L’EUROPA 75 ANNI FA/ Unica alternativa: resa senza condizioni

Il generale Giuseppe Castellano, 'generale addetto' al capo di Stato maggiore generale Vittorio Ambrosio. È nato a Prato, ma è di origini siciliane.

19 agosto 1943 – Il generale Castellano (in foto) è inviato a Lisbona per cercare un contatto con gli angloamericani; non per offrire la resa ma per chiedere di aiutare l’Italia a togliersi dai guai. La risposta è: “resa senza condizioni”.

Lisbona; sono le 22.30; la strada è buia. Il generale Giuseppe Castellano entra cautamente nell’abitazione privata dell’ambasciatore inglese in Portogallo, sir Roland Campbell … È il momento cruciale dell’incredibile avventura dell’alto ufficiale inviato da Roma (il fascismo è caduto da più di tre settimane, gli eserciti alleati stanno avanzando in Calabria) non per offrire la resa agli angloamericani e ottenere, se ancora possibile, un decente armistizio; il compito che gli è stato affidato è di conoscere le intenzioni di quelli che sono ancora “nemici”, di chiedere aiuti allo scopo di sganciarsi dai tedeschi e anche di dare dei buoni consigli sul modo di compiere con successo qualche sbarco in Italia; meglio se a nord di Roma, nel Tirreno e nell’Adriatico.

L’incontro non è cordiale. “Mi salutano con un cenno del capo” scriverà Castellano “e nessuno mi stringe la mano”. Si siedono, però; e il generale Smith prima legge e poi consegna a Castellano un documento: è il testo delle condizioni di armistizio, quello che impropriamente sarà chiamato “armistizio breve” o (come traduzione dell’inglese letterario “curt”) “armistizio corto”; in realtà è uno stralcio, limitato alle clausole militari, del documento completo e non ancora terminato che sarà così chiamato “armistizio lungo”.

Non si discute, ma si parla, poi, di altre cose: della cessazione delle ostilità fra Italia e alleati (“a partire dalla data e dall’ora che verrà comunicata dal generale Eisenhower”), dell’ingresso in guerra delle forze armate italiane al fianco dei nuovi alleati e delle loro necessità (carburante, carri armati, armi anticarro e anche scarpe) e dei piani di possibili sbarchi angloamericani (Castellano insiste sull’idea, di Ambrosio, di uno sbarco a nord di Roma, tra Grosseto e la Spezia); infine, a lungo, si parla delle modalità di accettazione dell’armistizio (“entro e non oltre” il 30 agosto).

[Nota dal diario di Castellano]  “Di ritorno a Roma … sottolineo che è urgente che io incontri Badoglio la mattina stessa. È importante che sia presente anche Guariglia. Alle 11 veniamo ricevuti dal capo del governo. Gli riassumo gli eventi del mio viaggio e gli leggo i termini dell’armistizio. Ho la netta sensazione che Badoglio sia un imbecille. Guariglia obietta che non possiamo chiedere l’armistizio. Se lo facessimo, i tedeschi ci farebbero a pezzi. A suo parere, è meglio che gli Alleati invadano l’Italia senza che le truppe italiane oppongano resistenza (facendo, di fatto,la figura dei vigliacchi). La resa italiana verrà solo quando gli Alleati si saranno saldamente installati nel nostro territorio. È evidente che Guariglia è terrorizzato. Niente potrà andare per il verso giusto con un imbecille a capo del governo e con un vigliacco a dirigere la diplomazia italiana”.

 

(da: Sergio Lepri, 1943, Cronache di un anno, 19 agosto).

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