ANALISI/ Quo vadis Europa? Le sensibilità perdute

conte-macronIl secondo seminario per giornalisti organizzato alla Lumsa, il prossimo 3 luglio, consente una lettura del cammino dell’Unione con attenzione al Mediterraneo (immigrazione, disuguaglianze e sviluppo), ai ritardi che si sono via via manifestati e alla dialettica istituzionale con le conclusioni dell’atteso Consiglio Europeo del 28-29 giugno. Ma resterà centrale anche il tema della ricerca, nel contesto del Mercato unico.

La geografia ha aiutato l’Italia ad essere parte non secondaria dell’Europa democratica, ma solo alcuni sono consapevoli che l’Euro non è solo moneta: governance e democrazia sono l’approdo necessario se non trascuriamo ciò che la Storia insegna.

Il Trattato di Maastricht, che ha fissato dei parametri per il deficit ed il debito, è la conseguenza della caduta del Muro di Berlino (1989) con la consapevolezza che con la nascita dell’Unione Europea veniva data continuità all’affermarsi della pace in Europa. I Capi di Stato o di Governo decidevano di cedere alle Istituzioni Europee una consistente parte della propria sovranità. La sfida esterna del disfacimento dell’Unione Sovietica obbligava ad una risposta unitaria, non tralasciando di fissare una data limite per completare o definire meglio gli equilibri istituzionali con un ulteriore riforma: Amsterdam completava Maastricht. Kohl scelse l’Unione e Mitterrand condivise di rafforzare le istituzioni europee.

Certamente i parametri di Maastricht rispondono al comune sentire dei cittadini della Germania, che avevano vissuto la crisi del ’29 con una moneta, il marco, che “improvvisamente” non aveva alcun valore; coerentemente, conservando la propria memoria, non volevano più rivivere la stessa esperienza.

La scelta di disciplinare con l’Atto Unico (1986) il Mercato Unico – prima riforma dei Trattati istitutivi delle Comunità Europee decisa al Vertice di Milano del 1985 – rafforzava e rendeva irreversibile il cammino verso l’abbattimento dei confini e garantiva la libertà di circolazione delle merci, dei capitali, dei servizi e delle persone.

C’era la consapevolezza che l’UEM nel realizzare una Moneta Unica non poteva non dotarsi di una politica economica a livello Europeo con una fiscalità condivisa e conseguente superamento del deficit democratico.

Dopo Amsterdam con il rafforzamento del Parlamento europeo e l’apertura ai successivi allargamenti, che nei Trattati di adesione hanno disciplinato la procedura per la scelta dell’Euro, arriva Nizza:  Chirac  rafforza lo Stato nazione in  continuità con l’Europa delle Patrie di De Gaulle. Prevale il metodo intergovernativo, indebolendo il metodo comunitario ed il ruolo della Commissione.

Reversibilità della pace

L’approdo al Trattato di Lisbona, con la procedura consentita di poter uscire dall’Unione, è la conferma di un ritorno alla solitudine ed alla perdita di memoria dei disastri di due guerre mondiali e della conseguente scelta di mettere assieme il carbone e l’acciaio con la nascita della CECA ed il consolidamento di un cammino di Pace.
Le sensibilità perdute: il Trattato per una Costituzione Europea segna una svolta condivisa verso un’Europa più integrata e sovrana, ma il referendum in Olanda ed in Francia, dove una sparuta minoranza ha votato contro il Trattato per una Costituzione: per motivi di politica interna in Olanda e contro Chirac in Francia, costretti a votarlo alle Presidenziali per evitare un Le Pen Presidente. La buona prassi suggeriva di rivedere il Trattato e riproporre il referendum, ma gli europeisti del dopo 1989 tacquero.

Alle tante negligenze aggiungiamo la revisione francese dei principi anche politici della Conferenza di Barcellona (1995): infatti con la Conferenza di Parigi (luglio 2008) nasce l’Unione per il Mediterraneo ed il Vertice di Marsiglia (novembre 2008) conferma ulteriori negligenze, momenti significativi in cui Sarkozy ha “imposto” gli interessi della Francia nel Mare nostrum.

Negligenze ed egoismi

Troppe le negligenze: così anche a Dublino, dove si è condiviso il principio dello sbarco dei migranti soccorsi in mare nel porto più vicino, si è “forse” creduto di creare sviluppo con i centri di accoglienza.

C’è, quindi, un ritardo o egoismo di Stato nel non dotare l’Unione di una propria sovranità, tralasciando di condividere una sovranità europea per dare un ruolo politico all’Unione, capace di parlare nel dialogo tra Continenti con una voce sola. Così pure la “crisi Mediterranea” trova riscontro nel non dare seguito ai principi della Conferenza di Barcellona. Non è quindi l’Unione “una cattiva maestra”, ma l’incapacità ad essere conseguenti ai 70 anni di pace, cogliendo le opportunità degli strumenti finanziari dell’Unione e dotando l’Unione di risorse proprie con un Bilancio non inferiore al 3% per uno sviluppo sostenibile di lungo periodo in sinergia con il prossimo Programma Quadro (FP9) sulla ricerca: Horizon Europe che è stato presentato il 7 giugno. Diligentemente, investiamo in ricerca innovativa per sostenere il dialogo tra impresa ed università, ma non dimentichiamo che un Mercato Unico non può esistere senza una Moneta Unica e la sua governance “consiglia” il superamento del deficit democratico anche nel Mare nostrum: una nuova Messina ed una nuova Barcellona.

Consapevoli che “ognuno sta solo sul cuor della terra”, ribadiamo però che la gestione dei flussi migratori riguarda l’Unione Europea ed è strettamente collegata allo sviluppo dell’Africa. Il Consiglio Europeo del 28-29 giugno è sollecitato a sostenere una politica di accoglimento ed integrazione condivisa: sapremo meglio se il nostro Mediterraneo sarà  “trafitto da un raggio di sole…ed è subito sera”. Nell’era digitale tempo e spazio sono azzerati, l’Europa dei piccoli passi non è percepita.

La BCE ha dimostrato limiti ed anche capacità: rafforzare l’Unione Bancaria, spiegando bene i vantaggi della certezza che i rischi siano condivisi, tempi e gradualità dei modi può aiutare; il Meccanismo Europeo di Stabilità ha dato “stabilità, però non aspettiamo passivamente il 2019, ma attiviamoci a capire ed operare, superando la logica delle alleanze funzionali agli interessi di pochi Stati, affinché il nuovo Parlamento e la nuova Commissione siano nel solco della pace, dialogando con gli USA per superare le “incomprensioni” e non tralasciando di rafforzare la funzione politica del G7 e delle Organizzazioni Internazionali, da democratizzare consapevoli dell’impatto della crescita demografica.

Pasquale Lino Saccà

In sintesi: Horizon Europe prevede di investire di più in R&I, in continuità con Horizon 2020 (il più grande programma dell’UE per la ricerca e l’innovazione) con tre pilastri: LAB, che è la prospettiva della ricerca scientifica ed avrà come cardine ERC (European Research Council); FAB che è la prospettiva della innovazione industriale ed avrà come cardine EIC (European Innovation Council); APP è la prospettiva delle Applicazioni, ed avrà come cardine le missioni.

Nel bilancio UE 2021-2027 la Commissione propone di investire 100 miliardi per FP9 (Horizon Europe).

 

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