L’UE e la salute: i giornalisti agli Archivi storici di Firenze

Gli archivi storici dell’Unione europea nella splendida Villa Salviati sulle colline di Firenze, il 21 settembre hanno aperto le loro porte a giornalisti e studiosi italiani per la prima delle attività “in presenza” dopo la fase acuta del Covid-19: un seminario di formazione organizzato dall’Ordine dei Giornalisti della Toscana in collaborazione con gli stessi Archivi, alcune fondazioni e il network delle cattedre Jean Monnet coordinato, per queste occasioni di studio, dal prof. Lino Saccà. Una iniziativa condivisa dall’ambasciatore Vincenzo Grassi, Segretario generale dell’Istituto Universitario Europeo, che ha sede proprio a Villa Salviati.  “Gli archivi -ha detto l’ambasciatore Grassi – non sono solo polvere e carta. Fanno capire i significati fondanti dell’UE e i valori dai quali l’Europa proviene.  Valori e azioni che hanno permesso a milioni di cittadini europei di migliorare le loro condizioni materiali e morali”. Ora la tragedia del Covid-19 – ha aggiunto-  ha innescato il Recovery Fund  che apre nuove opportunità attraverso i processi di economia verde e transizione digitale”.

Villa Salviati a Firenze, sede dell’Istituto universitario europeo

Il seminario di Firenze è stata anche l’occasione – come ha detto ai 50 giornalisti presenti Dieter Schlenker, direttore degli Archivi Storici –  per presentare sotto le colonne del cortile del Castello la mostra, in dieci lingue, realizzata per i 70 anni della Dichiarazione di Schuman e bloccata per il Covid-19:  una carrellata sui momenti più significativi del cammino comune per l’integrazione europea sulla spinta dei sei paesi fondatori; una mostra da portare, pandemia permettendo, in 300 luoghi simbolo nei 27 paesi rimasti nell’Unione dopo l’abbandono del Regno Unito.  E’ un percorso – ha detto Schlenker – che comincia con il manifesto di Ventotene di Colorni, Rossi e Spinelli (una copia dell’epoca si trova nel Fondo Altiero Spinelli degli Archivi) e prosegue sottolineando i quattro valori del metodo Jean Monnet: la Pace, la Solidarietà, i Confini (aperti a tutti i paesi che ne vogliano far parete) e la Cittadinanza europea. Schlenker ha invitato tutti i giornalisti, italiani e non, a lavorare con l’Archivio. “Del resto – ha aggiunto – ci sono alcuni fondi provenienti anche dal lavoro di colleghi come Emanuele Gazzo, ex Ansa, morto nel 1994, fondatore dell’Agence Europe, presente in Archivio in lingua francese e poi, dal 1972, anche in inglese. Gli archivi fanno parte dell’Istituto Universitario Europeo (EUI) che vede ospitati a Villa Salviati due dipartimenti: quello di Storia e Civilizzazione (HEC) e quello di Legge (LAW).

La mostra per il 9 maggio allestita tra le colonne del cortile di Villa Salviati

La visita agli archivi, svolta in mattinata sotto la guida dell’archivista Agnès Brouet ha permesso ai partecipanti a Seminario, di avere un’idea della quantità e qualità dei fondi a disposizione di chi intende approfondire la conoscenza della storia dell’Unione: e delle organizzazioni comunitarie che l’hanno preceduta. Parliamo di 8 km di documenti che si arricchiscono ogni anno, secondo la regola degli ultimi 30 anni: il limite oltre il quale il documento diventa storico e può essere archiviato e messo a disposizione di tutti.  In questi anni gli Archivi sono cresciuti grazie all’apporto continuo delle istituzioni europee che finora hanno inviato a Villa Salviati oltre 5,2 km lineari di documenti.

Il bunker degli archivi

Agnès Brouet, che ha guidato i giornalisti nella visita agli archivi

Sono oltre 34.000 documenti attualmente digitalizzati (e aumentano ogni anno) e 450 mila i dossier cartacei disponibili per la consultazione. Ci sono inoltre 160 archivi privati appartenuti a figure storiche (come il fondo Spinelli) e a diverse organizzazioni, alcune non più esistenti. C’è la storia di 40 anni di Parlamento Europeo dal momento del suffragio universale (1979). Ci sono 700 interviste ai principali attori dell’UE. C’è la collezione di un migliaio di manifesti del giornalista Nicola Di Gioia.

Gli Archivi accolgono ogni anno circa 800 ricercatori (con circa 120 nuove domande ogni anno) e un numero significativo di articoli e tesi di laurea vengono pubblicati ogni anno sulla base dei materiali degli Archivi. Dal 2015 l’Alcide De Gasperi Reasearch Center sulla storia dell’Unione europea ha avviato un lavoro comune con gli Archivi e il dipartimento di storia per assistere gli studiosi nelle loro pubblicazioni e per organizzare seminari e conferenze. Gli Archivi svolgono anche attività di promozione – ha detto Agnès Brouet – nei confronti delle scuole di Firenze (dalle elementari al liceo) offrendo agli studenti il “passaporto europeo” e simulando una seduta del Parlamento Ue. Sono molte anche le iniziative rivolte ai cittadini: mostre, spettacoli musicali e attività per bambini nei giardini di villa Salviati.

Romano Prodi in una foto dell’Archivio

Al seminario del 21 settembre oltre ai giornalisti toscani (tra i quali Michele Manzotti, della Nazione, come relatore) hanno partecipato anche Nuccio Fava (anche lui tra i relatori) e alcuni colleghi provenienti da Roma, Milano e Torino, soci dell’UGIS, l’Unione dei Giornalisti scientifici italiani. Il loro presidente, Giovanni Caprara, del Corriere della Sera, è intervenuto al seminario da remoto, nella forma di un’intervista con Cesare Protettì, socio Ugis ed ex direttore del Master di Giornalismo dell’università Lumsa. Da remoto è intervenuto anche il Rettore della Lumsa, Francesco Bonini, docente di Storia e Istituzioni politiche, che ha sottolineato l’interesse della sua Università a collaborare con gli Archivi di Firenze nelle attività di ricerca.

Nuccio Fava ha sollecitato l’Unione ad una politica estera lungimirante che guardi al Mediterraneo. “Se l’Europa non sarà anche mediterranea, non sarà”, ha detto. “Il mediterraneo è politicamente centrale e dobbiamo evitare che diventi una polveriera”.

Molto interessante anche l’intervento, in presenza, di Beatrice Covassi, già direttrice della Rappresentanza dell’Unione Europea in Italia, che ha messo in luce come gli Archivi facciano “rivivere in maniera vitale e appassionante la storia dell’Unione”, che sta vivendo un momento di straordinario impulso verso la transizione verde e la transizione digitale, quest’ultima fondamentale per superare l’ingiusto divario digitale nella popolazione europea. Covassi ha affrontato il tema della sovranità digitale, tecnologica e geopolitica, sottolineando il nuovo impulso che viene dall’economia dei dati, senza dimenticare che al centro di tutto ci sono sempre le persone, delle quali vanno rispettati i diritti fondamentali. Covassi (che ha dolorosamente perso padre e madre, tra marzo e aprile, per il Covid -19) ha ricordato che avremo presto una nuova legge sull’identità digitale europea, con l’Estonia che ha fatto da apripista puntando tutto sul digitale.

Via Zoom, da  remoto, sono intervenuti anche Liviu Petro Zapartan, ambasciatore della Romania presso la Santa Sede e l’Ordine di Malta, Ezio Andreta, coordinatore del progetto Foresight del CNR, già presidente dell’APRE), Roberto Reali, del dipartimento  di Scienze bioagroalimentari del CNR), Alessandra Saccà (specializzata in fitoterapia applicata) Martina de Sole (APRE),  Claudio Cappellini, responsabile delle politiche comunitarie della CNA, Roberto Tascini dell’ADOC e Salvatore Magazzù,  Head of Unit Consumer, Health, Agriculture and Food dell’UE).

L’ambasciatore Zapartan ha sostenuto che “la pandemia rafforza il bisogno di cooperazione europea e di una visione complessiva”. Capellini in particolare ha invocato un partenariato stabile e non rituale con le istituzioni europee che coinvolga i 24 milioni di piccole imprese e i 120 milioni di addetti dell’artigianato europeo. “Per una ripresa resiliente – ha detto- bisogna riavviare il dialogo sociale europeo e guardare al Mediterraneo”. Bisogna anche – ha aggiunto – da un lato superare il Regolamento di Dublino e dall’altro avere attenzione alle 600 mila imprese gestite da stranieri da assistere anche attraverso facilitatori culturali.

La sala del seminario: sullo schermo l’intervento da remoto dell’amb. Zapartan.

Per Tascini, dell’ADOC, le associazioni dei consumatori debbono spingere nella direzione di far coniugare salute ed economia. L’utilizzo dei fondi Ue può dare un impulso importante in vari campi: dalla decarbonizzazione alla mobilità sostenibile al miglioramento delle competenze digitali. L’obiettivo è di fare in modo che entro il 2025 gli europei tra i 16 e i 75 anni abbiano competenze digitali di base. Ricordiamoci che se il 37% del recovery Fund andrà agli investimenti green, ben il 20% andrà al digitale”.

Per Magazzù bisogna prendere atto che la Salute è entrata prepotentemente tra le politiche europee e impone la creazione di una forza comune, di una speciale competenza europea. Bisogna rafforzare la politica sanitaria attraverso strutture che già esistono: l’Agenzia europea del farmaco, il Centro europeo per il controllo delle malattie infettive. Bisogna inoltre aprire un Centro di ricerca avanzata in campo biologico, nucleare e chimico. “Il nuovo valore comune è la salute”, ha concluso.

Un concetto più volte sottolineato da prof. Pasquale Lino Saccà, Jean Monnet Chair ad personam del network “I mediterranei”, che ha parlato della Salute come nuovo pilastro della politica comune europea.

“Ripresa e resilienza – ha detto Antonia Carparelli, senior economist della Rappresentanza  della Commissione europea in Italia-  sono una nuova e grande sfida comune”. “L’Unione Europea – ha aggiunto – ha saputo esprimere il meglio di sé nel corso di questi mesi, superando ostacoli e tabù che ne hanno a lungo limitato l’azione, e offrendo risposte all’altezza della sfida senza precedenti che ci troviamo a dover affrontare. Gli insegnamenti della “grande recessione” hanno dato una nuova consapevolezza della posta in gioco, soprattutto in alcuni paesi. Ma la reazione alla crisi determinata dalla pandemia COVID-19 mostra indubbiamente che una forte leadership della Commissione e il supporto del Parlamento possono fare la differenza. I singoli paesi – ha concluso – hanno ora una grande responsabilità: usare le risorse comuni in maniera efficace, equa e lungimirante, e soprattutto capace di non dilapidare quel poco o quel tanto di fiducia reciproca così faticosamente ristabilita”.

da sinistra: Schlenker, Saccà, Carparelli e Nuccio Fava

Quello che fa pensare è il grafico finale dell’Eurobarometro proposto dalla relazione di Antonia Carparelli: nella classifica della percezione della solidarietà europea da parte dei cittadini, l’Italia è al penultimo posto. Evidentemente c’è molto da fare nella comunicazione, sia da parte della politica che del giornalismo.

Francesco Gui, docente di Storia moderna presso Sapienza Università di Roma e coordinatore della rete accademica l’Università per l’Europa, con esperienza nel giornalismo, ha ricordato le difficoltà di una comunicazione mediatica dell’UE nel tradurre un linguaggio istituzionale spesso per soli addetti ai lavori ad una popolazione scarsamente formata anche al semplice abc europeo. A suo dire, sarebbe auspicabile, anche attraverso la promozione di iniziative che coinvolgano il mondo dell’accademia e quello della comunicazione, una maggiore attenzione ai temi della cittadinanza europea (è da cogliere l’opportunità dell’entrata in vigore della legge sull’educazione civica obbligatoria nelle scuole) e della cultura dell’unità europea, ad esempio ragionando quale modello istituzionale di tipo federale sia più adatto alla costruzione europea.

In conclusione di convegno, Andrea Becherucci, archivista presso gli Archivi storici dell’UE, e Simone Cuozzo, tutor dei seminari Quo Vadis Europa 2020, hanno evidenziato la centralità degli archivi storici dell’UE come strumento di conoscenza e di approfondimento del processo d’integrazione europea, utile a comprendere l’attualità del dibattito europeo. I giornalisti, secondo Becherucci, potranno utilizzare il materiale d’archivio dell’UE (tra fondi istituzionali, privati, di organizzazioni europeiste) come fonte a cui attingere per citazioni o per comprovare la veridicità di affermazioni ed interpretazioni sull’UE. La novità del recente versamento agli archivi storici dell’UE da parte del Prof. Saccà del materiale relativo ai corsi per Euroconsulente (1989-1994) e alla rete dei professori Jean Monnet (fino agli anni 2000) consentirà, secondo Simone Cuozzo, curatore della catalogazione, di approfondire – attraverso le lezioni dei funzionari di Bruxelles, le fonti documentali e la rassegna stampa (tra cui l’Agence Europe in italiano) – un periodo di svolta del processo d’integrazione europea. Il materiale sarà presto digitalizzato e reso accessibile dagli archivi storici dell’UE su una piattaforma online per la consultazione e l’utilizzo a scopi didattici nei corsi promossi dalle Università, in collaborazione con gli altri soggetti che hanno preso parte al percorso seminariale Quo vadis Europa 2020.

Infine i promotori hanno condiviso l’opportunità di svolgere annualmente presso la sede di Villa Salviati un incontro su come leggere gli archivi guardando al futuro dell’Unione per rispondere al meglio alla domanda: “Quo vadis Europa?”

R.C.

NB: chi fosse interessato ad avere gratuitamente le slides della relazione di Antonia Carparelli può richiederle a: editriceis@gmail.com

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