L’EUROPA 75 ANNI FA/ L’annuncio dell’Armistizio: la guerra è finita?

masìIl re (a sinistra) e il maresciallo Badoglio. Vittorio Emanuele III aveva le insegne di 'Re d'Italia e di Albania e Imperatore di Etiopia' e, dal 1936, i gradi di 'primo maresciallo dell'Impero'

8 settembre 1943 – “Il governo italiano, riconosciuta la impossibilità di continuare l’impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi di qualsiasi altra provenienza”.

È l’armistizio. Lo annunzia alla radio, alle 19.42, il generale Badoglio. Sono passati tre anni e tre mesi dall’inizio della guerra. Il capo del governo si è recato di persona nella sede dell’Eiar … “È al microfono il maresciallo Pietro Badoglio” dice Arista e subito Badoglio legge il testo con un tono vibrante, quasi annunzi una vittoria invece di una sconfitta; pronunzia malamente il nome di Eisenhower: aisenòver.

Per capire che cosa è successo, che cosa sta succedendo e che cosa, purtroppo, succederà conviene andare indietro, alla notte scorsa o, meglio, alla serata di ieri.

Intorno alle 21 è arrivato a Roma, dopo un avventuroso viaggio  il generale americano Maxwell Davenport Taylor … [che] ha il compito di controllare i modi del progettato piano di aviosbarco nelle zone di Furbara e di Cerveteri, a nord di Roma verso il mare, e intorno a Roma sugli aeroporti del Littorio, di Centocelle e di Guidonia. Il piano è stato concordato fra le parti il 3 e il 4 scorso; ha già un nome: “Giant 2”. Lo sbarco della divisione dovrebbe avvenire con aviolanci e con apparecchi da trasporto scortati da caccia, tutto in concomitanza con l’annunzio dell’armistizio, in maniera da proteggere la capitale da un possibile attacco tedesco.

Alle 22 a palazzo Caprara … il generale Taylor si aspetta di incontrare il Capo di stato maggior generale per uno scambio di idee; poi andrà a ispezionare le zone di atterraggio. Ma il generale Ambrosio non c’è, è andato improvvisamente a Torino, allo scopo – dirà – di distruggere delle carte importanti. Ci sono solo il maggiore Marchesi, aiutante di Ambrosio, e un colonnello, Giorgio Salvi, che fa gli onori di casa e accompagna gli ospiti in una sala dove è imbandito un buon pranzo … tutto accompagnato da ottimi vini, che il colonnello Salvi cerca di mescere generosamente.

A un certo punto il generale Taylor ha uno scatto di impazienza: “Basta col vino. Sono venuto a Roma per parlare con un comandante responsabile”.

Sono ormai le 23 passate e il generale Taylor chiede di parlare col capo del governo. “It’s an awfull jam” [un terribile pasticcio, ndr] dice … Badoglio sta dormendo … Badoglio non può fingere di non sapere. Ha lui indicato agli angloamericani gli aeroporti per l’aviosbarco, ha lui concordato i modi dell’operazione, ha lui accettato di annunziare l’armistizio contemporaneamente a Eisenhower. E invece dice a Taylor che il governo italiano si trova nell’impossibilità di accettare un armistizio immediato e chiede quindi che il suo annunzio venga rinviato. A quando? al 15 o al 12, come qualcuno ha pensato? No. Non si parla di date. E l’aviosbarco? Neppure di questo si parla. Cancellato.

Alle 2 della notte il testo di un messaggio per Eisenhower, firmato Badoglio … : “Dati cambiamenti e precipitare situazione esistenza forze tedesche nella zona di Roma non è più possibile accettare l’armistizio immediato dato che ciò porterà la capitale ad essere occupata ed il governo ad essere sopraffatto dai tedeschi. Operazione Giant 2 non è più possibile dato che io non ho forze sufficienti per garantire gli aeroporti”.

È l’alba. Il generale Carboni lascia gli ospiti a palazzo Caprara e si reca al … Comando supremo, per controllare l’invio del messaggio di Badoglio. Il messaggio non è ancora partito e neppure quello di Taylor; il maggiore Marchesi li ha ancora fra le mani, occupato nella cifratura. Partiranno con alcune ore di strano ritardo.

Alle 16.30 arriva la risposta di Eisenhower al messaggio di Badoglio. È una risposta impietosa. Comincia così: “Intendo trasmettere alla radio l’accettazione dell’armistizio all’ora fissata in origine”. C’è quindi un’ora concordata fra le parti. La risposta continua: “Non accetto il vostro messaggio di questa mattina che posticipa l’armistizio. Il vostro rappresentante accreditato ha firmato un accordo con me e la sola speranza dell’Italia è legata al vostro rispetto di tale accordo”. Il finale: “I piani erano stati fatti con il postulato che agiste in buona fede e noi ci eravamo preparati a condurre le future operazioni su queste basi. Adesso, ogni mancanza da parte vostra nell’ottemperare in pieno agli obblighi dell’accordo firmato avrà gravissime conseguenza per il vostro paese. Nessuna vostra futura azione potrà poi ristabilire le benché minima fiducia nella vostra buona fede e conseguentemente ne deriverà la dissoluzione del vostro governo e della vostra nazione”.

Alle 17.30 un radiogramma cifrato da Algeri impone al governo italiano di annunziare l’armistizio non più tardi delle 20. Alle 17.45 il generale Eisenhower parla alla radio di Algeri: “Qui è il generale Eisenhower. Il governo italiano si è arreso incondizionatamente a queste forze armate”.

… dice il direttore della Stefani, Roberto Suster … “Sono umiliato, fino ad averne la gola serrata, di una simile situazione, ma ormai è chiaro che siamo praticamente senza un governo responsabile, alla mercé di chi ci vorrà o ci saprà occupare”.

Che fare? Qualcuno propone di respingere l’armistizio, qualcuno di sconfessare Castellano e anche Badoglio. Ambrosio prega allora il maggiore Marchesi di leggere il telegramma di Eisenhower in risposta al messaggio di Badoglio … “Ora sappiamo” dice il re e chiude la seduta. Mancano pochi minuti alle 19. L’appuntamento è per le 21.30 al ministero della guerra. Si pensa di attrezzarlo e di metterlo in stato di difesa, così da poter resistere per almeno due o tre giorni. Ancora non è stato deciso di fare i bagagli e di lasciare Roma.

Il ministro degli esteri Guariglia torna a palazzo Chigi e fa chiamare l’incaricato … tedesco Rahn : “Devo dichiararvi” gli dice “che il maresciallo Badoglio, vista la situazione militare disperata, è stato costretto a chiedere un armistizio”. “Questo è un tradimento alla parola data” dice Rahn e ricorda che cinque giorni prima il maresciallo Badoglio gli ha assicurato che l’Italia non avrebbe capitolato mai. Ma è tutto un gioco. I tedeschi sapevano; sapevano e avevano provveduto. In questo stesso momento cinquanta treni carichi di carri armati e di automezzi stanno scendendo dal Brennero verso Verona.

È in atto l’occupazione tedesca dell’Italia.

A quell’ora [l’una di notte, ndr] il Capo dello stato Vittorio Emanuele III, il capo del governo Pietro Badoglio, il Capo dello Stato maggiore generale Vittorio Ambrosio e il principe ereditario Umberto si preparano ad abbandonare Roma verso l’aereo o la nave che li porterà più lontano possibile dai tedeschi.

Questa mattina all’alba, sull’Aspromonte, quattrocento paracadutisti italiani si sono scontrati con cinquemila canadesi e sono morti quasi tutti. Sono, cinque giorni dopo la segreta firma dell’armistizio, gli ultimi morti della guerra dichiarata da Mussolini contro la Gran Bretagna e gli Stati Uniti.

(da: Sergio Lepri, 1943, Cronache di un anno, settembre).

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