Il “burnout”, o stress da lavoro, riconosciuto dall’OMS

Da oggi il “burnout”  è entrato ufficialmente nella casistica medica come “sindrome”, sindrome da burnout, ad indicare un “complesso di sintomi, che possono essere provocati dalle cause più diverse” che colpiscono non solo i lavoratori, ma anche i disoccupati. Dopo decenni di studi l’agenzia dell’Onu ha riconosciuto che sintomi come senso di esaurimento, debolezza, diminuzione dell’efficacia professionale e aumento dell’isolamento dal proprio lavoro, e, in alcuni casi, anche aumento del cinismo e pessimismo legati al lavoro, sono chiari sintomi legati allo stress lavorativo. Stress da lavoro che può essere causato non solo da condizioni ritenute soggettivamente stressanti, come orario, rapporti interpersonali difficili nel luogo di lavoro, ma anche dalla fatica di mantenersi a tutti i costi il lavoro.

Secondo quanto ha dichiarato al GR2  Antonio Lojacono,  presidente della Società italiana di psicologia, questo stress nel tempo porta  ad una somatizzazione ed anche a forme più gravi di disturbi psico-fisici. L’ Oms ha fornito ai medici direttive per riconoscere questa “malattia” nel nuovo elenco delle patologie dell’Onu che entrerà in vigore nel 2022, ed ha chiaramente sottolineato che la diagnosi di burnout deve escludere disturbi come depressione e ansia che spesso producono sintomi simili. Della sindrome da burnout se ne cominciò a parlare per la prima volta  nel 1974, quando lo psicologo Herbert Freudenberger, ne illustrò i sintomi in un suo articolo, sintomi che  associò a professioni d’aiuto come infermiere, medico o persone che assistono persone sofferenti. “Questa è la prima volta che il burnout è stato incluso nella classifica,  ha spiegato il portavoce dell’Oms, Tarik Jasarevic.

Il nuovo elenco, Icd-11, che entrerà in vigore nel gennaio 2022, contiene molte altre aggiunte, inclusa la classificazione del “comportamento sessuale compulsivo” come disturbo mentale, sebbene si fermi prima di aggravare la condizione insieme a comportamenti di dipendenza. Tuttavia, per la prima volta riconosce il videogioco come una dipendenza, elencandolo insieme al gioco d’azzardo e alle droghe come la cocaina. E rimuove il transgenderismo dalla lista di disturbi mentali, elencandolo invece nel capitolo “condizioni relative alla salute sessuale”.

Rita Lena

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