Le haenyeo: la tradizione delle pescatrici subacquee coreane


All’alba, nel villaggio costiero di Pyeong Dae a Jeju, isoletta vulcanica della Corea del Sud, le haenyeo, subacquee spesso ultrasessantenni, si tuffano, nelle acque gelide, armate dei bitchang per pescare alghe rosse, ricci, preziosi abaloni. In tutta l’isola sono quattromila le pescatrici subacquee, e la metà di loro ha superato i 70 anni. Si immergono senza usare bombole, aiutate solo da pesi di piombo legati in vita. Molti ritengono che la carriera di una haenyeo arrivi al suo apice dopo i 60: occorrono anni per consolidare la resistenza fisica e le abilità per raggiungere i migliori terreni di pesca. Le più forti riescono a restare sott’acqua fino a due minuti, arrivando a profondità di dieci metri. È qui che si nascondono le creature marine più preziose: scorfani, alghe rosse a cresta di gallo, cetrioli di mare e polpi.

Ogni haenyeo è dotata di una sacca speciale, nel caso scovi un abalone perlato. A Seul, nel lussuoso quartiere di Apgujeong, nei ristoranti sono disposti a pagare oltre 50 mila won (quasi 50 dollari) per questo mollusco dal delicato sapore succulento. Le spedizioni durano più o meno cinque ore e l’acqua è gelida. Per gestire la pressione dell’acqua durante la discesa, spesso le donne tappano le orecchie con pezzi di plastica e nastro adesivo.

Ma come si sa il clima sta cambiando e questa pratica diventa ogni giorno più difficile. Alcune specie di alghe si sono estinte per l’inquinamento, i livelli di sale sono crollati, ma le haenyeo continuano a immergersi. Di recente, la cultura delle subacquee di Jeju è stata inclusa nel patrimonio mondiale dell’Unesco e inserita nell’elenco dei tesori nazionali della Corea del Sud.

Loretta Tarducci

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