L’EUROPA 75 ANNI FA/ Rappresaglia degli occupanti italiani in Grecia: 150 civili fucilati

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6 febbraio 1943 – “Domenikon è un villaggio della Tessaglia, la storica regione della Grecia centrale; una vasta pianura circondata da montagne, a nord il mitologico Olimpo, il monte più alto del paese, quasi tremila metri, creduto dagli antichi greci la dimora degli dei.

Un battaglione di soldati della divisione Pinerolo ha circondato oggi il villaggio e ha rastrellato tutti i maschi, dai 14 anni in su, anche i vecchi ottantenni; e poi anche quelli fuggiti e nascosti nei boschi vicini. All’una di notte sono stati tutti fucilati. Erano 150. Qualcuno ha chiamato “Marzabotto greca” questo orribile massacro. “Una salutare lezione” scriverà il generale Cesare Benelli, comandante della divisione. Qualche giorno prima, a un chilometro dal villaggio, nove soldati italiani erano stati ammazzati in un’imboscata tesa dai partigiani.

Dai primi di maggio del 1941, con la 9a armata comandata dal generale Carlo Geloso, quasi tutta la Grecia è sotto il controllo militare italiano, comprese le isole di Corfù, Zante e Cefalonia e la parte orientale di Creta. Non la capitale Atene, però, dove ha preso sede l’alto Comando tedesco, che controlla il resto del paese, col porto importante di Salonicco; solo una parte della Macedonia è affidata alla Bulgaria, che proprio per questo si è alleata alla Germania.

L’aggressione dell’Italia alla Grecia è cominciata il 28 ottobre del 1940. L’offensiva è stata breve; i greci l’hanno fermata dopo appena tre settimane e la loro controffensiva li ha portati, oltre i loro confini, nell’Epiro albanese, fino a occupare Argirocastro all’inizio del gennaio 1941. Una disfatta per Mussolini, che alla fine di dicembre aveva dichiarato “Spezzeremo le reni alla Grecia”. Tutto è cambiato in aprile, quando le truppe tedesche hanno invaso prima la Jugoslavia, poi la Grecia; e il governo greco ha dovuto chiedere la resa ai tedeschi il 23; anche agli italiani, ma solo due giorni dopo.

L’odio, antico, per i tedeschi e l’odio, recente, per gli italiani invasori ha dato vita a un grande movimento di resistenza, diviso tuttavia in due formazioni: …La situazione è drammaticamente confusa. Ci sono greci governativi e filotedeschi; ci sono greci antigovernativi, antitedeschi e comunisti; ci sono greci antigovernativi, antitedeschi e anticomunisti. Ogni gruppo è contro gli altri due. È una lotta armata che continuerà, ridotta a due sole fronti, governativi e comunisti, anche dopo la fine della guerra e diventerà nel 1946 una vera e propria guerra civile terminata con 80 mila morti nel 19493.

Contro la fame e contro le truppe occupanti ci sono state frequenti manifestazioni popolari. Il Comando tedesco ha emesso bandi molto rigidi, ha decretato confische nei villaggi, arresti, fucilazioni e deportazioni nei campi di concentramento di Larissa, e di Hadari. Il 22 dicembre 1942 uno sciopero operaio è stato organizzato ad Atene e nella zona del Pireo; decine di migliaia di manifestanti, tra cui anche numerosi studenti, donne e impiegati; le proteste hanno portato a duri scontri anche con i militari italiani.

L’episodio di Domenikon è il primo di una serie di repressioni che continueranno nella primavera e nell’estate di quest’anno, in attuazione di una circolare del generale Carlo Geloso, comandante delle forze italiane di occupazione: per la lotta ai “ribelli” vale il principio della responsabilità collettiva”.

(da: Sergio Lepri, 1943, Cronache di un anno, 16 febbraio).

 

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