, veda concretizzarsi la Beatificazione di un Martire della Chiesa. Senza aggiungere altro!

Augusto Milana

Da La Repubblica, Il giorno della Beatificazione:
“Il 23 maggio del 2015, in occasione di un pellegrinaggio di alcuni fedeli da El Salvador a Roma in segno di ringraziamento per la beatificazione dello stesso Romero, Francesco raccontò del martirio dell’arcivescovo salvadoregno, spiegando che questo “non fu solo nel momento della sua morte”, ma anzi “iniziò prima, con le sofferenze per le persecuzioni precedenti e continuò anche posteriormente, perché non bastava che fosse morto: fu diffamato, calunniato, infangato”. E ancora: “Il suo martirio continuò anche per mano dei suoi fratelli nel sacerdozio e nell’episcopato”.

Il destino di Paolo VI e di Romero fu legato proprio dalle calunnie. Papa Montini dovette confrontarsi coi detrattori di Romero. A Roma arrivavano maldicenze a non finire. La tesi di una parte dell’episcopato salvadoregno era che Romero fosse “eterodosso, insano di mente, malato psichico in forma grave e fosse plagiato dai suoi consigliere, specialmente dai gesuiti”. E ancora, secondo quanto riportato nei documenti contenuti nella causa di beatificazione recentemente resi noti, che Romero “era un uomo pericoloso che andava fermato”.

Contro le arringhe dei detrattori, a cui presto si aggiunse anche il nunzio Gerada che dichiaratamente iniziò a lavorare per la sua rimozione, Paolo VI fece da parafulmine. “Coraggio, è lei che comanda”, gli disse Montini nell’aprile del 1977. Montini capiva che Romero era un autentico interprete del Concilio. E che subiva critiche per questo. Le stesse critiche che colpirono il Papa, giudicato da settori tradizionalisti modernista e traditore della vera dottrina.

 

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