Aids, vaccino italiano riduce serbatoio virus latente nell’organismo


Un vaccino italiano riduce il serbatoio di virus Hiv/Aids latente nell’organismo: è quanto comunica l’Istituto superiore della Sanità (ISS) che ha pubblicato l’importante risultato messo a punto dall’équipe guidata da Barbara Ensoli, Direttore del Centro Nazionale per la Ricerca su HIV/AIDS dell’ISS. sulla rivista  “Frontiers in Immunology”.  Come viene spiegato nello studio, “a pazienti in terapia antiretrovirale (cART) è stato somministrato il vaccino Tat , che ha mostrato di essere in grado di ridurre drasticamente il “serbatoio di virus latente” inattaccabile dalla sola cART”.

 “Si tratta di risultati – afferma la Dott.ssa Ensoli – che aprono nuove prospettive per una cura “funzionale” dell’HIV, ossia una terapia in grado di controllare il virus anche dopo la  sospensione dei farmaci antiretrovirali. In tal modo, si profilano opportunità preziose per la gestione clinica a lungo termine delle persone con HIV, riducendo la tossicità associata ai farmaci, migliorando l’aderenza alla terapia e la qualità di vita, problemi di grande rilevanza soprattutto in bambini e adolescenti, con l’obiettivo, in prospettiva, di giungere all’eradicazione del virus”.

Gli autori dello studio riportano che i volontari trattati con cART e vaccinati con la proteina Tat hanno mostrato un forte calo del DNA provirale nel sangue, avvenuto con una velocità in media 4-7 volte maggiore di quella osservata in studi analoghi in pazienti trattati solo con cART. Nei volontari vaccinati, inoltre, la riduzione del serbatoio di virus latente si è associata ad un aumento delle cellule T CD4+ e del rapporto delle cellule T CD4+/CD8+., un aumento, quindi, delle difese immunitarie.

Se si pensa che, quasi 40 anni dopo la scoperta del virus, l’HIV/AIDS rimane un’emergenza globale che colpisce soprattutto le fasce più povere e fragili della popolazione mondiale, i risultati del vaccino Tat rappresentano un importante passo avanti nella ricerca di una cura funzionale dell’HIV che, insieme alla prevenzione dell’infezione, è assoluta priorità della comunità scientifica internazionale. Ad oggi, nel mondo ci sono  40 milioni di persone che ancora  convivono  con l’infezione da HIV, la metà delle quali senza ricevere alcuna terapia. La cura per HIV/AIDS richiede ancora molti sforzi, ingenti investimenti e strategie innovative per l’eradicazione del virus. Infatti, il virus HIV, come si è visto in tutti questi anni,  non può essere eliminato dalla cART perché persiste, senza replicarsi, in alcune delle cellule infettate in forma di DNA virale. Una forma “silente” del virus (DNA provirale) che costituisce un “serbatoio di virus latente” che rimane invisibile al sistema immunitario ed è inattaccabile dalla terapia antiretrovirale.  Il problema è che il  virus latente si riattiva periodicamente e comincia a replicarsi; pertanto, l’interruzione della cART determina inevitabilmente la ripresa dell’infezione. Di qui la necessità di assumere la terapia ininterrottamente per tutta la vita.

Lo studio,  (“Continued decay of HIV proviral DNA upon vaccination with HIV-1 Tat of subjects on long-term ART: an 8-year follow-up study”), è stato  condotto in otto centri clinici in Italia: Ospedale San Raffaele di Milano, Ospedale L. Sacco di Milano, Ospedale San Gerardo di Monza, Ospedale Universitario di Ferrara, Policlinico di Modena, Ospedale S.M. Annunziata di Firenze, Istituto San Gallicano – Istituti Fisioterapici Ospitalieri di Roma, Policlinico Universitario di Bari.

Rita Lena

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *