ANALISI/ Così parlò il cittadino europeo


C’è qualcosa di nuovo (Sassoli – von der Leyen), anzi d’antico (il Direttorio Francia-Germania): il Parlamento Europeo dopo aver eletto il 3 Luglio il nuovo Presidente, David Sassoli (S&D), il 16 Luglio (ore 18) ha votato ed ha eletto Presidente della Commissione la sig.ra von der  Leyen con il voto favorevole del PPE e S&D (con qualche mugugno) più liberali e M5s, 383 voti favorevoli, 9 in più, rispetto ai 374 necessari; hanno votato contro gli ambientalisti, i sovranisti di Francia, Italia (Lega) e Germania, così pure i pro Brexit.   

David Sassoli, presidente del Parlamento europeo

Non è stato semplice, ma alla fine il Consiglio Europeo “straordinario” (30 giugno 1 e 2 luglio) con motore franco tedesco ha condiviso le indicazioni di Macron e Merkel: von der Leyen (Presidente Commissione,)  Christine Lagarde (Presidente BCE), il belga Charles Michel (Presidente del Consiglio Europeo) e lo spagnolo Josep Bellin (Alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza). L’Europa dei piccoli passi procede, dopo aver constatato che la volontà dei cittadini dell’Unione vuole rendere la Pace irreversibile dando fiducia ai partiti che sostengono una maggiore sovranità istituzionale dell’Europa. Altro dato, la ragione e la risposta costruttiva del governo italiano hanno allontanato la procedura d’infrazione, conseguentemente lo spread è sceso a 207,06 ed ha chiuso a 197 chi paga i ritardi e le strumentalizzazioni che hanno favorito i rialzi dello spread? Prepariamoci anche al dopo Draghi ed alla indispensabile e fattiva presenza dell’Italia o dell’U.E. nelle Organizzazioni Internazionali: FMI docet.  

“Vuolsi così colà ove si puote ciò che si vuole e più non dimandare”, non è più così?

Non è stato trascurato il principio o prassi che le due maggiori forze politiche esprimevano i loro candidati alle cariche apicali, quindi i Capi di Stato o di Governo hanno iniziato i loro incontri tenendo conto anche che per la maggioranza liberali e ambientalisti dovevano essere coinvolti, quest’ultimi però non hanno considerato sufficienti le proposte condivisibili sul clima della sig.ra Leyen.

La Francia “secondo tradizione”, Nizza docet, ha anteposto, alla volontà dei cittadini Europei nel sostenere i capilista, il metodo intergovernativo, ma non essendo sufficiente ha posto in evidenza il genere, prima Vestager successivamente Leyen. Così come la Storia insegna il Direttorio, franco tedesco, sempre nella logica delle forze politiche che coerentemente oltre a garantire la governabilità permettono all’Unione di procedere, ha deciso “consensualmente” con i 28 Capi di Stato o di Governo. Certamente chi la Storia la ignora rimane ai margini, così il Benelux è interlocutore assieme alla Spagna, mentre l’Italia, Paese fondatore, deve attendere che si tenga conto della geografia e della demografia, elementi prioritari che consentono ancora alia nostra penisola di continuare ad essere interlocutrice (Paese fondatore, Paese Euro nonostante i parametri di Maastricht e non ultimo la Presidenza del P.E. sovranisti non determinanti).

Le elezioni del nuovo Parlamento e una partecipazione in aumento confermano che l’U.E. continua ad essere condivisa positivamente. Ma il sistema intergovernativo o di Direttorio aumenta il deficit democratico e lascia scontenti coloro che con entusiasmo o senso civico hanno votato a sostegno dell’indicazione dei capilista.

Certamente, qualcosa è cambiato dopo il voto e la condivisione degli incarichi; Il discorso del nuovo Presidente del P.E. e le priorità politiche espresse dalla Presidente della Commissione sono indicative, finalmente è percepito che le decisioni politiche istituzionali devono rispondere, in tempi certi, ai bisogni manifestati dai votanti: clima, pilastro sociale, dumping fiscale, immigrazione (oltre Dublino), il Mare nostrum ed i profondi cambiamenti nella vicina Africa ed in USA: non solo calcio.     

Come governare ed essere conseguenti? La nuova Commissione ed il nuovo P.E. hanno gli strumenti ed il potere, coerentemente devono rivedere il bilancio dell’Unione, che tassando equamente le società web o giganti hi-tech, GAFAM, può raggiungere il 3%, utile o indispensabile per una ripresa di lungo periodo, che utilizzi al meglio le risorse umane e finanziarie con il 9 Programma europeo di R&I per i sette anni che vanno dal 2021 al 2027. Ricordiamo anche la misurazione del PIL, solo parametri economici? o meglio un’accurata  analisi delle  12 dimensioni del benessere e degli indicatori che le compongono: Salute, Istruzione e Formazione , Lavoro e conciliazione tempi di vita, Benessere economico, Relazioni sociali, Politica e Istituzioni, Sicurezza, Benessere soggettivo, Paesaggio e patrimonio culturale, Ambiente, Ricerca e innovazione, Qualità dei servizi.

La globalizzazione e lo sviluppo locale vanno governati insieme, va sostenuta la funzione del Garante del contribuente, così pure l’Unione europea ha bisogno di proprie società di rating. Dalle Comunità all’Unione, il Mercato Unico con gli strumenti finanziari ha garantito la non marginalizzazione delle regioni periferiche, buona prassi utilizzata anche con i vari allargamenti.

L’Italia date le professionalità acquisite dalle Regioni ob.1 e visti i profondi cambiamenti (vedasi dibattito sulle voci del nuovo bilancio) dovrebbe proporre un  proprio Commissario alla Politica regionale, così da utilizzare al meglio gli strumenti finanziari e non trascurare lo sviluppo delle regioni periferiche con quote di bilancio sempre minori, dando continuità o rafforzando il dialogo sud est, visto anche che la Commissaria uscente alla politica regionale è rumena.

La Germania con le sue politiche di attenzione a non dimenticare, non dando priorità alle armi e favorendo una corretta gestione del deficit e del debito, ha sostenuto o condiviso che la Polonia, appena entrata nell’Unione avesse il Commissario alla politica regionale, conseguentemente superati i confini ha contribuito con la sua esperienza a un buon uso anche della Polonia degli strumenti finanziari dell’Unione. E’ questa Europa di Pace che bisogna diffondere, ponendo attenzione alla diversa sensibilità della Finlandia, che succede alla Romania nella Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea, e sostenendo la palese ed in parte condivisa necessità. che le sfide esterne, dazi, vendita delle armi, immigrazione e finanza, impongono di superare  il deficit democratico.

Il P.E. con la Sua maggiore visibilità dopo il voto, ribadita dal successo della sovranità del popolo, è un volano per una dialettica istituzionale più sovrana, votando nel 2024 assieme ai parlamentari anche i Commissari e, conseguentemente, per ridurli di numero senza intaccare la sovranità dei cittadini ridisegnare i collegi accorpando in collegi unici le regioni già di confini. Lo sviluppo locale simile s’integrerà ed il P.E. sempre di più funzionerà come Camera a sovranità Europea, mentre il Consiglio dei Ministri come Camera a sovranità indiretta degli Stati. Ritorniamo a Messina, oltre Nizza e Lisbona, e non dimentichiamo Barcellona per un Mare nostrum da condividere pacificamente anche con corridoi umanitari. Il 31 ottobre prossimo ne parleremo in un seminario del ciclo “Quo vadis Europa?” diretto al mondo dei media.

Pasquale Lino Saccà 

Jean Monnet Chair ad personam European Commission 

President Scientific Committee “I Mediterranei” South/East dialogue Roma

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