ANALISI/ L’autunno dell’UK e l’eredità di Draghi

In continuità con la Storia, non avulsa dalla Geografia, il 23 Luglio Macron ha ricevuto all’Eliseo madame von der Leyen, prima visita dopo l’elezione,  dal 24 al 26 Agosto ha presieduto il G7 a Biarritz, la Presidenza francese  (termine 31.8.2019) ha svolto un ruolo di mediazione condivisa in politica estera e di sicurezza (Iran, Russia e Corea del Nord), si è parlato di economia, tutela dell’ambiente e lotta alle disuguaglianze. La Merkel con discrezione ha lasciato a Macron la visibilità maggiore, mentre Juncker e Tusk  rappresentavano l’U.E. in un momento di transizione, dal 1 novembre avremo una nuova Commissione, che dai risultati delle elezioni Europee darà un nuovo slancio al cammino di Pace. La procedura prevede che le commissioni parlamentari procederanno, per competenza, alle audizioni dei Commissari designati, come previsto dal regolamento interno del Parlamento Europeo. Una volta ricevuta l’approvazione del Parlamento, la Commissione sarà ufficialmente nominata dal Consiglio Europeo.  

«Questa squadra plasmerà la via europea – ha detto Von der Leyen -: adotteremo misure coraggiose contro i cambiamenti climatici, costruiremo il nostro partenariato con gli Stati Uniti, definiremo le nostre relazioni con una Cina più autoassertiva e saremo un vicino affidabile, ad esempio per l’Africa. Questa squadra dovrà battersi per difendere i nostri valori e le nostre norme a livello mondiale. Voglio una Commissione determinata, chiaramente incentrata sulle questioni all’ordine del giorno e in grado di fornire risposte».
Nel discorso alla plenaria del 16 Luglio al P.E. madame von der Leyen ha trasmesso il Suo europeismo familiare vissuto accanto al padre (Capo di Gabinetto di von der Groeben e Direttore Generale alla Concorrenza), quando le Comunità Europee, (Hallstein primo presidente della Commissione) compivano i primi passi di un cammino di Pace da ricordare ai giovani che adesso colgono i vantaggi di un Mercato Unico, ma dal clima al pilastro sociale si aspettano un’Europa capace di dare a loro un futuro sempre migliore. Cosi la nuova Presidentessa ha dato una svolta al cambiamento necessario, ma in continuità con chi l’Europa l’ha vissuta. Alla domanda d’Europa le risposte riguardano la parità di genere, gli obiettivi da raggiungere in tempi certi per gestire il cambiamento climatico, i problemi sociali, la famiglia, l’immigrazione, l’Europa della difesa in ambito Nato, il tutto in un contesto di maggiore integrazione per consentire all’Unione di parlare con una voce sola, sostenendo una democratizzazione dei collegi sovranazionali ed il capo lista, tenendo ben presente l’unicità dei collegi nelle regioni prima confinanti. C’è una maggiore consapevolezza che la politica economica ha bisogno di una politica fiscale più equa, non solo tassare i colossi del web per impedire “furbizie”, ma anche convertire i paradisi fiscali, l’austerità va riletta regolamentando, a livello Europeo, le oscillazione delle imposte e tasse, poichè il surplus cosi realizzato penalizza il Mercato Interno e rende il patto di stabilità uno strumento non equo; Così pure il pilastro sociale con il dumping dei salari che sfrutta il lavoratore e delocalizza le imprese, mentre una politica innovativa nella ricerca può creare opportunità di lavoro per i giovani anche nelle regioni periferiche dell’Unione. Il 1° novembre inizia una nuova era, ma la continuità politica è confermata anche dalle decisioni della BCE e dalla volontà, ribadita, di Draghi di dare le risposte migliori: whatever it takes.   

Sempre in Estate i conservatori il 23 Luglio hanno eletto leader Boris Johnson, dal  24 l’UK ha un nuovo premier,  ricordiamo anche che il 22 alla Camera dei Comuni Hunt Ministro degli Esteri aveva chiesto una missione di protezione Europea nello Stretto di Olmuz: Brexit o Remain? Però sempre il 22 Luglio i liberal democratici hanno una nuova leader, l’uscente ha passato il testimone alla nuova generazione in continuità con il Remain. I tempi sono stretti il 31 ottobre è prossimo, la Camera dei Comuni ha ribadito il No ad un hard Brexit nonostante i tempi stretti della chiusura della Camera dei Comuni, così pure è fallito il tentativo di nuove elezioni il 14 ottobre.

I Conservatori con il nuovo governo tutti Brexiteers sono in minoranza alla Camera dei Comuni, che ha escluso  un hard Brexit, così come ha bocciato l’accordo della Teresa May, mentre  le istituzioni Europee non sono disponibili a rivedere l’accordo raggiunto. In questo contesto la procedura lascia aperte due ipotesi, democratiche, voto anticipato e quindi i sudditi si pronunceranno sul Remain o nuovo referendum probabilmente in primavera; entrambi non sono da escludere per il Premier è una scelta obbligata, visto il richiamo alla sovranità democratica. Certamente i conservatori prenderanno più voti delle europee dato che assorbiranno i voti di Farage, sarà una vittoria interna, ma non avranno la maggioranza per governare; mentre il dubbio laburista porterà più voti ai liberal democratici sempre più coerenti e “giovani”.

Però il sistema non è più bipolare non è Corbyn l’avversario.  Il capo negoziatore Ue per la Brexit Michel Barnier alla plenaria del Parlamento Ue a Strasburgo, il 18 Settembre, dichiarava: “Il backstop, la rete di sicurezza, è fondamentale perché in Irlanda la Brexit causa il maggior numero di problemi e maggiori rischi”, precisando che in Irlanda “c’è una situazione politica specifica, legata ad una storia tragica”. Barnier ha ricordato che il “Regno Unito e l’Irlanda sono i garanti dell’accordo” e “che la ragione della nostra insistenza” sul backstop “non è mai stata una questione ideologica ma pragmatica”, in quanto con tale rete “preserviamo dei requisiti”. L’Ue “non vuole il ritorno di una frontiera fisica ma che vengano tutelati gli accordi del Venerdì santo, mantenendo l’integrità del nostro mercato unico ed infine sostenere l’economia dell’intera isola” dell’Irlanda.

Deduciamo che l’Irlanda non avrà frontiere ed il Regno rimarrà Unito, vista la manifestata volontà della Scozia di rimanere nell’Unione. Rimane sempre più solo il premier Johnson, Bercow, lo speaker della Camera dei Comuni si è dimesso (decorrenza 31.10.19), come ultima battaglia vuole fermare Boris sulla Brexit.  

Nel leggere La Giara di Pirandello possiamo trovare la risposta: già sappiamo che la ”colla” di Johnson non tiene, a dare “l’ultimo calcio” sarà l’ostinato premier, liberando i conservatori Brexiters, mentre i sudditi, più consapevoli, saranno chiamati a decidere: Brexit o Remain, con un referendum o votando per la nuova Camera dei Comuni.  

In questa  lunga estate l’Italia ha ribadito il suo europeismo, superando le negligenze del precedente governo.  Il 3 agosto da Palazzo Chigi in conferenza stampa la Presidente della Commissione ha confermato che l’Italia, per la posizione geografica e i suoi quasi 60 milioni di consumatori, è interlocutrice   primaria  nella governance dell’Unione e la scelta del Premier di sostenerla, rafforza il ruolo politico della penisola. Marginali coloro che continuano a non voler capire, mentre per il Sud un Commissario alla politica di coesione e regionale avrebbe rafforzato  il dialogo sud est.

Il Consiglio Europeo del 17 – 18 ottobre con le Sue conclusioni dirà come coniugare assieme il potere d’iniziativa della Commissione con le politiche e le priorità della nuova Commissione, in un contesto che  riguarda il bilancio comunitario, una nuova Agenda strategica 2019/24, le cui priorità sono: -proteggere i cittadini e le libertà; -sviluppare una base economica forte e vivace;-costruire un’Europa verde, equa, sociale e a impatto climatico zero; -promuovere gli interessi e i valori europei sulla scena mondiale.   Evidenziamo la funzione d’indirizzo politico dei due Presidenti, Mattarella e Steinmaier, così come si percepisce dai recenti incontri, così pure notiamo che i ritardi, immigrazione, dumping sociale e fiscale sono dovuti agli egoismi degli  Stati che le sfide interne del sovranismo obbligano a superare e ricordare: Le Totalitarisme confisque toutes les  Libertes, l’Autoritarisme confisque la Libertè politique.  Ricordiamo anche che l’onda del fondamentalismo non iniziò l’11 settembre 2001, ma nel 1979 con l’invasione dell’Afghanistan da parte dell’URSS e con la rivoluzione di Khomeini in Iran.

Così pure rileviamo che il 17 settembre scorso il P.E. in plenaria ha confermato (394 voti favorevoli, 206 contrari e 49 astensioni) la nomina di Christine Lagarde alla presidenza della B.C.E. Mentre venerdi 13 e sabato 14 a Helsinki, nella riunione informale dell’Eurogruppo, Draghi ha ricevuto il consenso della maggior parte dei 19 ministri finanziari della zona euro e della Commissione Europea per gli stimoli monetari e sul richiamo a Berlino e l’Aja per far rispettare le regole Ue sugli squilibri macroeconomici, che “impongono” a questi Paesi con surplus eccessivi nelle partite correnti “di investire di più per frenare il rallentamento dell’economia”. L’Europa, prima potenza commerciale mondiale, può sostenere un commercio internazionale che nel rispetto delle regole non trascuri la qualità e con essa la salute.  Venerdi 20 dai villaggi alle grandi città, in tutto il mondo, mobilitazione senza precedenti per il clima, il giorno dopo 21 l’attivista Greta Thunberg ribadiva: “Abbiamo mostrato che siamo uniti, e che noi giovani siamo inarrestabili“, dando il via al Youth Climate Summit all’Onu, al fianco del segretario generale Antonio Guterres, che all’apertura del summit così si è espresso « Le problème des dirigeants du monde, c’est qu’ils parlent trop et écoutent trop peu ».

Mentre il mondo scende in Piazza per difendere il clima e, soprattutto, i giovani impongono tempi certi nell’attivazione di scelte politiche, che incidano profondamente nel rendere il pianeta terra vivibile, all’ONU il vertice sul clima  mira ad accelerare l’attuazione dell’accordo di Parigi . La Germania riafferma il suo ruolo guida nell’UE, approvando un programma per ridurre le emissioni di CO2 nel Paese del 55% entro il 2030, investendo fino a 100 miliardi di euro, rispondendo alle pressanti sensibilità ambientalistiche presenti in tutta l’Ue.

Rileviamo anche che sempre di più c’è la consapevolezza che bisogna rivedere Dublino, attivare dei corridoi umanitari e dare all’U.E. i poteri necessari per gestire i flussi migratori verso il continente Europeo; Nella Carta dell’ONU del 1945, si legge « respecter les droits humains et les libertés fondamentales sans distinction de race, sexe, langue ou religion ».

Quo vadis Europa? in un mondo digitale e senza confini il pendolo va velocemente in avanti sapremo innovare nella ricerca e recuperare i ritardi? le politiche dell’Unione ed una dialettica istituzionale con nuovi e più avanzati equilibri è sempre più condivisa, mentre i giovani confermano il superamento dei confini e la domanda di un’Europa di Pace democratica, che coinvolga i cittadini Europei e dialoghi con gli altri Continenti.

Roma 23. Settembre 2019

Pasquale Saccà (J.Monnet Chair ad personam E.U.; President Scientific Committee Network ” I Mediterranei South East Dialogue”)

Quo vadis Europa? Ne parleremo in tre seminari il 31 ottobre, il 20 novembre e il 18 dicembre, esaminando i nuovi assetti istituzionali e le politiche dell’Unione con le Conclusioni dei Consiglio Europeo e della Presidenza della Finlandia. Al primo incontro, che si terrà nella sede della CNA, a Roma, parteciperanno anche gli allievi del Master di Giornalismo della LUMSA, diretto da Carlo Chianura.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *