L’EUROPA 75 ANNI FA/ L’armistizio

Risultati immagini per armistizio 3 settembre 1943

 

3 settembre 1943 – Nella campagna di Cassibile in Sicilia il generale Castellano firma, in nome del governo Badoglio, il cosiddetto “armistizio corto”, cioè le clausole militari dell’armistizio: la resa incondizionata dell’Italia.

Una grande tenda militare in un bosco di ulivi secolari nella masseria San Michele, a poca distanza da Cassibile, un paese di qualche centinaio di abitanti, quindici chilometri a sud di Siracusa, sulla strada per Noto. In alto una villa-fortezza del Cinquecento; a valle un fiume, quasi sempre in secca, che ha dato il nome, di origine greca, al paese. La tenda è la mensa ufficiali del Comando delle forze alleate, che proprio oggi, occupata tutta la Sicilia, sbarcano in Calabria. L’accampamento si chiama Fairfield Camp. L’apertura della tenda, larga in alto, è chiusa in basso, a terra; apposta, dice qualcuno; così sembra una lettera V maiuscola, l’iniziale di “victory”.

La tenda è affollata. Ci sono molti fotografi e operatori cinematografici. I personaggi principali: il generale Walter Bedell Smith, americano, Capo di stato maggiore delle forze alleate nel Mediterraneo; il rappresentante di Sua Maestà britannica Harold MacMillan; il rappresentante personale del presidente degli Stati Uniti Robert Murphy. C’è anche, ma sta in disparte, il personaggio più importante: è il generale Dwight Eisenhower, comandante in capo delle forze americane in Europa e delle forze angloamericane nel Mediterraneo. Sono tutti in uniforme militare, divisa kaki, ma senza giacca; chi col berretto con visiera, chi con la bustina, chi niente. In borghese c’è un signore, abito grigio scuro doppio petto, camicia bianca e cravatta, un fazzoletto, anch’esso bianco, che esce tre dita dal taschino; è il generale Giuseppe Castellano. In borghese c’è anche un’altra persona: un uomo giovane, alto, magro, vestito di grigio chiaro; è l’interprete di Castellano, il diplomatico Franco Montanari.

Sopra il tavolo c’è un documento; è il testo dello “short military armistice”, quello che verrà chiamato “armistizio corto”, tralasciando il “military”, che ne identifica la sostanza, cioè le clausole militari. È uno stralcio di quello che sarà chiamato “armistizio lungo” e sarà firmato il 29 di questo stesso mese di settembre a Malta: la resa incondizionata dell’Italia.

Il generale Castellano si siede … tira fuori dalla tasca interna della giacca una penna stilografica, scorre il testo, che già conosce, e firma per primo. Tre firme. È a questo punto che il generale Eisenhower, con giacca e berretto a visiera, si avvicina e stringe la mano a Castellano; dice anche due parole, che Castellano, aiutato da Montanari, capisce come “Ora siamo colleghi; possiamo collaborare”.

Quando, l’annunzio? Gli alleati non danno nessuna data: “segreto militare”. Sarà il 12, crederà di supporre Castellano; e fra i documenti … ci sarà anche una lettera personale di Castellano a Ambrosio con la supposizione (“l’armistizio verrà annunziato il giorno 12”) che si dimostrerà un colossale gravissimo equivoco.

È un equivoco che, fra l’altro, renderà in parte inapplicabili le stesse condizioni di armistizio; che sono dodici. Eccole, in sunto: uno, l’Italia cesserà immediatamente le ostilità; due, l’Italia farà ogni sforzo per sottrarre ai tedeschi i mezzi che potrebbero essere adoperati contro gli Alleati; tre, i prigionieri e gli internati saranno rilasciati; quattro, la flotta e l’aviazione italiana saranno trasferite in località da stabilire; cinque, la marina mercantile italiana potrà essere usata dal Comando alleato; sei, resa immediata della Corsica; sette, potranno essere usati anche tutti i campi di aviazione e i porti navali; otto, tutte le forze armate italiane saranno richiamate e ritirate su territorio italiano da qualsiasi zona in cui siano attualmente impegnate; nove, il governo italiano impiegherà le sue forze armate per assicurare l’adempimento delle condizioni dell’armistizio; dieci, un governo militare alleato sarà stabilito nelle parti del territorio italiano in cui il Comando alleato riterrà necessario; undici, il Comando alleato avrà il pieno diritto di imporre misure di disarmo, smobilitazione e demilitarizzazione; dodici, “altre misure di carattere politico, economico e finanziario saranno trasmesse più tardi”.

Il punto numero 12 è un avvertimento: queste sono soltanto le clausole militari. Le clausole più pesanti verranno definite nel documento finale, che sarà il vero testo dell’armistizio e che solo per convenzione sarà chiamato “armistizio lungo”. Sembra che nessuno conosca bene o voglia conoscere con esattezza queste clausole (neppure Badoglio? neppure il re?) e se qualcuno le conosce non vuole che si conoscano.

Le condizioni 2, 6, 8 e 9 (l’uso delle forze armate di terra in funzione di difesa antigermanica) rimarranno sulla carta. Dopo la fuga da Roma del governo, del Comando supremo e dello Stato maggiore dell’esercito, nella notte fra l’8 e il 9, non ci sarà più governo e non ci sarà più esercito. Ci saranno soltanto milioni di soldati – ufficiali, sottufficiali e truppa – senza capi e senza ordini: molti, gettate le armi, cercheranno di tornare a casa; molti non sapranno dove andare e si nasconderanno; molti, specialmente all’estero, saranno arrestati dai tedeschi e molti fucilati; molti andranno in montagna ad aggregarsi alle nascenti formazioni partigiane; alcuni si arruoleranno nelle file dell’esercito della Repubblica sociale di Salò.

(da: Sergio Lepri, 1943, Cronache di un anno, 3 settembre).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *