Scoperto il primo esopianeta “nudo”

Scoperto il primo esopianeta “nudo”

Un nucleo planetario che si trova a 734 anni luce dalla Terra. Molto probabilmente si tratta di  un  gigante gassoso fallito, che non è riuscito a guadagnare la sua atmosfera, o l’ha addirittura persa. Si chiama TOI 849b ed orbita velocemente, in 18 ore,  intorno alla sua stella madre, così vicino che la sua superficie “sfrigola” a 1500 gradi Celsius. La scoperta, descritta in uno studio pubblicato su Nature,  è stata fatta da un gruppo internazionale di astronomi, coordinato dall’Università di Warwick, Gran Bretagna, con la collaborazione dell’Osservatorio di Torino dell’INFN, utilizzando il telescopio spaziale Tess della Nasa (Transiting Exoplanet Survey Satellite). Ulteriori osservazioni sono state fatte con Harps dell’ European Southern Observatory La Silla in Cile i cui dati hanno rivelato che l’esopianeta  ha un raggio, che è  3,4 volte quello terrestre e una massa che  è più del doppio di quella di Nettuno e 39 volte quella della Terra.  Un pianeta molto pesante,che dovrebbe avere una atmosfera importante, ma che non c’è. O quasi il gas rimasto è solo il 3.9% della sua massa. Dove è finita si chiedono gli scienziati? Ci sono diverse possibilità: la prima ipotizza che durante la sua formazione ha  aperto una lacuna (*)  nel disco protoplanetario per cui TOI 849b non ha “mangiato” abbastanza polveri e gas e questo avrebbe fermato la sua evoluzione, impedendogli di diventare un gigante gassoso. L’altra ipotesi è che TOI 849b era un gigante gassoso, ma ha perso successivamente la sua atmosfera. Le ragioni? Probabilmente, suggeriscono gli scienziati,  la sua stella avrebbe riscaldato a tal punto la sua atmosfera da spazzarla via o evaporarla; oppure, potrebbe esserci stata  una collisione con un altro pianeta gigante e, nell’impatto, l’atmosfera sarebbe  stata lanciata via nello spazio, lasciando solo il nucleo esposto. “E’ prematuro affermare, in modo definitivo,  che TOI 849b sia il nucleo di un gigante gassoso”, spiega Elisabeth Adams, astronoma al Planetary Science Institute, Somerville, Mass. “C’è ancora un’altra possibilità – aggiunge –  quella che pianeti rocciosi, o planetesimi,  continuano ad aggregarsi (merging) anche dopo che la maggior parte della nube protoplanetaria si è dissipata”.

Ma se TOI849b è stato un pianeta gigante, studiandolo, e studiando altri oggetti come lui,  aiuterà gli astronomi a conoscere come sono fatti e come si formano i nuclei di pianeti come Giove e di altri giganti. Questi nuclei sono difficili da studiare perché nascosti nel loro impenetrabile bozzolo gassoso. “Non sappiamo neppure come è il nucleo  di Giove, malgrado siano arrivate lassù le nostre sonde per studiarlo da vicino”, conferma Adams. Inoltre,  “la sottile atmosfera  osservata intorno a molti  esopianeti, potrebbe essere costituita da gas rilasciati dall’interno dello stesso pianeta. Ulteriori studi,  con futuri telescopi spaziali tecnologicamente più avanzati, dello spettro della luce stellare filtrata da quell’atmosfera,  potrebbero svelare di cosa è fatto un pianeta”, conclude la ricercatrice.

(*)vasti anelli, che appaiono come fasce separate da profondi intervalli vuoti. Queste strutture sono state individuate in molti sistemi stellari in formazione, e la spiegazione più probabile fornita dagli scienziati è che questi gap, o lacune, siano creati da pianeti giganti che stanno nascendo.

Rita Lena

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