Sorprendenti novità sulla madre fossile di Ostuni e del suo feto

donna-fossile-di-ostuniCi sono sorprendenti novità sui resti fossili della madre di Ostuni e del suo feto, ritrovati anni fa, nella grotta di Santa Maria di Agnano, furono ritrovati nel 1991 i resti, databili a 28.000 anni fa.  Sono il frutto di una nuova ricerca, condotta da Alessia Nava, dottoranda del Dipartimento di Biologia ambientale della Sapenza e del Servizio di bioarcheologia del Museo delle Civiltà a Roma.

Tramite un sistema non distruttivo effettuato grazie al sincrotrone Elettra, sono stati analizzati  tre dentini del feto, ciò ha permesso di individuare lo sviluppo precoce dei piccoli umani nell’era glaciale e inoltre di raccontare gli ultimi mesi di vita sofferti dalla donna, denominata dai ricercatori come Ostuni1.

Le prime analisi svolte, negli anni novanta, sullo scheletro del feto, identificato come Osb1, permisero di indicare le settimane di vita del feto, pari a 36. Il periodo esatto è stato calcolato mediante lo smalto dei denti. Vi è una mancata concordanza tra l’apparente età scheletrica e quella data dallo stesso smalto, in passato lo svillupo osseo dei feti era più rapido di quello odierno, questo è quello che dice Nava.

Donato Coppola, direttore del museo delle Civiltà preclassiche della Murgia Meridionale di Ostuni e ricercatore  dell’Università degli Studi di Bari dice: «la donna di Ostuni, alta e sui vent’anni aveva un’ossatura senza evidenze di denutrizione né segni di ferite  e giaceva in eccellente stato di conservazione, coricata sul fianco sinistro con la mano destra appoggiata sull’addome, come a proteggere il bambino. Il suo capo era decorato con canini di cervo  e 650 conchiglie forate a mano, appartenenti ad una specie di ciprea ora localmente estinta, incastonata nell’ocra rossa; anche ai polsi aveva braccialetti di conchiglie. L’acconciatura del capo è molto simile a quella della coeva Venere di Willendorf, una statuina trovata in Austria con caratteri femminili accentuati, che simboleggia la dea madre».

Lo stesso prof. Coppola, infatti, sostiene che la grotta pugliese sia un vero e proprio luogo sacro dedicato al culto della dea madre.

Rosanna Angiulli

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