ANALISI/ Economia UE, passata è la tempesta?

Eravamo in autunno, 24 settembre 2017, dopo il voto in Germania e l’elezione in Francia, alcuni riponevano fiducia nell’avvio di una Unione a trazione franco-germanica; La nascita del governo di grande coalizione ha confermato, “ottimisticamente”, aiutati dalla primavera, che “passata è la tempesta”.

Un cammino difficile, dopo il successo di Macron, la Merkel rassicurava, ulteriormente; Nonostante le divergenze ed il non compatto consenso dei rispettivi partiti, i conservatori e socialdemocratici hanno raggiunto l’accordo sul programma per governare insieme per i prossimi quattro anni, sottoscritto il 12 Marzo da Cdu, Csu e Spd dopo 169 giorni dalle elezioni federali. Ai quattro mesi, dal 24 settembre giorno dell’elezione, aggiungiamo un altro mese, necessario al partito di Schulz per esprimere il suo consenso, attraverso un referendum della durata di tre settimane. Un ruolo determinante è stato svolto dal Presidente della Repubblica di Germania nel far prevalere il realismo politico di fronte ai rischi di nuove elezioni, così pure è stata utile l’esperienza ed il pragmatismo della Cancelliera nel concedere alla Spd le giuste motivazioni con il Ministero degli Esteri, delle Finanze e del Lavoro, consentendo di rendere visibile un cambiamento nelle politiche a sostegno della ripresa, di uno stato sociale che non trascuri il lavoro, le certezze e la flessibilità per condividere un futuro migliore. Rileviamo anche che la terza Grosse Koalition, guidata da Angela Merkel con il nuovo Ministro delle Finanze Scholz  ha un programma di 177 pagine  per l’intera legislatura, accordo scritto e reso pubblico prima che il Governo entri in carica secondo una prassi per le alleanze in Germania.

Secondo procedura, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha giurato davanti al presidente del Bundestag Wolfgang Schaeuble, dando il via al suo quarto esecutivo. La leader Cdu è stata eletta  cancelliera per la quarta volta, con 364 voti a favore (35 in meno dei 399 a disposizione della Grosse Koalition o Groko), 315 contrari, 9 astenuti. Prima di prestare giuramento Merkel è stata nominata ufficialmente dal Presidente della Repubblica federale tedesca Frank Walter Steinmeier.  Le regole parlamentari del Bundestag prevedono che il Parlamento voti la fiducia al solo Cancelliere senza dibattito.

I socialdemocratici sostengono la riforma delle Istituzioni dell’Ue ed anche una correzione nelle politiche di finanze, investimenti e solidarietà “reciproca” con l’obiettivo per il nuovo governo di portare vantaggi per la Germania e per l’Europa.  Certamente, un passo per rilanciare il ruolo dell’Unione, ma sempre da verificare. Francia e Germania dopo le elezioni guardano con più consapevolezza a riprendere il ruolo di motore di una Unione più condivisa; Mentre i Paesi del Benelux  con l’Olanda capofila ed insieme all’Irlanda e paesi baltici frenano, però l’Europa alla carta non è possibile.

Gli USA sono una sfida “positiva”. La politica dei dazi lascia riflettere sul cambiamento a sostegno dello sviluppo, non solo della Germania. Infatti, la Germania cresce ed il suo avanzo commerciale raggiunge il 6% del Pil, ai limiti delle regole europee, mentre non è più possibile rinviare l’Unione bancaria e non tacere sull’unione fiscale. Dopo Obama sono cambiati i toni ma rimane la realtà che rileva che l’America accusa un disavanzo commerciale elevato 800 miliardi di dollari (347 con Cina, 69 con il Giappone, 63 con il Messico e 60 con la Germania). Non dimentichiamo che gli USA dopo la crisi avevano fatto da traino alla crescita. Così oggi il nuovo Presidente vuole pareggiare i conti anche nella Nato. Mentre, Mrs. May, realisticamente, condivide il messaggio di Merkel e Macron diretto a Trump a nome dell’Europa contro i dazi.

La quiete dopo la tempesta Il recente incontro alla Casa Bianca  prima con Macron e poi con la Merkel rassicura sulla consapevolezza di un dialogo “costruttivo” tra le due sponde dell’Atlantico, valuteremo quanto il binomio o direttorio franco-tedesco potrà fare per l’Unione, mentre non sfugge, anche in questo caso, il silenzio dell’Unione ed i ritardi affinché parli con una unica voce.

Così pure, il risultato del voto in Ungheria e la tempesta in Siria con un Macron “guerriero” lascia, ulteriormente, riflettere chi già udiva “augelli far festa”. Non dimentichiamo che il primo Febbraio a Tunisi Macron aveva criticato l’intervento Nato in Libia nel 2011: « l’idée qu’on règle la situation d’un pays de façon unilatérale et militaire est une fausse idée »; La Francia aveva partecipato, a l’iniziativa di Nicolas Sarkozy, “pour mettre fin au régime de Mouammar Kadhafi”. “Le président français a déclaré que « l’Europe, les Etats-Unis et quelques autres ont une responsabilité dans la situation actuelle en Libye », déclenchant les applaudissements des députés tunisiens. « Je n’oublie pas que plusieurs ont décidé qu’il fallait en finir avec le dirigeant libyen sans qu’il y ait pour autant de projet pour la suite », a dit M. Macron”, citando l’Europe tra i responsabili.

brexit-4Le contraddizioni si sovrappongono, dalla Turchia ai Balcani al Brexit, quale Europa della difesa nel contesto Nato? L’Unione tace ed accusa i ritardi dopo la caduta del Muro di Berlino e la ricerca di nuovi equilibri istituzionali. Il Mare “nostrum” ha bisogno di una nuova Barcellona, di un approccio che non ripeta gli errori di “Sarkozy”. Ma rilanci il dialogo con la Turchia, definendo gli aiuti ed il loro utilizzo in continuità con la cultura di Pace del cammino dalle Comunità all’Unione. Il dialogo prevalga anche con i curdi, evitando i profughi dalla Siria e rispettando il diritto internazionale: ONU docet.  Chiediamoci, pure, a che servono le basi a Cipro dei sudditi del Regno Unito e d’Irlanda del Nord, data la determinazione a ricostituire un proprio “impero commerciale” con i rischi di cancellare gli accordi di pace tra le due Irlande? Quanti hanno rilevato la nomina ad Ambasciatore del Commonwealth del principe William in continuità con il Brexit?

Ma, non possiamo non ricordare tra coloro che fanno “festa” i giovani che manifestano contro l’uso della armi negli Stati Uniti e chiedono una disciplina restrittiva, l’elezioni di midterm (6 novembre 2018) possono far capire meglio se la primavera di Washington continua, mentre in Russia le recenti “elezioni” sono state commentate dal   ministro degli Affari esteri tedesco Heiko Maas che ha dichiarato : “Il risultato delle elezioni in Russia non ci ha sorpreso più delle circostanze di questa elezione. Non possiamo certamente parlare di una corretta competizione politica come la conosciamo noi, non si può dire che lo sia su ogni punto”. “Il fatto che queste elezioni si siano svolte anche in Crimea, che è stata annessa in violazione del diritto internazionale, è anche un punto che non riteniamo accettabile”.

Però la pace s’impone, così pure il rafforzamento del pilastro UE-USA con una difesa comune complementare alla Nato e politica di rinuncia graduale al nucleare. Ricordiamo che dal 16 Febbraio al 18 Feb. si è svolta a Monaco di Baviere la Conferenza sulla sicurezza, l’incontro mondiale dei leader della Difesa. La Francia e la Germania rappresentano il motore dell’Europa della difesa, ma con differente approccio la Francia punta ad essere il leader della difesa Europea, unica potenza nucleare dell’Europa che fa parte della Nato, la Germania vuole rimanere transatlantica, ma anche più Europea, vista la nuova politica dell’USA. La Francia con la Presidenza di Macron ha deciso di destinare il 2% del Pil alla difesa trecento miliardi d’investimenti fino al 2025, mentre la grande coalizione soltanto 250 milioni annuali aggiuntivi sul bilancio della difesa fino al 2025, previsti dall’accordo sul programma, appena approvato a Berlino; c’è in Germania una opinione pubblica ostile all’idea stessa d’intervento militare, per Berlino la politica di sicurezza mette assieme la difesa militare e l’aiuto allo sviluppo, mentre gli USA hanno fortemente ridotto i contributi per interventi umanitari e prevenzione.  L’intervento della May  conferma che la difesa comune è diventato il tema centrale, propone un nuovo Trattato per la sicurezza con l’Unione Europea e progetti di ricerca paneuropei finanziati dal Fondo europeo per la difesa (istituito da Juncker nel 2017), ma Juncker ha risposto di non confondere un eventuale accordo sul commercio con gli aspetti della difesa a garanzia  della sicurezza collettiva, ribadendo anche il superamento della regola dell’unanimità per le decisioni in materia di difesa.

Ma per capire meglio quali sinergie nella difesa comune sono in essere va richiamata la dichiarazione di Elżbieta Bieńkowska, Commissaria per il Mercato interno, l’industria, l’imprenditoria e le PMI, che precisa: “Il Fondo europeo per la difesa è essenziale ai fini di una maggiore cooperazione tra le imprese che operano in tale settore e le forze militari nell’Unione europea e per garantire l’autonomia strategica dell’Europa. I progetti paneuropei di collaborazione nel campo della ricerca in materia di difesa finanziati dal Fondo mirano a dare all’Europa la leadership tecnologica, a porre le basi delle future capacità difensive e a sostenere un’industria europea della difesa più innovativa e più competitiva.” Così pure per comprendere la complessità della materia non è secondario richiamare il rapporto con la NATO nella visione o continuità di rafforzare il legame con gli USA, dove conta essere primo, mentre nella nostra Europa è importante aiutare a partecipare, ma rileviamo pure che una maggiore integrazione o collaborazione possa essere portatrice di Pace anche in altri Continenti.

 Consapevolmente, guardando all’economia, costatiamo che la Germania, non spontaneamente, aveva sottoscritto un documento interno ai membri dell’euro che prevedeva un rapido progresso verso l’unione bancaria, verso un’unione di certi parametri assicurativi e, soprattutto verso un’unione fiscale europea “possibilmente” entro il 2014. Ma siamo nel 2018 e l’unione bancaria procede a fatica e ancora oggi non è completata. L’unione fiscale resta ancora lettera morta. Nel frattempo la Germania continua a crescere, gode di piena occupazione, e il suo avanzo commerciale cresce a vista d’occhio arrivando rapidamente al 6% del Pil, un livello ai limiti delle regole europee.

Conseguentemente, “deduciamo” che i paradisi sono pure fra noi. Il francese Pierre Moscovici, commissario alla Fiscalità che sta facendo della lotta a evasione ed elusione una battaglia vitale, in Febbraio ha contestato la rettitudine fiscale di sette Stati: Belgio, Cipro, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi e Ungheria. Non è per ora un’accusa, ma la richiesta di informazione su possibili comportamenti che consentono di aggirare il pagamento delle tasse a certe categorie di cittadini ed imprese. A Bruxelles, gli «eurocrati» rilevano aree grigie nei codici delle amministrazioni sopracitate che, ovviamente, minimizzano. Il problema è che i voti dei loro ministri servono per ottenere l’unanimità imposta dai Trattati per modificare le regole del gioco fiscale e renderle più eque. Gli “augelli europei” non fanno festa, in quanto è palese il ritardo nel declinare una politica fiscale dell’Unione Europea e superare l’unanimità, le voci preminenti ed assordanti mettono in secondo piano gl’interessi dell’Unione e prevale l’egoismo degli Stati:web tax docet.

Non festeggiamo, neppure la violazione dei dati personali che “risultano filtrati” ad una società di consulenza britannica, Cambridge Analitycs, con tendenza ad influenzare gli elettori a favore di Trump e per il Brexit. Mentre si legge che il ministro degli esteri del Regno Unito ed il capo negoziatore Barnier hanno annunciato un accordo per i cittadini europei che vivono in GB, prevedendo che verranno garantiti i diritti di cittadini Ue “che avevano prima del loro arrivo” anche a coloro che si registreranno nel Regno Unito dopo la data della Brexit (30 marzo 2019), ma entro la fine del periodo transitorio (che scadrà il 31 dicembre 2020). A giudicare le eventuali controversie che li coinvolgeranno sarà dunque la Corte di Giustizia dell’Ue. In un contesto limitato, può essere una “conquista” per Bruxelles nella trattativa negoziale, visto che Londra voleva estendere tali diritti soltanto a chi si fosse trovato sul suo territorio entro la data della Brexit.  Mentre per la GB sarà possibile durante la transizione firmare accordi commerciali con Paesi terzi, che però entreranno in vigore successivamente. La transizione dal 30 marzo 2019, all’indomani del Brexit, fino a dicembre 2020, durerà massimo due anni. Non trascuriamo che i dati di aprile ufficiali  dicono che il Pil del primo trimestre ha registrato un incremento limitato allo 0,1 per cento, il più tenue da 5 anni a questa parte. Secondo l’ufficio di Statistica GB, che ha diffuso la stima preliminare, si tratta infatti del progresso più contenuto da quello registrato nel quarto trimestre del 2012. In particolare si è assistito ad un netto rallentamento del manifatturiero. Nell’ultimo trimestre del 2017 il Pil GB aveva segnato un più 0,4%.  Frena o non cresce l’economia; Mentre cresce nel Regno Unito un movimento trasversale ai singoli partiti per un referendum che si esprima sui contenuti dell’accordo tra Londra e Bruxelles con l’auspicio che si vada oltre il referendum chiamando alle urne i sudditi, affinchè con consapevolezza si esprimano valutando le opportunità del Remain anche per l’unità del Regno.

Ma prima della primavera, da Bruxelles abbiamo appreso anche che la Commissione Europea ha presentato (7.2.2018) le previsioni economiche d’inverno; Per il 2018 il Pil nell’area euro in media crescerà del 2,3%, invece nell’UE a 28 sarà del 2,5%, mentre l’Italia pur migliorando dello 0,2 si attesterà all’1,5%, penultima seguita solo dal Regno Unito la cui crescita per il 2018 è prevista all’1,4% frena l’economia per l’imprevisto futuro: Brexit o Remain.  Crescono di più tutti gli altri, la Germania 2,3%, la Francia 2%, la Spagna 2,6%.  Le condizioni economiche per 2018 continueranno ad essere favorevoli anche nel 2019, mentre gradualmente diminuiranno gli stimoli del Quantitative Easing, il programma di acquisto dei titoli della Bce.

Odo augelli far festa”: non sempre, dato che il contesto non riguarda il piccolo villaggio. ma la globalizzazione dei singoli Continenti. Nel giorno dell’insediamento di Jerome Powell crolla Wall Street che perde il 6%, il precedente flash crash era stato nel maggio del 2010; Neppure le borse Europee ed Asiatiche  festeggiano, torna la paura con i timori che a breve finisca il ciclo di una bassa inflazione e dei tassi bassi; Con la ripresa dell’inflazione e l’aumento dei tassi, il conseguente deprezzamento del comparto obbligazionario è dato per certo. Sia il neo Presidente che la Casa Bianca dichiarano di essere fiduciosi sulla “solidità dei fondamentali economici”, promettendo di non allontanarsi dalla politica monetaria della Yellen, però è cambiata la politica fiscale con la riforma delle tasse da 1.500 miliardi di dollari del Presidente Trump.trump

Il taglio delle imposte, l’inflazione che sale può accelerare il rialzo dei tassi con un ritmo più deciso da parte della Fed, influendo sui mercati azionari e sul ritorno alla normalità delle grandi Banche centrali, senza trascurare il conseguente surriscaldamento dell’economia e deprezzamento del mercato azionario. Tra i rischi potenziali aggiungiamo il ruolo della moneta, non “reale” ma “scritturale”, che ha trasformato il denaro in semplici “promesse di pagamento” con relative basse coperture.

Ecco il Sol che ritorna, la dialettica Istituzionale  dell’Unione

presidenza-bulgara-ueE’ iniziata da Gennaio 2018 la Presidenza della Bulgaria dell’Unione Europea, a concludere il Trio sarà l’Austria a Dicembre di questo anno.  Certamente, l’alternarsi semestrale della Presidenza responsabilizza maggiormente gli Stati membri dando ad Essi l’opportunità di percepire le diverse sensibilità e di capire meglio l’altro. La Geografia non è disgiunta dalla Storia e tra le priorità della prima Presidenza bulgara dall’ingresso nell’U.E. nel 2007 è in evidenza “la questione dei Balcani Occidentali” con l’impegno ad incoraggiare una prospettiva Europea certa, così pure il quadro finanziario multi annuale dopo il 2020 con attenzione alla politica di coesione, valutando anche un Brexit No deal;  Non sarà estranea la regione del Mar Nero e la politica estera e di sicurezza comune con attenzione alle dimensioni esterne dell’emigrazione, ricordando i confini della Bulgaria con la Turchia: “la rotta orientale di accesso all’Unione”. Una politica che non trascura i Paesi di origine dei flussi ed i tre Continenti del Mare Nostrum. Mentre un impegno maggiore sarà dato a completamento dell’Unione bancaria e alla definizione di una procedura condivisa di assicurazione dei depositi, riducendo i rischi con la creazione dell’Edis.

Constatiamo che c’è un approccio pacifico, prevale il dialogo alla sfida, chiediamoci se così pure può essere interpretata la recente visita del Presidente della Turchia in Italia e la Sua insistenza a bussare al Castello felice dell’Unione: pace o guerra?

La Turchia è essenziale ad ruolo politico incisivo dell’Unione nel Medio e lontano Oriente, rileviamo che c’è un legame sempre più forte tra il Qatar e la Turchia nonostante il dialogo sempre più stretto con l’Iran, dialogo che l’Arabia Saudita, Bahrein, Emirati Arabi Uniti ed Egitto non accettano, così da interrompere a Giugno scorso ogni legame, motivandolo con il sostegno all’Isis, di cui certo anch’Essi non sono stati estranei. Il Qatar, infatti, condivide con l’Iran l’enorme giacimento di idrocarburi e gas al largo delle sue coste, “denominato South Pars/ North Dome: il più vasto al mondo, con i suoi 9,700 km2 ed un potenziale estraibile di 50 miliardi di barili di condensato”. Mentre Trump prende coscienza o ha qualche dubbio sulla volontà di pace d’Israele

La quiete dopo la tempesta, auspicio per il 2019

.Il 23 Febbraio scorso si è svolto a Bruxelles, senza Theresa May, il primo Vertice Europeo del 2018; I capi di Stato o di governo hanno, informalmente  iniziato a parlare del bilancio europeo 2020-2027. Se Brexit sarà possibile c’è bisogno di maggior  risorse, tenendo presente la necessità di finanziare le nuove politiche dell’Unione come difesa, migranti e digitale. In una visione miope c’è chi sostiene di tagliare i fondi di coesione e i sussidi all’agricoltura, inizia un dibattito che si concluderà tra due anni; Mentre la risposta migliore rimane di dotare l’Unione di risorse proprie; Un bilancio che non dipenda più dagli egoismi degli Stati.  Nel 2019 si rinnovano le Istituzioni dell’Unione, nell’eleggere il PE il cittadino Europeo potrà eleggere i membri della Commissione? Le Istituzioni devono rafforzare la loro dimensione Europea altrimenti la sovranità sarà sempre dei singoli Stati e l’Unione sarà assente nella politica internazionale. In tema di cooperazione in Europa, sempre a Bruxelles stesso fine settimana del 23.2 si è tenuta la conferenza del G5 Sahel per un impegno finanziario, a sostegno dello sviluppo della regione, stimato per la UE ed i suoi Paesi principali sostenitori, per il periodo 2014-2020, in otto miliardi di euro. Nel trust fund costituito dall’Unione sono stati mobilitati 843 milioni per affrontare e gestire i flussi dell’immigrazione irregolare. Un impegno sempre più concreto per aiutare nel proprio Paese chi fugge dalla fame ed evitare che muoia annegato nel Mediterraneo. A conclusione le dichiarazioni congiunte alla stampa di Macron, Merkel e Gentiloni confermano una volontà comune a non lasciare sola l’Africa: altruismo o consapevolezza?

Torniamo al nostro Mediterraneo, alla Turchia, al caso ENI  con il blocco di transito della piattaforma che dava inizio alle trivellazioni per il prelievo di gas naturale nel Mediterraneo Orientale, dove prevale il veto della Turchia su Cipro, Stato membro dell’Unione. Il presidente cipriota Nikos Anastasiadis, ne ha discusso con il Presidente della Commissione UE, Jean-Claude Juncker, e con il Premier greco Alexis Tsipras. Ulteriori tensioni e nuovi colloqui  tra Ankara e Bruxelles, a quasi un mese dall’atteso summit di Varna tra il Presidente della Turchia ed i vertici Ue. Non trascuriamo che Albania e Macedonia hanno ricevuto il via libera al Trattato di adesione, a Giugno il sì definitivo, ma con l’estate sarà più comprensibile la risposta a Quo vadis Europa? esaminando le conclusioni del Consiglio Europeo del 28 e 29 Giugno  e sapremo anche se le politiche dell’Unione esprimeranno la consapevolezza del bisogno di governare l’Unione superando “le sfide” dei cambiamenti del 2019: elezioni del P.E., nuova Commissione e  vertici BCE.

Un cammino che stiamo condividendo con l’Ordine dei Giornalisti per informare e formare, esaminando la Storia, la dialettica Istituzionale e le politiche dell’Unione con attenzione alle Conclusioni del Consiglio Europeo, alle iniziative della Commissioni ed al programma del Trio presentato dalle presidenze semestrali al Parlamento Europeo, cogliendo le contraddizioni dello Stato nazione che nelle sfide esterne è consapevole di dover parlare ad una voce sola: dazi USA docent.

Roma, 30 aprile 2018

Pasquale Lino Saccà

 

 

 

 

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