L’EUROPA 75 ANNI FA/ L’ultimo discorso di Mussolini dal balcone di piazza Venezia

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6 maggio 1943 – “Titolo a piena pagina in prima, più o meno eguale in tutti i quotidiani di oggi; questo è sul Corriere della sera: “IL DUCE AL POPOLO ITALIANO”. Soprattitolo: “Suprema certezza nella vittoria”. Sottotitolo: “Gli imperativi categorici del momento sono questi: onore a chi combatte, disprezzo per chi s’imbosca e piombo per i traditori di qualunque rango e razza”.

Il sottotitolo riprende le parole finali del discorso che Mussolini ha pronunziato nel tardo pomeriggio di ieri; l’ultimo della sua vita dal balcone di palazzo Venezia. La piazza era piena, colma; anche questa è l’ultima di quelle che sono state chiamate “adunate oceaniche”.

Ultima è forse anche la retorica che da sempre caratterizza la cronaca delle manifestazioni di regime. Questo è il testo della Stefani e dei giornali: “Sento vibrare nelle vostre voci l’antica incorruttibile fede (la moltitudine prorompe in un formidabile grido: Sì!) e insieme una certezza suprema: la fede nel Fascismo (Sì!), la certezza che i sanguinosi sacrifici di questi tempi duri saranno compensati dalla vittoria (altissime prolungate acclamazioni), se è vero, come è vero, che Iddio è giusto e l’Italia immortale (il popolo acclama entusiasticamente al Duce)”.

“Sette anni or sono noi eravamo qui riuniti in questa piazza per celebrare la conclusione trionfale di una campagna durante la quale avevamo sfidato il mondo e aperto nuove vie alla civiltà (applausi prolungati); la grande impresa non è finita; è semplicemente interrotta.

“Io so, io sento che milioni e milioni di Italiani soffrono di un indefinibile male, che si chiama il male d’Africa (Sì!).

“Per guarire non c’è che un mezzo: tornare. E torneremo (la moltitudine prorompe in nuove irrefrenabili acclamazioni e grida con una sola voce: Sì!)”.

“Il “torneremo” diventerà per qualche giorno la parola d’ordine degli alti gerarchi del fascismo, proprio mentre gli eserciti inglese e americano, dopo avere conquistato tutta la Libia, stanno avanzando in Tunisia, fino alla prevedibile resa dei comandi italiano e tedesco, fra cinque giorni, l’11″.

(da: Sergio Lepri, 1943, Cronache di un anno, 6 maggio).

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