Nadar, il teatro della fotografia: mostra a Rende

 

17264266_10212578319521257_1490757114410875436_n-copia-2Per gli appassionati di  storia della fotografia la mostra fotografica “Nadar/ Il teatro della fotografia, aperta fino al 10 giugno 2017 presso il Maon (Museo d’arte dell’ottocento e novecento) di Rende (Cs) è assolutamente da non perdere.

Raccoglie infatti sessanta opere originali del celebre fotografo di fine ‘800, più una decina del figlio che condivideva con lui lo studio parigino.

Mostra curata da Tonino Sicoli, critico d’arte e direttore del Maon, e da Marcello W. Bruno, docente  di fotografia contemporanea all’Università della Calabria. E’ la prima mostra ad essere realizzata nel sud Italia. L’esposizione è composta da sessanta opere originali del celebre fotografo più una decina del figlio che condivideva con lui lo studio parigino. Sono foto all’albumina e ai sali d’argento, comprese le prime foto realizzate con luce artificiale nella storia della fotografia. Si tratta di ritratti di personaggi dell’epoca, attrici, attori, soubrette, ballerine, scene teatrali, ecc., a partire dal 1850 ai primi del Novecento. Spiccano fra gli altri i ritratti delle attrici Sarah Bernhadt, Jeanne de Marsy (l’attrice dipinta da Manet nella Primavera) e Gabrielle Rejane, dello scrittore Theophile Gautier, di Napoleone III e del presidente della Repubblica francese Armand Fallieres.  Secondo Tonino Sicoli  con Nadar si fa strada una concezione nuova, che impianta nella pittura una vaghezza e una sommarietà delle forme e dei colori, in termini di impressione.
L’impressione è ciò che rimane sulla retina dell’occhio, ma è anche il segno lasciato sulla lastra emulsionata.  Un saggio del 2014 così conclude: “Nelle sue fotografie, Nadar aveva perfettamente ragione di ricercare, di rispettare gli sguardi. Essi bastavano a rievocare il possibile che rimane vivo in una realtà che sembra morta”.

17308950_1120074221435770_8168057657247740757_n-copia-2Uno stile inconfondibile per il ritratto quello di Nadar: posa di tre quarti e in piano americano; sguardo del soggetto dritto verso l’obiettivo; sfondo neutro; effetto chiaroscuro dovuto alla luce naturale che entra dall’alto attraverso il lucernario dello studio; illuminazione artificiale laterale; firma del fotografo sulla foto. Inesistenza di postproduzione. Quelli di Nadar sono ritratti dal carattere psicologico e introspettivo. Grazie all’effetto pittorico delle sue immagini assume l’appellativo di “Tiziano della fotografia”. Negli ultimi anni della sua vita Nadar abbandona la fotografia per dedicarsi alla scrittura. Nel 1900 pubblica l’autobiografia “Quand j’étais photographe”.

Rosanna Angiulli

(foto di Mario Bruni)

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