ANALISI/ La domanda d’Europa, la governabiltà del cambiamento per un futuro più democratico

Il voto del nuovo Parlamento Europeo e la Commissione del cambiamento lasciano ben sperare nel cammino verso una Unione soggetto politico. Angela Merkel dà certezza anche se a fine mandato,, ma consapevole della centralità della Germania nel contesto Europeo, mentre le dichiarazioni del “cambiamento” di Macron vengono attutite dai fatti. L’Unione Europea “soggetto” politico, dopo aver trascurato la Turchia  non risponde adeguatamente a coloro che in modo contorto cercano di disunire il Regno Unito; Boris “maldestramente” ha dovuto chiedere un rinvio a dopo il 31 ottobre con una procedura che evidenzia i limiti della condivisione di un percorso democratico: una lettera di richiesta di rinvio non firmata dal Governo di Sua Maestà, una lettera firmata dal primo Ministro, ma che evidenzia i rischi del rinvio ed una lettera firmata dall’Ambasciatore dell’U.K.; Macron ricorda il No di De Gaulle all’ingresso del Regno Unito nelle Comunità Europee, Pompidou ed il Vertice dell’Aja (1969) segnarono la svolta ed il primo allargamento. Il contesto internazionale e le sfide intercontinentali evidenziano l’assenza dell’Europa, che non decide o rinvia, rinchiusa negli egoismi nazionali, l’Italia manifesta delle contraddizioni, la Spagna si avvia a nuove elezioni, il dopo voto in Ungheria indica delle sensibilità diverse, mentre in Polonia non segna un cambiamento; mentre, il Portogallo del dopo voto continua a condividere una politica di sostegno allo sviluppo.

Il prof. Lino Saccà

Tante diversità che i tempi di decisione e la dialettica Istituzionale non permettono di essere presenti nella politica internazionale, ma rendono evidente l’approdo ad una sovranità Europea, che governi l’economia con un bilancio adeguato, non un misero 1%, (utilizzando le entrate della tassazione Europea dei colossi del weeb), che non dimentichi di sostenere le logiche del Mercato Unico con una sua moneta e le riforme dei Fondi strutturali, ricordiamo l’inserimento dell’ob.6 con l’allargamento alla Finlandia, Svezia ed Austria; Politiche che segnano l’Unione senza confini (Interreg, Erasmus, Euroform), che s’impone nella ricerca ed indica le soluzioni per superare il dumping sociale.

Sviluppo locale e globalizzazione non sono avulse da una concorrenza fiscale disciplinata a livello Europeo con oscillazioni di tasse ed imposte non oltre il 3% della media dell’Unione. L’Estate del cambiamento appare smentita dal rinvio dell’insediamento della nuova Commissione dal 1 novembre al 1 dicembre. Il Parlamento ha espletato con coerenza la Sua funzione nel valutare i nuovi Commissari, mentre è stata evidente qualche negligenza a livello di Stati nell’indicare chi poteva sollevare condivisibili dubbi.         

“Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare»

Il Consiglio Europeo del 17 e 18 ottobre era iniziato esprimendosi favorevolmente al nuovo accordo con l’UK, ma il giorno dopo, con 322 voti favorevoli e 306 contrari, la Camera dei Comuni approvava l’emendamento Letwin, sabato 19 ottobre.  “L’emendamento, presentato stamattina, rinvia l’approvazione dell’accordo sulla Brexit negoziato dal premier Boris Johnson, fino a quando non sarà approvata tutta la relativa legislazione per l’uscita dalla Ue. L’effetto dell’emendamento, combinato con quello del Benn Act (la legge anti no deal approvata a Settembre), costringe il premier Johnson a chiedere un rinvio della Brexit oltre il 31 ottobre”, con una singolare procedura: lettera non firmata, lettera firmata, ma che evidenzia i danni del rinvio, e lettera dell’Ambasciatore dell’UK, la scelta per non evidenziare qualche presunzione, smentita dai fatti.  

Rileviamo che Il 14 ottobre la Regina Elisabetta nel Queen’s Speech ha detto: «Assicurare una Brexit il 31 ottobre è sempre stata una priorità del mio governo». Leggeva il programma del governo Boris Johnson davanti alle Camere riunite del Parlamento.  Per i dubbiosi la corona inglese manifesta una scelta pro Brexit  

Barnier con l’accordo per evitare il no Deal  ha reso interlocutore Boris, avremmo scoperto lo stesso che la democrazia dell’UK con la sovranità della Camera avrebbe impedito il NO Deal; Deduciamo che la “silenziosa” e saggia Merkel continua ad essere un pilastro solido degli equilibri Istituzionali UE, mentre  la non modifica dell’accordo May precedentemente raggiunto avrebbe dato maggiore certezza della non applicazione dell’art.50 in un futuro prossimo.

Che cosa cambia se a decidere saranno sempre i sudditi con l’elezione di una nuova Camera dei Comuni o un nuovo referendum.

Ricordiamo che la May aveva fallito per ben tre volte, l’ultima il 29 marzo 2019,  nel  far approvare dalla Camera dei Comuni l’accordo raggiunto  con l’Unione Europea, non ratificato dal Parlamento UK. In esso, il protocollo Irlanda e Irlanda del Nord disciplinava che il Regno Unito rimaneva nell’Unione doganale con l’U.E., in attesa di un accordo che evitasse il ritorno di una frontiera tra le due Irlande al termine del periodo transitorio dopo il Brexit, entro dicembre 2020.

Quindi Il Regno Unito in mancanza di un accordo continuava a fare parte dell’Unione doganale, pertanto libera circolazione delle merci senza dazi doganali con l’applicazione di norme uniformi per le merci importate da fuori UE; L’Irlanda del Nord rimaneva e rimane anche nel Mercato Unico Europeo con conseguenti controlli tra l’Irlanda del Nord ed il resto del Regno Unito. Il Mercato Unico con l’Unione doganale permette la libera circolazione delle merci, delle persone, capitali e servizi. Con l’ultimo accordo, Boris U.E., il Regno Unito esce dall’Unione doganale e può concludere accordi commerciali liberamente, mentre rimanendo nell’Unione doganale la libertà commerciale avrebbe avuto dei limiti. Inoltre, per  almeno cinque anni, sussisterà una frontiera “legale” tra le due Irlande, operativa nel Mare d’Irlanda, tra Gran Bretagna e Irlanda. I beni verranno controllati al loro ingresso nell’Irlanda del Nord, che rimarrà allineata agli standard europei sui beni, mentre sui beni da considerare a rischio saranno necessarie future intese.

Dopo il periodo transitorio di quattro anni, fine 2024, il Parlamento dell’Ulster potrà decidere se rinnovare ulteriormente gli accordi, se la decisione sarà presa a maggioranza semplice il rinnovo sarà di quattro anni se invece la maggioranza sarà più ampia con unionisti e nazionalisti il rinnovo sarà di otto anni, in caso di mancato rinnovo è probabile il ritorno al confine tra le due Irlande. Il backstop non ha subito rilevanti cambiamenti, mentre il dato significativo è l’uscita del Regno Unito dall’Unione doganale con la conseguente libertà commerciale, mentre rimane  la necessità di controlli tra l’Irlanda del Nord e il resto del Regno Unito e l’allineamento dell’Irlanda del Nord agli standard comunitari per quanto riguarda il Mercato Unico. Pertanto l’accordo di Johnson non innova sostanzialmente quanto concordato con la May sugli altri capitoli. “Finita è la notte e la luna si scioglie lenta nel sereno”.Il Consiglio Europeo ha ratificato il nuovo accordo, ma deve rispondere alla richiesta di rinvio, risposta che non può trascurare le conseguenze di una scelta che ha bisogno di evitare che la Scozia indichi un nuovo referendum per rimanere nell’Unione, uscendo dal Regno Unito, essendosi espressa per il Remain con una chiara maggioranza Europeista, sapendo bene che l’Irlanda del Nord in un futuro prossimo deve evitare il rischio di un confine con l’Irlanda. Pertanto le sfide esterne ed interne consiglierebbero un rinvio fino a metà mandato delle Istituzioni Europee, consentendo ai sudditi di decidere alla scadenza del rinnovo naturale della Camera dei Comuni o con un nuovo referendum, dato che il lungo dibattito permetterà loro di valutare quale futuro è meglio per garantire un’Europa di Pace che include. La cultura democratica costantemente praticata aiuta l’Unione ad essere Comunità e cancellare l’art.50.   

Mentre a dicembre sapremo quale bilancio e politiche prioritarie dal clima alla difesa il potere d’iniziativa della Commissione e la dialettica Istituzionale saranno in grado di realizzare, innovando, nei prossimi cinque anni.   Persistono, però, i ritardi, dopo la Turchia si rinvia l’Albania e la Macedonia del Nord, mentre la Serbia  aderisce all’Unione economica eurasiatica (UEE) guidata da Mosca;   dopo la Siria, la Russia  non trascura l’Adriatico. Siamo consapevoli che evidenziare ritardi permette agli Stati di superare o non trascurare i propri limiti, dotando le Istituzioni Europee di nuovi equilibri più democratici espressione di un territorio senza confine, ma limitrofo.

Prof. Pasquale Saccà, Jean Monnet Chair ad personam European Commission, President Scientific Committee “I Mediterranei” South/East dialogue

 

Tutti questi temi verranno dibattuti il 31 Ottobre 2019, nell’Auditorium della CNA, in piazza M. Armellini 9a, nel quarto seminario del Corso di aggiornamento per giornalisti (iscrizioni su piattaforma SIGEF), organizzato da Lumsa -Odg Lazio- APRE-J.M.Chair -Ecipa- e Università La Sapienza. Nel dettaglio questi gli argomenti che saranno affrontati: il punto su Semestre. I programmi della nuova Commissione europea. Le politiche dell’Unione, i corridoi umanitari, l’integrazione delle regioni periferiche: risorse proprie e governance economica.

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