Ciampi, presidente dell’orgoglio italiano ed europeo

ciampiDa oggi siamo orfani di Carlo Azeglio Ciampi, presidente dell’orgolio italiano, ma anche europeo. Per lui – ricorda il prof. Lino Saccà, del network “I mediterranei” (Jean Monnet Chair)  –  “la Banca d’Italia ha rappresentato un’alta scuola di formazione non solo monetaria, ma di acquisizione del senso e del ruolo dello Stato; come per altri l’IRI”.

“Il  senso dello Stato e l’irreversibilità di essere membro per l’Italia delle Comunità Europee è stato per Ciampi – osserva Saccà – un elemento costitutivo della Sua azione politica. Ha consentito all’Italia di non perdere l’appuntamento con la Moneta Unica e quindi di operare e cogliere tutto il valore aggiunto degli scambi commerciali in un Mercato Unico”.

Sembrava mite, ma aveva una forza immesa, quella delle sue idee e dei suoi principi. “Ciampi sapeva che i parametri di Maastricht erano inscindibili dalla rinuncia al marco del Governo tedesco, così come aveva potuto dedurre che l’Euro, accordo tra Germania e Francia, non avrebbe potuto fare a meno dell’Italia sia per i 58 milioni di consumatori da non penalizzare, ma anche perché lo scambio franco-marco (con il nome dell’Euro) non era accettato dal popolo francese. Con l’Italia si andava “oltre” il Benelux; mentre con la presidenza francese della BCE il ruolo politico della Francia era ritenuto preminente. Ciampi sostenne il Comitato per l’Euro e pose attenzione al Comitato per i Fondi strutturali. Il suo sentire Europeo era conseguente alla capacità d’interpretare correttamente il ruolo dell’Europa ed in essa la capacità dell’Italia di essere competitiva, trasmettendo una corretta lettura della funzione di unità dello Stato”.

 

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