ANALISI/ L’approdo possibile dopo il Consiglio Europeo di giugno

 Alla LUMSA l’informazione si documenta e riflette

conte-al-consiglio-europeo-di-giugno-2018Il Consiglio europeo di fine giugno conferma l’Europa dei “piccoli passi” con la volontà, sic stantibus rebus, di non “imporre” agli Stati nazione una gestione in positivo della crisi dell’immigrazione.

Ogni singolo Stato – siamo ancora 28 – vede le carenze del vicino, ma non sviluppa le capacità proprie a risolvere o integrare “i nuovi ospiti”: così dimenticando il passato dell’Europa che emigra, il presente – con il Mercato Unico e le quattro libertà – disciplina e garantisce il cittadino Europeo o giovane laureato, costretto a trovare lavoro nelle regioni o Stati dell’Unione più competitivi.

Però la soluzione possibile condivisa è il rafforzamento dei confini positivamente definiti Europei, i centri di accoglienza interni, definiti “sorvegliati” aggettivo più adatto alle percezioni momentanee, e quelli esterni “piattaforme di sbarco regionali”, “in stretta cooperazione con i paesi terzi interessati e con l’UNHCR e l’OIM”, guardando ai Balcani ed all’Africa; Continente Mediterraneo da sostenere con un intervento finanziario adeguato per consentire la non fuga dalla fame.

Questi, se la Commissione riesce ad agire in tempi certi, vanno letti positivamente nell’era in cui il cittadino, con il tempo e lo spazio uguale a zero, valuta immediatamente e risponde con i sondaggi a Quo vadis Europa?, manifestando il suo consenso a chi, immediatamente, dà soluzioni alle sue aspettative o percezioni, mentre dissente da chi continua a criticare, senza dimostrare che un’alternativa si sta realizzando.

Un esempio: rendere visibili i percorsi migliori di “educazione all’integrazione” e porre attenzione ai percorsi o corridoi umanitari della Comunità di Sant’Egidio: Vaticano docet.

Il Consiglio Europeo, inoltre, con realismo e capacità non lungimiranti ha messo in luce i limiti, le buone intenzioni, i comportamenti contraddittori, però ha segnato o avviato un percorso che l’Austria condivide (confini esterni, centri di accoglienza esterni, Africa da sostenere) e che la sua presidenza in questi sei mesi avrà modo di adoperarsi vista la naturale sensibilità verso i Balcani.

L’Unione Europea esiste con i Suoi piccoli passi, coerentemente con una dialettica Istituzionale che al momento privilegia il metodo intergovernativo  e limita il metodo comunitario, che con l’iniziativa della Commissione ha consentito di attutire gli egoismi dello Stato nazione.

Il 2019 è l’anno del cambiamento o della continuità: dipende dalla maggioranza che rappresenterà le percezioni del cittadino europeo nel nuovo Parlamento; certamente devono cambiare le logiche ed il modo di operare delle forze politiche, attualmente chiuse nel proprio Paese pronti a rincorrere le paure finalizzandole ad accrescere i propri consensi, si veda l’incontentabilità del Ministro dell’interno della Germania che minaccia di crisi il proprio governo, pensando alla elezioni di ottobre nella sua Baviera. Pertanto, incapaci di operare come partiti effettivamente europei, portatori di una sovranità dell’Unione, incisiva nel contesto internazionale  e garanzia di un’Europa di pace.

“Un‘Europa che protegge”, in continuità possibile e visibile, se facciamo percepire che il cammino dalle Comunità all’Unione ha una sua logica, conseguente anche alla nascita del Single Market e della prima riforma dei Fondi Strutturali, che dovevano aiutare le regioni di confine a non essere penalizzati da un Mercato Unico che avrebbe rafforzato l’Europa del Centro Nord (Rotterdam-Amburgo con Londra e Parigi, ai margini Milano).

Nel contempo si è posta attenzione a facilitare la libera circolazione e la nascita di partenariati per utilizzare al meglio gli strumenti finanziari dell’Unione si veda Euroform ed Interreg. Cosi pure PHARE (Poland and Hungary Assistance for Restructuring of the Economy) con significativi sostegni finanziari per aiutare i Paesi del centro-est a poter far parte dell’Unione colmando i loro ritardi, fu la giusta risposta “alla paura dell’idraulico polacco”.

In questo contesto e con adeguati strumenti finanziari va gestita l’immigrazione mediterranea, conseguenza di un mancato sviluppo locale, di cui alcuni Paesi anche dell’Europa sono consapevolmente colpevoli. I limiti dello Stato nazione e l’esigenza di una sovranità Europea, affinché l’Unione sia soggetto politico, pone in evidenza il superamento del deficit democratico.

La governance dell’UEM può essere garantita dalla procedura della cooperazione rafforzata senza trascurare che i Trattati di adesione dagli anni ’90 prevedono tempi e modi per completare l’adozione dell’Euro. Certamente non va trascurata la lettura dei criteri di Copenaghen (Consiglio Europeo di giugno 1993), il Consiglio Europeo del 29 otobre 1993 prima dell’entrata in vigore del Trattato di Maastricht e del 10-11 dicembre 1993 dopo l’entrata in vigore del Trattato con l’esame del Libro Bianco di Delors su Crescita, competitività ed occupazione, per capire quali politiche ed interventi per affrontare le sfide esterne sono state prese. Rileggendo le Conclusioni del Consiglio Europeo e le riforme dei Fondi Strutturali abbiamo certezza che l’Europa dei piccoli passi è andata in codesta direzione con cessioni di sovranità che al momento sono ribadite da chi chiede una sovranità dell’Unione per gestire l’immigrazione, difendendo i confini esterni.

Sovranità, collegi e voto. Bisogna spiegare con chiarezza e riferimenti riscontrabili che cosa impedisce la percezione dell’Unione Europea come priorità nel garantire gl’interessi di tutti, ribadire che il deficit democratico va colmato, privilegiando lo sviluppo locale tra regioni già di frontiera, attuando un sistema elettorale che preveda collegi unici tra dette aree confinanti, così l’eletto rappresenta il territorio e lo sviluppo locale (esempio Provenza e Liguria); Nel contempo eleggere i Commissari riducendoli di numero, così Essi risponderanno al proprio elettorato ed a un rapporto di fiducia del P.E. .

Si sviluppa la capacità d’interloquire nelle istituzioni per realizzare una sovranità Europea che nell’era della globalizzazione parli con una sola voce, ma nell’interesse di tutti, altrimenti gli Stati membri più forti si coalizzano e dettano l’agenda in risposta ai propri bisogni, un solo uomo al comando è da evitare: America latina docet.

Altro aspetto positivo ed in continuità, il Consiglio Europeo non ha imposto, a conferma che la libera scelta ha consentito dalla Comunità all’Unione di camminare assieme senza escludere, mentre la forza per chi non ubbidisce dall’URSS (Ungheria) all’Iraq porta disintegrazioni e fughe a cui bisogna rispondere condividendo le colpe.

Qui la conferenza stampa del presidente Conte:

Altro elemento, le politiche da attuare sono chiaramente indicate nelle Conclusioni del Consiglio Europeo e nel programma del Trio, dalle banche con l’ESM al Brexit, su cui bisogna riflettere, consentendo dopo l’accordo o il disaccordo di permettere ai sudditi di esprimersi.

Attiviamoci a dare visibilità e corretta lettura, guardando al 2019 per un approdo democratico possibile, aiutando a scegliere tra sovranità Europea o Direttorio, mentre i piccoli passi sono il risultato di un’euroburocrazia che sa leggere l’Unione in positivo, anche Moavero docet.

Pasquale Lino Saccà

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