Covid-2, allarme negli allevamenti di visoni

Per la Sars-Cov-2 è stata accertata in  Olanda la trasmissione del virus uomo/animale e animale/uomo in allevamenti di visoni. Dal giugno 2020, sono stati identificati in Danimarca 214 casi umani di COVID-19 con varianti  su SARS-CoV-2 associate a visoni d’allevamento, inclusi 12 casi  umani con un’ unica  variante , segnalati lo scorso  ​​5 novembre. Questi  ultimi  12 casi sono stati identificati nel settembre 2020 nello Jutland settentrionale, in Danimarca. 

Le 12 persone infettate hanno  un’età compresa tra 7 e 79 anni:  otto avevano un legame con l’industria dell’allevamento dei visoni, mentre  quattro provenivano dalla comunità locale. La prova dell’avvenuta trasmissione uomo/visoni-visoni/uomo arriva da  uno  studio olandese  pubblicato su Science, che sottolinea come la presenza di Sars-Cov-2 sia  stata segnalata per la prima volta alla fine di aprile 2020  in due allevamenti di visoni. Allertate, le  autorità olandesi hanno subito attivato il Sistema nazionale di sorveglianza per le malattie zoonotiche, istituendo un ampio  sistema di sorveglianza  

Malgrado le misure di biosicurezza, la sorveglianza e i sistemi di allerta precoce adottati, oltre all’immediato abbattimento dei visoni infetti, si sono verificati tre grossi focolai infettivi negli allevamenti con modalità di trasmissione sconosciute.  Bas Oude Munnink, Erasmus MC, Department of Viroscience, Rotterdam olanda, (un centro di ricerca che collabora con l’Organizzazione Mondiale della Sanità –OMS -) primo autore e coordinatore di un ampio gruppo di ricercatori di diversi istituti di ricerca olandesi,  ha  condotto un’indagine approfondita nei 16 allevamenti di visoni colpiti per primi dall’infezione,   combinando la diagnostica SARS-CoV-2, il sequenziamento dell’intero genoma e interviste approfondite con i lavoratori agricoli.  

L’ampio lavoro di analisi ha rivelato che alla fine di giugno, 66 su 97 (68%) dei  visoni, di coloro che vivevano o lavoravano negli allevamenti e / o dei  loro  contatti,  esaminati si erano infettati con SARS-CoV-2 e i genomi virali dei visoni  presentavano sequenze diverse. I focolai infettivi individuati  e studiati  hanno avuto origine, secondo gli scienziati,  da casi umani di Covid-19 causati da  virus che avevano una mutazione, D614G,  denominata variante “cluster 5”, che presentava una combinazione di mutazioni o cambiamenti che non erano stati mai osservati in precedenza. 

Ulteriori analisi hanno rivelato anche,  che alcune persone erano state infettate da ceppi virali con sequenze di origine animale, dando prova dell’avvenuta  trasmissione da animale a uomo.  “Fare ricerche sui visoni ed altre specie di mustelidi è importante per capire se questi animali sono a rischio di diventare ”specie serbatoio” di Sars-Cov-2”, spiegano i ricercatori. Infatti, la preoccupazione  è che i  visoni, o qualsiasi popolazione animale, potrebbero diventare un serbatoio di SARS-CoV-2, trasmettendo il virus tra di loro, e contribuire  ad amplificare e diffondere un virus mutato che colpisce l’uomo.

“Quando i virus si spostano tra le popolazioni umane e animali – spiega l’OMS –  possono verificarsi modificazioni genetiche nel virus. Questi cambiamenti possono essere identificati attraverso il sequenziamento dell’intero genoma e, una volta trovati, è possibile studiare le possibili implicazioni di questi cambiamenti  nelle manifestazioni cliniche della malattia negli esseri umani”.

Secondo l’OMS,  le implicazioni dei cambiamenti identificati in questa variante virale non sono ancora ben comprese. Però, ”i  risultati preliminari indicano – dice l’OMS –  che questa particolare variante associata al visone  e trovata sia negli animali, sia nei 12 casi umani, mostra una sensibilità moderatamente ridotta agli anticorpi neutralizzanti. Sono necessari ulteriori studi scientifici e di laboratorio per verificare i risultati preliminari riportati e per comprendere le potenziali implicazioni di questi risultati in termini di diagnostica, terapia e vaccini in fase di sviluppo”.  

SARS-CoV-2, il virus che causa la COVID-19, è stato identificato per la prima volta nell’uomo nel dicembre 2019 e al 6 novembre 2020, ha colpito più di 48 milioni di persone causando oltre 1,2 milioni di decessi in tutto il mondo. Sebbene si ritenga che il virus sia ancestralmente legato ai pipistrelli, l’origine  zoonotica del virus e gli ospiti intermedi di SARS-CoV-2 non sono stati ancora identificati. “E’  fondamentale – avvertono i ricercatori  – che il settore della produzione e del commercio di pellicce non diventi serbatoio di un futuro spillover (salto di specie) di Sars-CoV-2 per gli esseri umani”.

Ad oggi, sei paesi, vale a dire Danimarca, Paesi Bassi, Spagna, Svezia, Italia e Stati Uniti d’America, hanno segnalato il  SARS-CoV-2, nei visoni d’allevamento all’Organizzazione mondiale per la salute animale (OIE).

Rita Lena

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *