L’EUROPA 75 ANNI FA/ L’eccidio di Ferrara

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15 novembre 1943 – Igino Ghisellini, commissario del Partito fascista di Ferrara è trovato assassinato. Insorge il congresso del fascismo repubblichino in corso a Verona. Per rappresaglia squadre d’azione rastrellano e fucilano 11 cittadini. “Erano undici: riversi, in tre mucchi lungo la spalletta della Fossa del Castello, … e per contarli e identificarli, da parte dei primi che avevano osato accostarsi (di lontano, non parevano nemmeno corpi umani: stracci, bensì, poveri stracci o fagotti, buttati là, al sole, nella neve fradicia), era stato necessario rivoltare sulla schiena coloro che giacevano bocconi, nonché separare l’uno dall’altro quelli che, caduti abbracciandosi, facevano tuttora uno stretto viluppo di membra irrigidite».

Così Giorgio Bassani, “Una notte del ‘43”, racconta quello che è stato chiamato l’eccidio di Ferrara e che qualcuno considera l’inizio della guerra civile in Italia. Tutto comincia nella notte tra il 23 e il 24. Igino Ghisellini, commissario a Ferrara, in attesa di essere nominato segretario federale, del Partito fascista repubblicano viene assassinato.

Il suo corpo, colpito da sei colpi di pistola, è stato trovato ieri mattina in un fosso, vicino a Castello d’Argile, una ventina di chilometri da Bologna, ma la macchina che guidava da solo è stata scoperta sulla strada tra Ferrara e Casumaro, che percorreva per tornare a casa. Qui è stato ammazzato, la sera dell’altro ieri.

La notizia è arrivata in fine di mattinata di oggi a Verona, dove si sta svolgendo il congresso del Partito fascista repubblicano e dove Ghisellini era atteso in giornata. Alessandro Pavolini, segretario del partito, lo annunzia ai congressisti e conclude con una frase: “Il camerata Ghisellini sarà vendicato”.

“A Ferrara, tutti a Ferrara” grida l’assemblea. Più squadre vengono organizzate e da Verona arrivano a Ferrara in serata. Cominciano le retate e in poche ore settantadue cittadini vengono raccolti nella caserma Littorio di piazza Fausto Beretta. Fra loro e 34 antifascisti ed ebrei che già si trovavano nel carcere di via Piangipane, ne sono stati scelti dieci, non si è saputo con quali criteri, e portati davanti al muretto del castello Estense. Qui sono stati fucilati all’alba di stamani, e anche un undicesimo, che era un ferroviere di passaggio;  si era allontanato fuggendo e non si era fermato all’alt.

I cadaveri sono stati lasciati davanti al muretto; sono stati spostati molte ore dopo, per l’intervento dell’arcivescovo Ruggero Bovelli.

(da: Sergio Lepri, 1943, Cronache di un anno, 15 novembre)

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