Creato embrione ibrido pecora-uomo

 

salk-instituteAd un anno della creazione al Salk Institute della prima chimera uomo maiale , un embrione di suino nel quale erano state infuse cellule umane, ora gli scienziati della Università della California Davis hanno annunciato al meeting della American Association for the Advancement of Science di Austin, in Texas di aver creato una nuova chimera uomo pecora: un embrione di pecora nel quale sono state infuse cellule staminali umane riprogrammate, impiantato nell’utero di una pecora e fatto crescere   per 28 giorni. Un embrione animale in cui sono state infuse cellule umane con un rapporto di una su diecimila, una percentuale superiore a quella dell’ibrido di suino ottenuto un anno fa in cui il rapporto era una cellula umana su 100mila animali. In ambedue i casi, si tratta, comunque,  di un rapporto  superiore a quello necessario per far crescere un organo compatibile, senza rischio di rigetto,  e cioè una cellula umana su 100 animali . Che è l’obiettivo finale della ricerca.

L’embrione è stato ottenuto con la tecnica ”taglia e incolla” del Dna, Crisp Cas 9,  che, modificando il patrimonio genetico, potrebbe, in teoria, aiutare anche a neutralizzare il rischio di passaggio di malattie animali pericolose per l’uomo. Secondo Pablo Ross, coautore della ricerca , risultati incoraggianti erano già stati ottenuti nel 2017, quando con la tecnica Crisp-Cas 9  hanno sviluppato un pancreas di topo in ratti sani, per poi trapiantarlo in topi diabetici che sono guariti.

Una ricerca rivoluzionaria che, però, solleva parecchi dubbi etici. Gli stessi ricercatori ammettono che usare questi embrioni per trapianti nell’uomo sarebbe, ora, impossibile, “perché ci sia compatibilità – spiega Ross –  ci deve essere una cellula umana ogni 100 animali. Ci rendiamo conto che il problema dei trapianti è molto importante a livello sanitario mondiale, ma se dovessimo scoprire  che cellule umane migrano nel cervello dell’animale non potremmo portare avanti i nostri tentativi di creare organi”.  Dubbi condivisi anche da Giuliano Grignaschi, Istituto Mario Negri e  Research4life, che dice “Siamo ancora molto lontani dal punto di vista tecnico dal poter ottenere un organo che una volta trapiantato non comporti rischi sanitari per il ricevente”.

Ma, per chi è in lista di attesa per un trapianto, queste ricerche  rappresentano una vera speranza, se si pensa che ogni ora negli USA sei nuove persone si iscrivono in una lista di attesa e ogni giorno ne muoiono mediamente 22 perché l’organo non è arrivato in tempo. Mentre in Italia le persone in lista per il trapianto sono 9 mila.

 

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