Polemiche a Cassino. E la stele per i parà tedeschi rimase imballata

img-20180318-wa0014Alla fine è stata annullata, ieri a Cassino, l’inaugurazione della stele in memoria dei paracadutisti tedeschi del 1944, promossa dall’Associazione albergatori e dall’Associazione Paracadutisti Tedeschi, sulla quale erano sorte molte polemiche. Lo stop definitivo è arrivato sabato dal sindaco Carlo Maria D’Alessandro, con un post su  Facebook:Qualsiasi iniziativa che possa turbare la memoria e la sensibilità della nostra città deve essere sospesa”, ha scritto il sindaco. “Cassino è città della pace. Il ricordo per chi ha perso la vita in questa terra per la nostra libertà e quella dei nostri figli, deve unire e non provocare divisione.  E le telecamere del TG1 di altre tv ieri hanno documentato l’imbarazzata marcia indietro degli organizzatori, davanti alla stele a forma di paracadute ancora imballata in una copertura di plastica bianca.CassinIl sindaco, tuttavia, aveva avallato l’iniziativa fino al momento dell’esplosione delle polemiche seguite ad una serie di articoli sulla stampa nazionale (in particolare, quello che Vittorio Emiliani , ex direttore del “Messaggero”, ha pubblicato su “il Fatto Quotidiano”, dal titolo “Cassino, la destra omaggia i parà nazisti del 1944”) e alle durissime prese di posizione dell’ANPI, l’Associazione nazionale partigiani e del governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, che aveva espresso “stupore e profonda inquietudine”.

Inoltre –  aveva aggiunto Zingaretti – sul manifesto di questa iniziativa appare un paracadute aperto che richiama la prima divisione che ha operato nella zona, un gesto grave, una ferita alla memoria della guerra di liberazione e un’offesa alla comprensione della storia perché non si tiene conto delle stragi e delle violenze compiute nel territorio della nostra regione dai paracadutisti che si vorrebbe omaggiare”. “Non si possono confondere – sottolineava il governatore nella nota – meriti e responsabilità, mettere sullo stesso piano liberatori e oppressori, sostituire le ragioni della libertà con quelle dell’odio. Non posso, dunque, che condannare iniziative come questa e ricordare a tutti che bisogna onorare i caduti, i morti di tutte le guerre e le violenze senza umiliare la storia, senza fare a pezzi un passato comune, un patrimonio che ci appartiene”.

Tutto è nato dalla pubblicazione sui social della locandina che annunciava l’evento, e che aveva in evidenza proprio un paracadute. I primi a protestare sono stati Alberto Priero, uno dei più noti studiosi della “Battaglia di Cassino”, e l’architetto Pietro Rogacien, presidente della Fondazione del Museo Memoriale del 2 ° Corpo polacco.

E’ stata poi la volta di un lungo post pubblicato il 14 marzo sulla pagina Facebook  dell’App “Montecassino e Linea Gustav”, intitolato “Grotta Foltin, una stele ingiusta”, firmato da Nando Tasciotti, giornalista e saggista, autore di un recente libro, “Montecassino 1944”.

“Ciò che rende ingiusta quella stele di “Memoria e Monito” (e ferisce molte coscienze democratiche, e alimenterà polemiche) – ha scritto Tasciotti – sono le omissioni. Non c’è infatti nulla che in qualche modo ricordi che:

– i tedeschi (in generale), al comando di Hitler, stavano “occupando” quel luogo e tutta l’Italia non ancora liberata dagli Alleati anglo-americani, ed erano i responsabili primari (con l’Italia fascista di Mussolini) di tutti i lutti e le rovine non di una indistinta “furia cieca della guerra”, quasi evento naturale, ma di “quella” guerra di aggressione, occupazione e sterminio di popoli voluta e iniziata dai nazisti, e quindi degli orrori e degli errori che ne sono derivati, anche da parte Alleata;   

– che, in particolare, da quel luogo i “paracadutisti” tedeschi sparavano e uccidevano soldati alleati, cioè proprio coloro grazie ai quali abbiamo, tutti, libertà e democrazia, la possibilità di discutere e di essere liberamente in disaccordo;

– che anche gli appartenenti a quella Divisione si sono macchiati, prima e dopo Cassino, di stragi orrende e inumane di civili, anche donne e bambini”.

Resterà ancora, dunque, ancora imballata nella plastica quella discussa stele con la scritta  in tre lingue che compare sotto il paracadute simbolo dei paracadutisti tedeschi: “In Memoria e Monito di tutti i Soldati caduti nel 1944 durante la sanguinosa Battaglia di Cassino e delle Vittime Civili di quella terribile guerra”, una “frase ambigua – come ha scritto Tasciotti – per la sua estensione… ad ampio spettro. E potrebbe anche comparire, allora, tale e quale, per assurdo, anche sotto qualche stele che qualche associazione di reduci marocchini decidesse di venire a “sponsorizzare” per “riconciliarci” per le “marocchinate”, le donne dei paesi dei monti Aurunci e della valle del Liri stuprate nel maggio 1944 dalle truppe coloniali del Corpo di spedizione francese in Italia e ricordate nel film “La Ciociara” di Vittorio De Sica, tratto dall’omonimo libro di Alberto Moravia.

C.P.

 

 

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