Quo vadis Europa 2020? primi bilanci degli incontri alla Sapienza

Quo vadis Europa 2020? E’ possibile cominciare a trarre alcune risposte in vista del seminario del 24 gennaio al CNR che concluderà il ciclo di incontri di formazione all’Europa organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Economia e Diritto,  il  Dottorato di Ricerca in “Diritto Pubblico, Comparato e Internazionale” , della prima Cattedra di Istituzioni di diritto pubblico, il Dipartimento di Storia Medievale, il Dottorato di “Storia dell’Europa” del Dipartimento Storia, Culture e Religione e il Dipartimento di Chimica.

A conclusione del Modulo “Quo vadis Europa 2020?” abbiamo posto in evidenza il ruolo della Moneta Unica indispensabile in un Mercato Unico con le sue iniziali quattro libertà, ma strumento, come la politica fiscale, della politica economica con il naturale approdo ad una sovranità Europea, capace di dare una politica all’Unione Europea, in un contesto internazionale sempre più “guerriero”, dove le Organizzazioni internazionali, sede di dialogo, devono anch’esse aprirsi  a regole più democratiche. Dal FMI al G.20, non tralasciando il G7 e l’OSCE, richiamiamo l’attenzione e le sensibilità, affinché la memoria non trascuri l’esaltante cammino di pace dalle Comunità Europee all’Unione Europea.

Un cammino di progresso e civiltà, dovuto ad una scelta politica di Stati Nazione che dopo due guerre mondiali avevano messo assieme il Carbone e l’Acciaio e, date le conseguenze distruttive e la mancanza di cibo, avevano dato vita alla PAC. Così dalla storia, continuando abbiamo analizzato la dialettica Istituzionale e nuovi equilibri con le riforme dei Trattati dall’Atto Unico a Lisbona, nel contesto del susseguirsi degli allargamenti e senza tralasciare i Vertici o Consigli Europei con le loro conclusioni.

Storia, Istituzioni e Mercato Unico indicano la chiave di lettura con le riforme dei Fondi Strutturali ed il progetto pilota dei PIM (Programmi Integrati Mediterranei), affinché gli allargamenti fossero vissuti positivamente; Inoltre, con l’entrata in vigore del Mercato Unico, il primo gennaio del 1993, che avrebbe rafforzato le regioni centrali dell’Unione, i Fondi Strutturali sarebbero stati un sostegno allo sviluppo delle regioni periferiche o ai margini dell’Unione. Una logica di politiche di sviluppo con adeguati strumenti finanziari che continua a rendere percepibile e visibile la stella della pce che indica che l’Unione esiste e si è affermata. La Polonia non dimentichi! Così pure il Regno Unito.

Certamente, gli egoismi prevalgono ed a Nizza si sono rafforzati, il metodo intergovernativo è stato imposto, mentre la ragione suggerisce di rendere più democratico il potere d’iniziativa della Commissione e di dotare l’Unione di risorse proprie non inferiori al 3%, tenuto conto che per una stabile occupazione la crescita non deve allontanarsi dal 3%. Pertanto, proponevamo la logica del tre: richiamando il deficit al 3% di Maastricht, l’investimento in ricerca al 3% per ogni Stato membro, consapevoli che l’Euro non è solo moneta e che non è possibile svalutare per essere competitivi per chi ha condiviso la Moneta Unica.

L’alternativa prioritaria è investire in ricerca, lo ripetevamo a Bruxelles fin dagli anni novanta,. Chi non lo ha fatto continua a non essere virtuoso per deficit e debito: può anche dare la colpa all’Europa, immemore di aver deciso assieme agli altri Stati membri, mentre la soluzione democratica è di  “recuperare” i ritardi e disciplinare una  governance Europea per comprendere le diversità e dialogare in pace.

Pasquale LIno Saccà

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