Materiale extraterrestre in arrivo da Ryugu e dalla Luna

Il “falco pellegrino 2”, traduzione italiana di Hayabusa 2, la seconda sonda giapponese con questo nome, lanciata nel 2018 dall’Agenzia spaziale giapponese JAXA, è tornato al nido portando sulla Terra il suo prezioso bottino. Per i ricercatori “un regalo che arriva dal cielo”  contenuto nella capsula che ha raggiunto la superficie terrestre sabato 5 dicembre-  dopo un  viaggio durato oltre sei anni e più di cinque miliardi di km percorsi – dove è stata recuperata nel  poligono australiano militare di Woomera (Woomera Prohibited Area), la capsula sembra essere in ottime condizioni, ma per l’apertura bisognerà attendere diversi mesi. Al suo interno c’è  il materiale che  la sonda nipponica ha raccolto, in modo acrobatico e ingegnoso,  nel 2019 in due diverse occasioni prima di lasciare definitivamente  l’asteroide 162173 Ryugu e riprendere la strada di casa il 13 novembre 2019. Il momento più delicato della missione è stato il distacco della capsula porta campioni, 40 cm. di diametro, dalla navicella madre 12 ore prima dell’atterraggio.

Nel suo velocissimo  viaggio verso la Terra la capsula è stata monitorata da una rete di stazioni di terra che ne hanno tracciato costantemente il percorso. Protetta da uno scudo termico e frenata da un paracaduto che si è aperto a 11 chilometri di altezza, questa vera e propria capsula del tempo ha finalmente raggiunto il suolo con il suo carico prezioso: granelli di materiale antichissimo, di cui non si conosce il peso,  che risale a 4.5 miliardi di anni fa, alle origini del Sistema Solare. Ma il lavoro per la sonda Hayabusa 2 non è finito: ha già ripreso la sua corsa nello spazio profondo per raggiungere il suo prossimo obiettivo, l’asteroide 1998 KY26 .

Ma non è finita qui nel cielo di dicembre il traffico anche se ordinato è intenso: è atteso per  metà dicembre il rientro della sonda cinese Chang’e 5 lanciata il 23 novembre verso la Luna con l’obiettivo di raccogliere campioni di terreno  lunare. Il lander, appena toccato il suolo della piana dell’Oceanus Procellarum  ha sfoderato i suoi strumenti di lavoro: fotocamera, spettrometro, radar, paletta e trapano  e si è  messo subito  all’opera trapanando fino a 2 metri di profondità e raccogliendo 2 kg di terreno. Finito il lavoro, i campioni sono stati trasferiti nel veicolo di risalita che, dopo il decollo dalla superficie lunare,  effettuerà un rendezvous automatico e si aggancerà a un orbiter che trasferirà i campioni in un’apposita capsula per il ritorno sulla Terra. L’atterraggio è previsto nelle steppe della Mongolia interna il 16 dicembre.

Chang’ e-5 è l’ultima in ordine temporale di una serie di missioni dedicate alla raccolta di campioni che hanno preso il via dagli anni sessanta, con il programma Nasa Apollo. La missione cinese inoltre non è l’unica che sta tentando l’impresa del recupero di materiale da un corpo celeste. La sonda Hayabusa 2 è appena rientrata con il suo carico, con la speranza, degli i scienziati, che l’obiettivo di raccolta materiale sia stato effettivamente raggiunto. Ma lo sapranno solo quando potranno aprire la capsula che  contiene i frammenti rocciosi di Ryugu. E poi c’è Osiris Rex della Nasa, che ha raccolto campioni di polvere e rocce dall’asteroide Bennu e il cui rientro è previsto per settembre del 2023. 

Rita Lena 

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