Genetica/ Nate in Cina Nanà e Lulù, le prime due “Crispr babies”

Hanno solo un mese di vita e i  loro veri nomi sono stati tenuti nascosti, per tutti sono Nanà e Lulù le prime due bambine nate geneticamente modificate, grazie alla tecnica che riscrive il Dna con il taglia e incolla e che rende ereditari i cambiamenti. Tecnica a  tutti nota con il nome Crispr-Cas9 (Clustered Regularly Interspaced Short Palindromic Repeats – enzima endonucleasi Cas9, che viene guidato nel punto esatto del Dna da ‘tagliare’), che, già nel 2015 , un gruppo di ricercatori  dell’universita’ cinese  ha utilizzato per riscrivere il Dna di un embrione. Tentativo che suscitò riserve dal punto di vista etico  nella  comunità’ scientifica mondiale, tanto che nel marzo dello stesso anno fu chiesta una moratoria sulla rivista Nature. Ma la Cina è andata avanti e questa volta fino in fondo.

La notizia non è ufficiale, ma, se fosse vera ci si troverebbe di fronte ad una svolta epocale  che desta,  tuttavia , preoccupazione per i suoi risvolti etici.  Secondo l’annuncio, apparso su Technology Review dell’MIT,  He Jiankui, uno scienziato della Southern University of Science and Technology di Shenzhen,  avrebbe creato  esseri umani con codice genetico modificato:  due gemelle nate immuni dall’infezione dell’Hiv.  Il loro Dna è stato modificato al fine di conferirgli un tratto che in natura è presente solo  in  un individuo su 100 milioni,  soprattutto in Europa: la resistenza all’Aids e ad altre malattie virali come il colera. bambine-cinesi

Lo scienziato ha eseguito normali procedure di fecondazione in vitro in sette coppie di volontari, ma prima di impiantare gli ovociti in utero, ha apportato modifiche al genoma  utilizzando la tecnica Crispr-Cas9 , una vera e propria forbice molecolare,  sostituendo il gene CCR5  principale recettore al quale si lega il virus dell’HIV,  con una variante che renderà  le bimbe più resistenti all’infezione.

Il padre delle bambine è sieropositivo ma  l’intento dei ricercatori cinesi non era quello di  curare una malattia  che potrebbe svilupparsi nelle gemelline,  quanto sviluppare in loro una resistenza ai virus che potrebbe passare alle future generazioni.  Alla ricerca avrebbe collaborato uno scienziato americano ed è proprio grazie a lui che l’annuncio è apparso sulla rivista dell’MIT.

Per quanto riguarda la salute delle sorelline , le indagini genetiche condotte in questo primo mese di vita non hanno mostrato alterazioni  diverse da quella determinata in laboratorio, ma certamente le piccole dovranno essere tenute sotto costante controllo.

Rita Lena

 

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