ANALISI/ Quo vadis Europa? Nuovi equilibri e piccoli passi

Si è votato, dal 23 al 26 Maggio, per l’Europa con la consapevolezza di alcuni che bisognava scegliere tra una maggiore sovranità o l’Europa delle Nazioni.

Il prof. Lino Saccà

La maggior parte dei cittadini hanno scelto l’Europa possibile: una maggiore integrazione, sostenuta dall’onda lunga del cambiamento rappresentato dalla necessità di una politica ambientale che salvi il pianeta terra.

Il nuovo Parlamento per una maggioranza sicura metterà assieme popolari, socialisti, liberali ed ambientalisti. Martedi 28 maggio, il Vertice informale ha preso atto del voto con l’indicazione di Weber, ma anche del cambiamento con la proposta di sostenere la danese Vestager. TusK inizierà o continuerà a dialogare con gli Stati per arrivare al prossimo Consiglio Europeo, 20-21 Giugno, ad una soluzione condivisa, che riguarderà anche la Presidenza del Consiglio, l’Alto Rappresentante  dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza e la presidenza della BCE, che certamente difenderà la propria autonomia, così auguriamo al Palamento per l’elezione del nuovo Presidente, mentre il cittadino rileverà un ulteriore deficit democratico se le indicazioni dei risultati elettorali saranno interpretati con la preminenza intergovernativa.

La Germania ha più di una opportunità se tra le priorità  la Presidenza della Commissione è ritenuta preminente la candidatura della Merkel certamente non troverà ostacoli, così pure senza ostacoli sarà l’eventuale scelta di presiedere il Consiglio; Se invece la politica monetaria, dopo l’era Draghi, è da rivedere, la candidatura Weidmann sarà sostenuta, anche se il banchiere tedesco ha dovuto rivedere la rigidità del suo pensiero, visto o constatato che i margini di cambiamento sono limitati, per evitare che “un processo di normalizzazione” anelastico con un rialzo dei tassi e il ridimensionamento dello scudo anti-spread abbia effetti sui titoli di Stato nell’Eurozona, maggiori interessi e aumento dello spread sono da evitare. Mentre il francese Francois Villeroy viene ritenuto più in continuità con la Presidenza uscente; Così pure va valutata la possibilità che un finlandese (LiiKanen o Rehn) possano rappresentare una scelta possibile. Senz’altro, qualcosa cambierà, ma in modo graduale avendo Draghi conseguito degli ottimi risultati di stabilità e non tracollo del sistema bancario  con richiami indiretti agli Stati, affinché rivedano gli strumenti di politica economica con riforme strutturali e rientro graduale nei parametri di Maastricht. L’esame dei risultati del voto pone all’attenzione che le potenziali candidature agli incarichi istituzionali più incisivi evidenziano un ulteriore autunno per il Mediterraneo per la mancanza di sensibilità vissute anche nella vicina Africa. L’U.E. ha proprio bisogno di un Mediterraneo di Pace.

Non “odo augelli far festa”: l’onda lunga dei cambiamenti anti austerità, Syriza in Grecia, Corbyn in UK, Podemos in Spagna, la France insoumise, non attrae consensi. La sinistra radicale ha perso, ha solo 41 eurodeputati il 20% in meno rispetto ai 52% della precedente legislatura; La France insoumise realizza il peggior risultato dalla nascita; Podemos in Spagna è marginalizzato; in Grecia Syriza perde e Tsipras è costretto a scegliere le elezioni generali anticipate; Crolla anche il Labour di Corbyn con il 14,1% di voti, rispetto al 40% delle elezioni generali del 2017, paga l’ambiguità o la non scelta tra Brexit o Remain; così pure i Tory, la May “spontaneamente” ha capito e si è dimessa, ma i conservatori crollano al 9%, soltanto due anni prima nel 2017 alle elezioni generali avevano ottenuto il 42,4% dei consensi.

Però anche oltre la Manica i sudditi, cittadini Europei, rilevano l’incapacità a percorrere un “felice” Brexit e coloro che ancora credono di non appartenere al Continente Europa hanno votato Farage. Il Brexit Party, però, con un 31,7% di consensi al P.E. rappresenta una sparuta minoranza, la cui ambiguità e contraddizione è palese: “non crediamo all’U:E. però condividiamo lo status di Parlamentari con i soli vantaggi e nessuna funzione politica costruttiva e coerente con il ruolo di un Parlamento”.  Sempre sul tema Brexit o Remain, tolte le frange più radicali e tenuto conto che i liberaldemocratici favorevoli, senza se e senza ma, al Remain hanno ottenuto il 20% dei consensi, i sudditi pro Europa rappresentano il 41%, mentre il 35% insistono per uscire. I Lib-Dem sono al 24% ed il Brexit Party al 22%, così dicono gli ultimi sondaggi subito dopo il voto del 26 Maggio: coerenza docet.

Rileviamo anche che il percorso è sempre più accidentato; in Scozia, Nicola Sturgeon chiede un secondo referendum prima del 2021, per consentire al popolo scozzese l’opportunità di rigettare il Brexit e rimanere nell’Unione.

Se Bruxelles, coerentemente, non rivede l’accordo e l’informazione dei suddetti sarà corretta certamente condivideranno la visione politica della Thatcher, che sapeva bene che stare nelle Comunità permetteva di decidere insieme. Pertanto, spetta ai sudditi scegliere tra referendum o voto anticipato, una cultura democratica da praticare prima o dopo la nomina dei nuovi Commissari.

 Affrontare le sfide interne per superare anche le sfide esterne

Ribadiamo che bisogna cogliere il cambiamento e le sensibilità verso la qualità della vita nell’era digitale. Nel contesto va esaminata la potenzialità del voto online con la tutela della segretezza del voto, è un cammino obbligato: meglio ponti che muri, consapevoli del ruolo inclusivo della funzione pubblica: sostenere la politica e pubblicare i bilanci nella loro interezza anche delle Fondazioni. 

La democrazia e la sua condivisione si legge anche con la partecipazione al voto. Il Parlamento Europeo è stato votato da poco più del cinquanta per cento degli aventi diritto, evidenziando che nei Paesi del centro est è al di sotto della media, mentre nel Benelux e Malta è oltre il settanta per cento, bassa l’affluenza anche in UK, così da rilevare per una corretta informazione che gli eletti spesso rappresentano una percentuale di consensi inferiori al 25% dei votanti.

Deficit demografico e rappresentanza non rispondente ad uno sviluppo del territorio coerente con l’abbattimento dei confini e l’affermarsi del Mercato Unico. Per una maggiore etica o credibilità politica sono da evitare candidature di capi  lista, che eletti, a volte in più circoscrizioni, rinunciano.

Così pure c’è da imparare dalle elezioni un comune sentire dei giovani per l’ambiente che non conosce confini e non accetta un nazionalismo che impedisce di agire per risolvere i problemi reali coerentemente con lo status di Stato membro e nuovi equilibri Istituzionali.  Le decisioni si prendono a Brux e l’Ungheria ha manifestato consapevolezza; La risposta possibile che la logica del voto evidenzia con la chiara consapevolezza del ruolo della dialettica Istituzionale è la necessità di dare maggiore sovranità politica all’Unione.

In questo contesto di maggior sentire l’Unione come soggetto politico, si percepisce che i giovani hanno superato la logica dei confini, il Mercato Unico con le quattro libertà, l’Azione J.Monnet ed Erasmus, l’affermarsi dei Programmi Quadro nella ricerca, Interreg, la stessa PAC hanno reso possibile un comune sentire, visibile nella bandiera blu a 12 stelle e costantemente praticato con l’Euro, Moneta Unica. C’è, quindi, un humus naturale per approfondire il dibattito di come superare il deficit democratico, distinguendo i livelli di rappresentanza e consentendo nel 2024 che le regioni già di confine costituiscano collegi unici ed i Commissari anch’essi eletti, in minor numero quali espressioni dell’interesse dell’Unione, operino nell’interesse di tutti i cittadini. Non rimane che superare le vecchie logiche a sostegno di uno sviluppo locale, che, nell’era della globalizzazione e delle “guerre” commerciali, ha sempre più bisogno di una sovranità Europea e una democratizzazione delle Organizzazioni Internazionali.  Un approdo differente agli USA di oggi, consapevoli che le soluzioni democratiche aiutano a non dividere, rimanendo uniti in Gran Bretagna e Irlanda del Nord e in Europa.

Pasquale Lino Saccà

(Jean Monnet Chair ad personam E.C.; Network “I Mediterranei South East Dialogue)

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