L’EUROPA 75 ANNI FA/ La borsa nera

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30 marzo 1943 – “Le tessere del razionamento dei generi alimentari non distribuiscono il necessario per vivere. Tutti devono ricorrere alla borsa nera, che ha prezzi altissimi, ma gli operai, con i loro bassi salari, non ce la fanno”.
“Giuseppe Landi, presidente della Confederazione fascista dei lavoratori dell’industria è stato incaricato di un’indagine nelle località dove più si è sentito il fermento degli operai… Della riunione c’è un testo stenografato … posso assicurare che nella mia ditta un operaio da un anno ha chiesto un copertone e non lo ha potuto ancora avere, se avesse 200 lire lo troverebbe subito. Parimenti per il vestiario: non si trovano le fodere, non si trova neanche il filo per rattoppare… Noi lasciamo alle nostre gerarchie di provvedere, perché in questo modo non si può continuare; l’operaio non può vivere e l’industriale fa un sacco di soldi. Occorre aumentare il pane per le donne incinte; qui non si trova niente al prezzo ufficiale… Perché alle code dietro ai negozi si vede soltanto la povera gente? Per noi non c’è niente, per i signori c’è tutto. Le mele e le frutta non sono di borsa nera, ma vedetene i prezzi. Latte non se ne trova, però non si sono mai visti tanti latticini come adesso. Per qualcuno quindi i latticini e il burro ci sono … In verità si trova tutto, bisogna pagare. Siamo tutti povera gente, lavoriamo per mangiare, cioè per vivere. Ci occorre il pane, la polenta, lo strutto per poter condire i nostri viveri. Siamo tutti tristi e arrabbiati. Non siamo capaci di prendere sonno la notte, perché abbiamo fame”.

 

“Landi dà anche degli esempi della differenza fra prezzi ufficiali e prezzi della borsa nera3: Pasta: prezzo ufficiale 2.85; borsa nera da 20 (Enna) a 30-40 (Palermo). Olio 12,80; borsa nera 40-45. Formaggio 24.10; borsa nera da 40 a 80. Uova 1.90; borsa nera 3.50. Fagioli 4; borsa nera da 12 a 40. Zucchero 8.40; borsa nera da 20 a 45″.

“… tutto ciò costringe ciascun lavoratore ad allacciare sempre più stretti rapporti con i fornitori clandestini ed a subire un effettivo rincaro della spesa giornaliera alimentare di proporzioni tali che, senza alcun eufemismo e pure con lo scrupolo di una rigida obiettività, possono ben essere definite semplicemente enormi”.

(da: Sergio Lepri, 1943, Cronache di un anno, 30 marzo).

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