L’EUROPA 75 ANNI FA/ Lo sbarco in Sicilia

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10 luglio 1943 – Alle prime luci del giorno due armate trasportate e appoggiate da centinaia di navi e da migliaia di aerei sbarcano sulle coste sudorientali della Sicilia. È il primo attacco angloamericano all’Europa.
“Siamo in procinto di intraprendere l’impresa più importante della guerra e per la prima volta colpiremo il nemico nella sua terra”. Il messaggio registrato dell’ammiraglio Cunningham è ascoltato in silenzio su tutte le navi che dai porti della Tunisia e dell’Algeria stanno navigando verso la Sicilia. È mezzanotte.
L’operazione Husky, decisa da Roosevelt e da Churchill nella conferenza di Casablanca del 24 gennaio, è in corso.[…] Responsabile di tutta l’operazione è il generale americano Dwight Eisenhower.
Italiani e tedeschi hanno in Sicilia un maggior numero di uomini … l’armamento è tuttavia inferiore … Aerei disponibili nell’area: meno di cinquecento. … Navi da guerra? Nessuna. … La regia flotta è rimasta rintanata nei porti della Spezia e di Taranto. Nessuno spiegherà bene questa strana strategia.
Mezzanotte è già suonata. Sull’incrociatore Savannah la bandiera del Primo Corpo d’armata americano è stata ammainata e sostituita dal vessillo della 7a armata. Il generale Patton ha invitato il suo staff nella sua cabina privata. “Signori” ha detto “da un minuto è passata la mezzanotte e ho l’onore e il privilegio di costituire la 7a armata degli Stati Uniti. È il primo esercito della storia a essere formato dopo la mezzanotte e battezzato nel sangue prima della luce del giorno”.
Le navi sono partite ieri dai porti dell’Algeria, della Tunisia e della Valletta a Malta. È stata una bruttissima giornata; il mare fra l’Africa e la Sicilia, dopo un mese di calma, era sconvolto, con un vento che ha raggiunto i 75 chilometri all’ora. La navi più grosse rollavano e beccheggiavano, mentre i mezzi da sbarco ballavano sulle onde come fuscelli di paglia. La burrasca ha aiutato la sorpresa. Negli alti Comandi italiano e tedesco chi poteva immaginare che lo sbarco dovesse avvenire con un tempo come quello?
Il giornalista americano Ernie Pyle sbarcato sulla spiaggia di Licata racconta: Le motovedette facevano carosello al limite della spiaggia, deponevano il loro carico, poi riprendevano il largo. Navi di tutte le stazze avanzavano verso la spiaggia, altre se ne allontanavano. Incalcolabili quantità di imbarcazioni occupavano interamente lo spazio visibile. Lo stesso orizzonte era come bloccato dalle più grosse navi da trasporto alla fonda, che aspettavano pazientemente il loro turno. Tra quel colossale muro e la costa, il mare brulicava in un’incessante agitazione. Attraverso quell’andirivieni, si faceva strada una colonna di mezzi da sbarco portacarri, in direzione perpendicolare alla spiaggia. Sembrava un’autostrada che tagliasse in linea retta una foresta. Le pesanti imbarcazioni procedevano in fila indiana, a una cinquantina di metri l’una dall’altra. Nonostante la lentezza, davano una sensazione di inesorabilità e sembrava che niente al mondo avrebbe potuto opporsi alla loro avanzata.
(da: Sergio Lepri, 1943, Cronache di un anno, 10 luglio).

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