Due missioni confermano la presenza di acqua lunare

Probabilmente non ce ne è tanta, ma quanto basta a sollevare gli animi e le speranze degli scienziati, che hanno scoperto che sulla Luna l’acqua c’è. E, secondo due studi pubblicati oggi in contemporanea su Nature Astronomy, è un po’ ovunque. A “vederla” sono stati gli occhi di Sofia lo Stratospheric Observatory for Infrared Astronomy della Nasa e dell’agenzia spaziale tedesca Dlr, il più grande telescopio volante mai installato nella fusoliera di  un Boeing 747 SP.

Sofia, grazie al suo spettrografo infrarosso Forcast,  ha fornito la prima prova diretta e inequivocabile della presenza di molecole d’acqua sul nostro satellite anche al di fuori delle regioni in ombra permanente ai poli lunari, con un’abbondanza tra le 100 e le 400 parti per milione.  La misura risale al 30 agosto 2018, e ha consentito agli scienziati di identificare l’impronta digitale inconfondibile delle molecole d’acqua nei pressi del grande cratere Clavius, nell’emisfero meridionale della Luna,  sulla faccia a noi visibile. Ma l’idea che sulla Luna ci fosse acqua non è nuova. La conferma viene dal secondo studio dell’Università del Colorado   che nel 2009  con lo spettrometro Nasa Moon Mineralogy Mapper aveva suggerito che l’acqua sul nostro satellite poteva essere distribuita un po’ ovunque.

 I ricercatori dell’Università del Colorado hanno cercato di fare luce sul fenomeno delle cosiddette cold traps – “trappole fredde”, regioni ombrose della superficie lunare che permangono in uno stato di buio perenne e in cui si ipotizza che possa restare intrappolato il ghiaccio d’acqua. Nello studio viene per la prima volta mappata la distribuzione, su 40.000 chilometri quadrati di superficie lunare,  delle cold traps ,  su piccole scale spaziali con dimensioni medie che vanno da un chilometro a un centimetro, affinando notevolmente la stima delle aree in cui il ghiaccio può accumularsi. Le molecole  di acqua individuate da Sofia, per quanto in quantità assai più modesta, si trovano invece nelle regioni illuminate dalla luce del Sole – regioni dunque diverse da quelle permanentemente all’ombra nei poli lunari. “La quantità d’acqua scoperta da Sofia – spiega  Alessandra Roy, scienziata del progetto Sofia alla Dlr. – equivale all’incirca al contenuto di una lattina da 300 ml distribuita però sulla stessa superficie di un campo da calcio.  La Luna si conferma dunque più secca di qualunque deserto qui sulla Terra, ma la quantità di acqua che è stata scoperta – conclude –  potrebbe rivelarsi comunque importante per le future missioni con equipaggio nello spazio”.

E’ dagli anni Sessanta che l’uomo cerca acqua nelle rocce lunari portate sulla Terra, senza trovare traccia della sua presenza. Forse perché le parti illuminate dal Sole possono raggiungere temperature molto alte, anche 230° Celsius, temperatura che fa evaporare l’acqua presente sulla superficie. Sono due le teorie che suffragano l’ipotesi della presenza di acqua sulla Luna. La prima è che siano le micrometeoriti che colpiscono in continuazione la superficie della Luna a trasportare piccole quantità di acqua, depositandole dunque all’interno della roccia quando entrano in collisione con essa. Un processo nel corso del quale l’acqua viene racchiusa in minuscole strutture di vetro simili a perline. La seconda teoria è che si verifichi un processo a due stadi, in cui l’idrogeno del vento solare raggiunge la superficie della Luna, dove si combina con l’idrossile – un atomo di idrogeno legato a un atomo di ossigeno – per formare l’acqua. Quale che sia il processo di formazione, la scoperta  dell’”acqua lunare”,  interessa le agenzie spaziali in vista di missioni di lunga durata con equipaggio umano, che ha la necessità di poter contare su riserve d’acqua liquida. “Aver visto la firma spettrale della molecola d’acqua è un grande passo avanti, perché ci permette finalmente di risolvere una questione aperta da anni”, ha commentato  Enrico Flamini, presidente della Scuola Internazionale di Ricerche per le Scienze Planetarie (IRSPS) presso l’Università di Chieti-Pescara.

Rita Lena

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