Concorso per dirigenti scolastici e allungamento dell’età pensionabile

Il nuovo concorso per diventare dirigenti scolastici

Entro la prossima primavera prenderà il via l’atteso concorso per diventare dirigente scolastico: la comunicazione è stata fornita dal Ministero dell’Istruzione ai sindacati. E trova conferma nell’indicazione, nel decreto Milleproroghe di fine 2014, dove viene indicato il 31 marzo 2015 come limite di pubblicazione del decreto interministeriale relativo alla selezione di nuovi presidi della scuola pubblica. Nei prossimi giorni partirà l’iter che poterà alla realizzazione del decreto da parte della Presidenza del Consiglio dei ministri, ma sui requisiti di accesso i giochi sono praticamente fatti: per partecipare alla selezione dei nuovi presidi, che metterà a bando circa 2.800 posti, continueranno ad essere richiesti 5 anni di servizio di insegnamento. Il concorso durerà un anno. Sono previste quattro prove: un test preselettivo, due scritte, un colloquio finale. Seguiranno sei mesi di corso. L’obiettivo è di poter assumere i nuovi presidi per il primo settembre 2016. Inoltre, con ogni probabilità, le selezioni si svolgeranno a Roma.

Per la prima volta sarà compreso il servizio da precario: “questo risultato rappresenta un’altra vittoria del nostro sindacato – ha commentato Marcello Pacifico, presidente Anief e presidente organizzativo Confedir –, raggiunta grazie alla sentenza 5011/2014 del Tar del Lazio, che ha ritenuto che per partecipare al concorso per presidi può essere ritenuto valido anche il periodo di precariato perché equivalente a quello svolto dai colleghi di ruolo. In pratica, i giudici hanno appurato che il servizio prestato da precario o post-ruolo va considerato allo stesso modo: esattamente come avviene con i titoli accademici di accesso. Come confermato, su più ambiti, dalla Corte di Giustizia europea lo scorso 26 novembre”. Ma l’Anief ritiene la presa d’atto da parte del Miur sui requisiti d’accesso ancora non completa. “Riteniamo, per gli stessi principi ripresi dai giudici nei vari gradi di giudizio, – continua il presidente del giovane sindacato – che per partecipare al concorso per diventare preside non sia indispensabile essere docenti di ruolo. Se un candidato è in possesso dei requisiti di accesso – la laurea, l’abilitazione all’insegnamento e gli anni di servizio – non ha alcun motivo per non essere ammesso alla selezione. E non significa nulla se ha un contratto a tempo indeterminato o no”.

Allungamento dell’età pensionabile

Giungono intanto novità sul fronte dell’età pensionabile. A partire dal 1° gennaio 2016, per lasciare il lavoro saranno necessari quattro mesi in più. A confermarlo è il decreto del ministero dell’Economia, pubblicato in Gazzetta Ufficiale allo scadere del 2014. I requisiti d’età per le diverse categorie, lavoratori del pubblico o del privato, uomini e donne, saranno così spostati in là di una stagione, ma le novità non si fermano qui: viene aggiornato anche il sistema delle quote, che vigeva per tutti prima dell’arrivo della riforma Fornero e che ora resta in piedi per determinati target, tra cui però ci sono anche gli esodati, nonché i prepensionati del pubblico impiego. Per loro da gennaio del prossimo anno il diritto all’uscita verrà conquistato solo una volta raggiunta quota 97,6. L’adeguamento si deve ad un norma approvata dall’ultimo Governo Berlusconi che prevedeva il ritocco di età e requisiti con cadenza triennale, sulla base delle nuove speranze di vita rilevate dall’Istat. Nel 2013 il salto in avanti fu di tre mesi, ora se ne farà uno ancora più lungo.

”In Italia la normativa sulle pensioni sta diventando insostenibile, – spiega ancora il presidente Anief, Marcello Pacificonell’ultimo quinquennio, le riforme sulla quiescenza hanno allungato di dieci anni l’età pensionabile. Basta dire che dal 2050, i neo-assunti potranno andare in pensione dopo 70 anni o 46 anni e mezzo di contributi. Ci mancava questa delega, strappata dall’ex ministro Tremonti, che autorizza la presidenza del Consiglio dei Ministri ad agire autonomamente. Come sindacato non staremo comunque a guardare”.

Intanto, nella scuola, potrebbero lasciare il servizio oltre 30mila docenti e Ata, più del doppio della scorsa estate: ma molti decideranno solo all’ultimo momento, c’è tempo fino al 15 gennaio, per via della decurtazione tutta italiana dell’assegno anche del 25-30%.

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