L’Aquila, a dieci anni dal sisma, non dimentica di ringraziare

 L’Aquila, a dieci anni dal Sisma, non dimentica di ringraziare

6 aprile 2009:  il cardinale Giuseppe Petrocchi, in un intenso messaggio agli aquilani, l’ha chiamata  “la notte crocifissa”, una notte terribile che ha suscitato lunghi giorni di dolore, ma anche ha acceso la luce di una graduale “risurrezione”, più forte della furia devastante del sisma. 

Collemaggio – la ricostruzione della basilica

L’Aquila, a dieci anni dal Sisma, non dimentica di ringraziare. Lo fa, a nome di tutti gli aquilani – dalle colonne de “Il capoluogo” (giornale on line edito da una cooperativa di giornalisti) – Goffredo Palmerini, scrittore e giornalista, “ambasciatore dell’Abruzzo” negli States dopo il sisma che il 6 aprile di dieci anni fa colpì L’Aquila e i comuni del cratere.

Palmerini, che per quasi un trentennio, fino al 2007, ha svolto all’Aquila le funzioni di consigliere, assessore e vicesindaco, fino al 2007,  ricorda le sofferenze di una città colpita duramente anche dai terremoti del 1703, 1461 e 1349 “ma anche dell’affetto immenso che ci circondò. Non possiamo non rammentare, con profonda gratitudine, l’abnegazione, la solidarietà, l’impegno straordinario e generoso dei Vigili del Fuoco e delle decine di migliaia di Volontari giunti da ogni parte d’Italia…”

Una gara di affettuosa premura verso la popolazione dell’Aquila e dei borghi colpiti dal sisma. “Non potremo mai dimenticare – scrive Palmerini in uno dei molti articoli che il giornale dedica al decennale – questa che è stata una pagina splendida, l’immagine della più bella Italia, quella del Volontariato e della Solidarietà. Come pure non dimenticheremo mai l’amore e la solidarietà di tutti gli Italiani nel mondo – in particolare degli Abruzzesi e delle loro associazioni -, espresse con innumerevoli gesti di grande valore morale e di significativa generosità”…

Le navate della ricostruita Basilica di Collemaggio

L’Aquila – sostiene Palmerini – tornerà più bella di prima: “In questi anni difficili la comunità aquilana ha dato un grande esempio di dignità e di resilienza. Come nei secoli passati, dopo gli altri terremoti che sconvolsero L’Aquila, anche questa volta ce la faremo. Nella tragedia è emersa la parte migliore della nostra gente, l’indole forte e tenace”.

Gli affreschi recuperati

“Le lacrime versate – afferma ancora lo scrittore – si sono rivelate feconde, ed hanno generato una abbondante fioritura di fraternità e solidarietà. La ricorrenza, che celebriamo con raccoglimento e volontà di ricostruzione “integrale”, ci obbliga a fare, insieme, una seria revisione. Per questo, non parlerei di “terremoto”, ma di “terremoti”, non solo perché abbiamo avuto nuove repliche telluriche (nel 2016 e 2017), ma anche perché il sisma è un evento complesso e multiforme, difficile da cogliere nella sua distruttiva “globalità”. Quando sono venuto a contatto con gli effetti demolitivi delle scosse, mi sono accorto che, accanto alle macerie “visibili” (materiali), c’erano pure quelle “invisibili” (spirituali); allora ho cominciato a parlare di “terremoto dell’anima”, che costituisce l’altra faccia (quella meno esplorata) della storia del sisma. 

Il portale della Basilica di Collemaggio oggi

Il sisma dell’Aquila in un’opera di Maria Teresa Protettì, ”Alta tensione”, polimaterico, 30×30, anno 2009

“Nel decimo anniversario del sisma, quindi, oltre alla gratitudine per la vicinanza affettuosa che abbiamo avvertito, vogliamo essere aperti alla speranza di futuro per la nostra comunità… Questo ricordo, con il forte senso di speranza e di futuro, è il modo migliore per ricordare le 309 vittime del terremoto dell’Aquila”, conclude Palmerini.

Patrizia Giannotti

Nella foto di copertina: Maria Teresa Protettì, ”Alta tensione”, polimaterico, 30×30, anno 2009

“Con la forza e il coraggio di un popolo lacerato da calamità e con l’energia e la solidarietà di tutta l’umanità è possibile ricostruire l’ambiente che straordinariamente e imprevedibilmente la natura distrugge” (MT Protettì).

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