L’Olimpo in USA, ma l’Europa democratica non può solo ascoltare: Quo vadis Europa?

Attesa per l’annuale discorso sullo stato dell’Unione del Presidente Jean-Claude Juncker  il 12 settembre e per il Consiglio europeo straordinario del 20.

* Analisi di Pasquale Lino Saccà *lino-sacca-3

***************************************************************************************   Le Società di rating testimoniano che lo Stato Nazione è superato da interessi sovranazionali che condizionano e disciplinano “pacificamente” le politiche dei singoli Stati.  L’Europa, tra i suoi ritardi non ha ancora dato vita ad una propria società di rating, che “nata e cresciuta” in casa ben conosce e, quindi, può meglio percepire ed analizzare l’andamento dell’economia e della finanza del proprio territorio, non avulso dal contesto intercontinentale.

Ma sempre consapevole che i risparmiatori vogliono certezze e queste sono documentate dalla crescita e dal rapporto con il debito, riferito sia al 3% deficit /PIL che al 60%, debito pubblico, una strada obbligata che la Commissione non trascura, tenendo conto che anche la BCE sta cambiando la sua politica monetaria del QE e del tasso d’interesse, chi non si adegua rischia di dover pagare costi maggiori  d’interessi sul proprio debito verso i creditori a cui chiede denaro in prestito con la vendita sul mercato dei propri titoli: BTP docent.

Ribadiamo che i parametri da rispettare, condivisi e sottoscritti sono due, finalizzati al controllo delle politiche di bilancio pubbliche, riguardanti deficit pubblico non superiore al 3% del PIL e debito pubblico al di sotto del 60% del PIL quindi anche l’ammontare del debito nel lungo periodo è da rispettare: Maastricht docet e l’Olimpo “tuona” dagli USA.  Ricordiamo anche che giudizi fortemente negativi qualificano i titoli di Stato come “spazzatura” ed impediscono gli acquisti della BCE, che dall’autunno 2019 avrà un nuovo Presidente.

junker-al-parlamento-europeo-il-13-settembre“Settembre, andiamo. E’ tempo di migrare”. Una risposta, mercoledì (12.9.2018) la darà il Presidente  Jean-Claude Juncker nell’annuale discorso sullo stato dell’Unione nella plenaria di settembre del P.E., trattando il bilancio di codesta Commissione e dirà quali iniziative intende prendere per completare i cinque anni del proprio mandato, in vista delle elezioni del P.E. (maggio 2019) e dell’insediamento della nuova Commissione.

Il dibattito aiuterà a capire quali sono le priorità delle forze politiche presenti in Parlamento e la loro visione sul futuro dell’Unione guardando ai prossimi cinque anni.

Le indicazioni politiche del Presidente della Commissione Jean-Claude Juncker si soffermeranno, quindi, su l’anno che sta per finire, e sulle priorità a conclusione del mandato nel 2019. Non mancherà il raffronto con il dibattito sullo stato dell’Unione Europea dello scorso anno (settembre 2017) che ha discusso di difesa, sicurezza, migrazioni legali, commercio internazionale, uguaglianza sociale e soluzioni per rafforzare la capacità di bilancio dell’UE e il processo decisionale democratico.

Ascolteremo Juncker per capire le potenzialità di un cammino verso equilibri Istituzionali più avanzati, mentre il Consiglio Europeo straordinario si riunirà il 20 settembre a Salisburgo e certamente arricchirà il dibattito; Verificheremo, “ospiti” del Presidente Kurz, come la Presidenza dell’Austria del Consiglio dell’Unione Europea non trascuri il dialogo e conseguentemente condivida le diversità, gli egoismi nazionali verranno plasmati dalle sfide dell’Unione.

L’autunno avanza ed il voto per il Parlamento del Land della Baviera (14.10.18) influenzerà la composizione della nuova Commissione; Se il partito della Merkel accuserà una flessione ed emergono le condizioni per un nuovo governo, il Ministro dell’interno spingerà per una crisi. I nuovi equilibri non escludono che la Merkel sia la candidata alla Presidenza della Commissione: promoveatur ut amoveatur.  Ma dalla Siria alla Libia le conflittualità “vanno verso il mare“, però l’Unione Europea è inascoltata ed incapace di esprimere una politica ad una sola voce; La Russia “si esercita” in Siria con la sua base militare nel Mediterraneo, ma non trascura la Libia per essere più presente nel Mare Nostrum, guardando ai Balcani, “all’Adriatico selvaggio”. Ma l’Africa non è solo il Mediterraneo: Cina docet. I ritardi, le negligenze e gli egoismi nazionali e di pochi “nobili” vecchi e nuovi si sommano ed ancora più evidente è il bisogno di pace, la costante “stella polare”, che ha guidato il percorso dalle Comunità all’Unione con gli allargamenti e le riforme dei Trattati.

In questo contesto, non esaustivo, s’inserisce anche il Brexit sostenuto dalla premier Teresa May e da una minoranza di sudditi, così dicono i sondaggi. Adesso che c’è maggiore consapevolezza e l’informazione sui costi e benefici e più corretta “sappiamo” che soprattutto i giovani ed il mondo imprenditoriale vuole rimanere nell’Unione Europea. La buona prassi evidenzia che a pronunciarsi sull’esito del negoziato sia il Parlamento: Camera dei Comuni e Camera dei Lord.

Errare humanum est, perseverare autem  diabolicum. Un accordo non soddisfacente, se Barnier guarda più lontano nella direzione delle sfide esterne e del rafforzamento dell’Unione, senza creare un precedente all’errore commesso nell’introdurre l’art.50 nel Trattato di Lisbona, consente con più certezza che nel Regno Unito si voti anticipatamente e, quindi, i sudditi avranno una ulteriore possibilità democratica di scegliere il Remain per un futuro di Pace, così pure i Laburisti.

Richiamiamo le nostre radici e ribadiamo l’Olimpo del Mare Nostrum, aiutiamo l’Africa per uno sviluppo locale sostenibile ed evitiamo le fughe per non morire di fame e di guerre; Non trascuriamo il Mar Nero ed il Mar Caspio: Un destino comune lega l’Unione di Pace con il dialogo con la Turchia ed il Remain del Regno Unito. Un’Europa della difesa in ambito Nato disciplinerà meglio l’allarmante corsa ad un investimento maggiore nella difesa della Germania, un aumento del 40% entro il 2023, così pure può aiutare il non conteggio nel PIL della vendita delle armi.  Le conclusioni del Consiglio Europeo del 18 ottobre prossimo chiariranno quali saranno le priorità politiche interne e non potranno trascurare l’immigrazione, risorse proprie, Brexit, Turchia e Mediterraneo ed anche Europa della difesa.

Il 2019 inizierà con la Presidenza della Romania e noteremo altre sensibilità, ma una continuità anche logica rimarrà; L’affermarsi dell’Europa digitale, oltre ad azzerare spazio e tempo può rispondere  all’esigenza di un bilancio proprio con almeno il 3% di risorse proprie a cui può contribuire la web tax ed evitare un conteggio del dare ed avere semplicemente ragionieristico che non tiene conto che senza “condominio”, il singolo Stato non è “una  casa” sicura; Conseguentemente, una politica fiscale e sociale che eviti i paradisi in terra e lo sfruttamento del lavoratore con le evidenti forme di tassazione e di salari che non legittimano o violano una leale concorrenza in un Unico Mercato.  Infine, le Conclusioni del Consiglio Europeo di Dicembre aiuteranno a capire quale Idea di Europa è più comprensibile dopo i diciotto mesi di Presidenza del TRIO (Estonia, Bulgaria ed Austria), non dimenticando che la ricerca innovativa (Nuovo Programma Quadro di Ricerca ed Innovazione) Horizon Europe   2021 e 2027 si coniuga con la stabilità dell’Euro, forte di un Mercato Unico  con oltre 500 milioni di consumatori ed una sovranità Europea che risponda al meglio alle sfide intercontinentali. dove le ricchezze del territorio e la demografia incidono.

Lo sviluppo locale va coniugato con la globalizzazione e nell’Unione Europea la logica del Direttorio (due o pochi Stati con il potere di decidere) non risponde in tempi certi alla domanda di Europa. Mentre nuovi collegi, che superano i vecchi confini ed aiutano lo sviluppo locale simile e già di frontiera ad integrarsi, permettono ai cittadini Europei di essere rappresentati nelle Istituzioni e di poter decidere sulle politiche di una nuova Commissione che  dal 2024 potrà essere eletta direttamente.

*Pasquale Lino Saccà

(Jean Monnet Chair ad personam E.C.; Network “I Mediterranei South East Dialogue)

Per saperne di più: Quo vadis Europa? il modulo formativo/informativo sul cammino della pace dalle Comunità all’Unione che si terrà alla Lumsa, a Roma, in due sessioni il prossimo 23 ottobre ed il 18 dicembre 2018  nell’Aula Pia, in via di Porta Castello 44. Ingresso gratuito.   

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